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Roma Ottobre 2015

Era il Giugno del 2008 quando per la prima volta ho sentito parlare degli effetti micidiali prodotti sulle palme dalle larve del punteruolo rosso il Rynchophorus ferrugineus Olivier un coleottero che ( come ci informano i sue due nomi generico e specifico) porta una livrea color ruggine e un rostro ricurvo. Le sue larve che svernano sulla parte apicale (ma anche nello stipite) della palma nutrendosi con avidità del suo materiale vegetale, attaccando e distruggendo la gemma apicale (quella che fa crescere in altezza la palma) ne provocano (visto che la palma è una monocotiledone e ha solo crescita primaria senza gemme avventizie che possano rimpiazzare la distruzione della gemma apicale) la sua morte. Il primo attacco documentato a Roma si è svolto , proprio nel 2008, a spese di una Washingtonia filifera nel quartiere residenziale dei Villini al Pigneto. Da allora diversi sono stati gli articoli che ho scritto, le battaglie portate avanti, insieme al movimento dei Palmiers , del quale sono stato il creatore. Battaglie che hanno portato alla manifestazione nazionale (l’unica mai fatta in Italia) che si è svolta a Piazza Venezia Martedì 27 Aprile del 2010. Una manifestazione nella quale, come Palmiers, chiedevamo lo stato di emergenza nazionale per un epidemia “virale” partita dalla Sicilia e salita, lasciandosi alle spalle desolanti immagini di palme morte con foglie adaggiate e secche, un po’ alla volta verso il centro e poi il nord italia e la costa ligure (coste occidentali e lungomari tirrenici e coste orientali e lungomari adriatici compresi). Oltre allo stato di emergenza nazionale chiedevamo un intervento economico da parte dello Stato, un intervento economico per creare luoghi di raccolta per la distruzione (grazie a macchine speciali che triturano le parti della palma tagliata) delle palme infette e per aiutare i proprietari di palme ad affrontare questo loro piccolo dramma. Il proprietario di una palma , infatti, oltre a subire la morte della sua amata palma (spesso avuta in eredità familiare e con un età in certi casi superiore ai cento anni) subisce la beffa di doversi occupare (senza che lui sia responsabile) della rimozione delle sue parti infette , fatta a norma da ditte specializzate, con un costo proibitivo (oggi, visto che ancora la lotta obbligatoria è attiva, ma alcuni stanno chiedendo di toglierla, costa intorno ai 2000 euro a palma). Richieste alle quali da parte della stato italiano non c’è mai stata risposta. Sarà bene quindi ricordare che i governi che si sono succeduti in questi anni in Italia (e la storia ne trarrà domani le conclusioni) sono i veri responsabili della morte delle migliaia, se non milioni, di esemplari di palme (in particolare della specie Phoenix canariensis) in tutta Italia. Una strage senza precedenti che ha cambiato per sempre l’immagine della verde bellezza di alcune tra le più importanti città italiane (Palermo, Napoli, Roma etc…). Qual è la situazione attuale? Finora ancora non è stato trovato un rimedio contro il punteruolo rosso o una antagonista naturale che lo possa combattere (come è successo invece con la vespa galligena che ha attaccato tutti i Castagni italiani e che ha trovato nel Torymus sinensis un valido ed efficace metodo di cura naturale) Attualmente per ciò che riguarda , per esempio, le palme di Roma (chiamata nel passato, ma oggi non lo è più, da Fulco Pratesi, “ una città all’ombra delle palme”) dopo aver subito in questi sette anni un continuo attacco dell’azione nefasta delle larve del punteruolo, che ha portato alla morte di migliaia di palme in tutta la città, (con un cifra stimata intorno al 70 % delle sue palme, basti pensare che nella centralissima Villa Celimontana ce n’erano quasi 20 e oggi non ce n’è neanche una) la situazione odierna ci dice che tutte quelle che vengono curate (con un trattamento periodico fatto con l’aspersione in chioma con un mix di fitofarmaci, che ha un costo di 500 euro annui a palma) hanno buone possibilità di vivere, ma non appena il trattamento si dovesse interrompere quelle palme sono condannate a morte sicura. Quindi sì sono vive, ma in realtà lo sono perché sotto trattamento chimico : “ stanno bene sì, ma perché fanno la chemio”. Alcune buone notizie mi sono giunte nei mesi scorsi a proposito di spedizioni in Vietnam effettuate da un team di entomologi italiani per trovare degli antagonisti naturali che possano attaccare il coleottero nello stadio larvale. Confido nella scienza e nel fatto che presto giungeranno risultati scientifici soddisfacenti per combattere il punteruolo, ancora oggi però e anche nel passato spesso, a una situazione di emergenza (In particolare quando non c’è lo stato che interviene, per esempio dopo un terremoto) l’uomo, o meglio alcuni uomini spinti da bassi istinti, tende a rispondere all’emergenza con delle azioni di sciacallaggio. E così come nel passato ai tempi della peste milanese c’erano i monatti ( che si dividevano con chi li chiamava la metà dei beni dei pazienti colpiti dalla peste ) oggi è sempre attiva la presenza delle ditte (di giardinaggio ma non solo), che si occupano di fare interventi chimici preventivi contro il punteruolo. E se si dovesse trovare una soluzione scientifica a questo grave problema, questa significherebbe un freno d’arresto per la “nuova economia”, che oggi in Italia fattura milioni di euro, dei trattamenti chimici contro il punteruolo, una nuova economia che ha un impatto fortemente negativo sull’ambiente incidendo sulla vita di quelle specie, uccelli, insetti, che sulle palme ci abitano (o meglio ci abitavano). Riuscirà la scienza (e l’amore per la bellezza del patrimonio storico e culturale che la presenza delle palme nelle città italiane ci danno) a vincere l’interesse speculativo (quello che mira ai soli interessi personali) degli uomini? Io penso in positivo e lo spero.
Antimo Palumbo

 
Il Respiro.eu Aprile 2010
 
Sporcava. I suoi frutti rossi e talvolta qualche spata seccata cadevano nel giardino sottostante di lei, fotografa abituata a riprendere la vita dall’esterno, senza viverci dentro. Una donna sola, amareggiata probabilmente, con l’eccesivo zelo per la pulizia e l’ordine. Tutto sterile, sterilizzato forse come la sua anima ed il suo centro profondo. E la palma, essere magnifico e vegetale con più di cento anni di vita, una piattaforma per gli uccelli e le altre numerose specie di animali che da anni ci vivevano sopra ha subito il suo martirio ed è stata tagliata. Il suo tormento interiore, la sua rabbia verso il mondo ha vinto. Si è scagliata, avallata da certificazioni basate su argomentazioni fatiscenti (la palma tende a storcersi ed è diventata pericolosa) ed organizzate, su un essere secolare, che per anni ha dato vita, ossigeno e bellezza a tutti gli abitanti che gli vivevano accanto stimandola, sentendola, amandola e l’ha uccisa. Pulito, ora sarà tutto pulito e vuoto. Son bastati due uomini , uno dei quali sulla sessantina, con una motosega ed un’impalcatura metallica a far fuori in una calda mattinata di aprile la Phoenix canariensis di Via Sant’Agata dei Goti. Pulito, tra qualche giorno sarà tutto pulito , ora però la palma è ancora in piedi con il suo stipite forte e scolpito ma con la testa tagliata, la sua gemma apicale troncata e questo noi lo sappiamo significa : morte definitiva. Tutto pulito e vuoto come la sua anima fredda e tormentata. Toccherà a noi riempirla con il nostro sdegno e la nostra rabbia. In un periodo nelle quali le palme vengono decimate giorno dopo giorno da un’epidemia devastante, pretendere di tagliare ( e riuscirci) una palma sana, femmina sana e rigogliosa solo per via dei suoi piccoli datteri marroncini che una colpa hanno certo quella di sporcare il suo giardino ordinato, è un esempio da combattere : vera e propria malattia che si manifesta in’azione. Nevermore,” mai più” così ripeteva in maniera quasi ossessiva una poesia di Edgar Allan Poe, che sembra potere essere il nostro messaggio sul quale lavorare affinchè azioni del genere non siano più permesse. E bisognerà nel caso della palma tagliata in via Sant’Agata dei Goti, scartabellare le cartelle delle autorizzazioni, per capire come questo sia stato possibile.
Antimo Palumbo

Il Respiro.eu Marzo 2010

Nel lontano 1995 Fulco Pratesi in un articolo uscito sul Corriere della Sera il 1 Marzo dal  titolo “La città all’ombra delle palme” si chiedeva: “Quale potrebbe essere l’ albero simbolo di Roma? A qualcuno piacerebbe sostenere il leccio, la quercia sempreverde che copriva il colle scelto da Romolo per fondare l’ Urbe, in contrasto con il fratello Remo che avrebbe preferito il corbezzolo. E di lecci infatti a Roma c’ e’ n’e’ vera dovizia. Un’ altra ipotesi potrebbe essere il pino domestico che incorona viali e colli, parchi e giardini con la sua chioma a ombrello. O il cipresso. Ma, se vogliamo, l’ essenza che piu’ colpisce i turisti stranieri, testimoniando del clima ottimo che in citta’ si gode, e’ la palma.”
Rileggiamo e sottolineamo quest’ultimo passaggio : l’essenza che più colpisce i turisti stranieri. Ma vi rendete conto di quanto sia importante questo passaggio? La palma, l’albero simbolo di Roma secondo Fulco Pratesi , un patrimonio culturale (mai considerato tale però dai Beni culturali, sic) devastato da un’epidemia in continua espansione (che ha fatto dire al Servizio Giardini “non vi preoccupate è tutto sotto controllo solo l’1 % delle nostre palme è stato colpito” mentre invece solo a Villa Celimontana ne sono state tagliate 19) che sta scomparendo a vista d’occhio con un grave danno sul patrimonio non solo culturale ma anche turistico della nostra città (pensate che il danno provocato dal punteruolo rosso che ha ucciso 11.700 palme e infettato 30.000 unità secondo un’interrogazione parlamentare delle due Senatrici del PD Anna Maria Serafini e Colomba Mongiello è stato stimato a circa un miliardo di Euro). Ma la città che vide l’espansione dei due gemelli cresciuti da Rea Silvia non ha come solo male e deterrente per i turisti ( che anno dopo anno preferiscono passare le loro vacanze in città più fresche e vivibili) l’epidemia che le sta distruggendo l’albero che finora l’ha rappresentata nel mondo (almeno secondo quello che scrive uno dei suoi più illustri abitanti) ma anche la qualità del suo ambiente e del suo clima. Vi sarete resi forse conto che quest’anno a Luglio e Agosto Roma è diventata una città invivibile nei suoi esterni nelle ore diurne e per che per le strutture ricettive turistiche della capitale il periodo estivo è passato da alta stagione a bassa stagione? I responsabili della nostra città e del nostro clima non si rendono conto di quello che stanno combinando alla citta eterna, meta privilegiata dei turisti di tutto il mondo? Ci vuole poco a pensare che ,come succede nella maggior parte delle metropoli di tutto il mondo, per migliorare la qualità dell’aria e del clima bisogna riforestare le città e non battere record di potature (record poi avallati da manifesti pubblicitari). E la riforestazione avviene sappiamo non attraverso gli alberelli stantii e abbandonati a se stessi.( Passate per esempio in via Santa Croce in Gerusalemme dove qualche anno fa sono stati piantati dei bellissimi e costosissimi esemplari di Morus alba fruitless e guardate in quali condizioni si trovano. Da allora non hanno mai subito cure, vivono abbandonati a se stessi con rami pendenti e dondolanti. C’è n’è uno nei pressi dell’incrocio con via Statilia che si è piegato completamente con la chioma appesantita che gravita sulle macchine vicine e mostra i segni della sua marchiatura numerata (incomprensibile e barbara) del chiodo con cartellino numerato che si sta facendo su tutti gli alberi di Roma, dove dal chiodo arrugginito in un albero che non ne può più di esistere in quelle condizioni fuoriesce come una ferita aperta della linfa vitale liquida e gommosa.) La riforestazione lo dice il nome stesso è fatta di foglie, chiome, rami. Gli amministratori della nostra città stanno facendo dei danni (dei quali pochi sono consapevoli) di immensa portata. Forse dovremmo anche noi aspettare un nuovo Abbado per far comprendere a questa amministrazione che la sua politica degli alberi va contro i cittadini, il commercio e la ricchezza della nostra città?
Intanto leggetevi il bellissimo articolo di Fulco Pratesi
http://archiviostorico.corriere.it/1995/marzo/01/citta_all_ombra_delle_palme_co_10_9503014386.shtml
un articolo scritto quindici anni fa ma che sembra appartenga alla preistoria. Una pre historia quindi di una città dove anche il Verde Storico (vedi Villa Celimontana, Villa Sciarra e Villa Pamphilj ) si sta sbiadendo giorno dopo giorno, e perdendo la sua historia , probabilmente perchè i suoi amministratori sono più concentrati a disegnare circuiti di formula 1 che leggere libri di storia. E leggere noi lo sappiamo serve a conoscere e conoscere serve a migliorare la qualità della nostra vita e di quella delle generazioni future.

Antimo Palumbo

Il Respiro.eu Marzo 2010

A Roma si iniziano a fare i conti delle palme colpite dall’epidemia del punteruolo rosso e se i dati della Sicilia sono drammatici : 11.700 palme morte e infettate 30.000 unità, quelli della capitale non sono da meno con una  progressione  che registra giorno dopo giorno un drammatico aumento. Scomparse tutte le palme ai Villini al Pigneto , senza che (così sembra) nessuno se ne sia accorto, 39 sono morte e state tagliate in via della Musica all’Eur, una via di Roma circondata ai due lati di palme che per la sua bellezza era l’unica che ricordava Beverly Hills , 19 addirittura quelle morte e tagliate a Villa Celimontana. Centinaia colpite sono state già  rimosse mentre altre fanno ancora sfoggio della loro macabra chioma secca e adaggiata. Quartieri storici, Testaccio, Centocelle, Montesacro colpiti e affondati usando una terminologia da battaglia navale. Allo  spirito di rassegnazione avallato anche dai giornali e dai media sono però arrivate nuove risposte. Intanto  la nascita dei Palmiers (al quale sto collaborando attivamente ) un movimento al quale stanno partecipando coloro che pensano che salvare palme secolari che caratterizzano il paesaggio italiano sia esigenza primaria sulla quale investire risorse ed interventi a livello nazionale e governativo (sul quale potete saperne di più al blog http://salviamolepalme.blogspot.com)  e che porterà ad una manifestazione per Sabato 10 Aprile  per richiedere al Governo italiano lo stato di emergenza nazionale. Un governo che per preservare un bene paesaggistico culturale e ambientale (paradossale è il fatto che da parte del Ministero dei beni culturali su questo argomento da sempre non ci sia mai stato un intervento e la voce palma non rientri in un bene culturale) dovrà assolutamente andare verso i proprietari (la maggior parte delle palme non sono quelle pubbliche ma quelle private ) per modificare l’articolo 11 del  Decreto del 9 Novembre 2007  promulgato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che regola in Italia la legislazione dell’attacco del punteruolo rosso alle palme e che dice : 1 le misure obbligatorie derivanti dal decreto sono a cura e spese dei proprietari o conduttori., a qualsiasi titolo, dei luoghi ove sono presenti piante sensibili 2. Le regioni al fine di prevenire gravi danni per l’economia per l’ambiente e per il paesaggio possono stabilire interventi di sostegno connessi all’attuazione del presente provvedimento. Un articolo che sembra stato scritto secondo l’iniquo  principio “cornuti e mazziati ” Per quale motivo infatti il proprietario deve essere responsabile di un epidemia che non nasce da una sua (usando un gioco di parole) benché minima responsabilità? Solo perché è proprietario? Se io ad un incrocio passo con il rosso o parcheggio in seconda fila o divieto di sosta sono responsabile e quindi giustamente posso ( e devo) essere multato, ma che colpa ha un proprietario di una palma piantata dai suoi genitori e in vita da più di cinquant’anni che una mattina si sveglia  e scopre (perché magari glielo ha detto il vicino più informato) che la sua cara e amata palma è spacciata e per rimuoverla deve spendere 1300 euro? Non sarebbe assurdo e beffardo per dei cittadini che subiscono i danni di una calamità (della quale non sono responsabili) come quella di un terremoto obbligarli a cura e spese dei proprietari e conduttori a rimuovere da soli le macerie ( o con personale specializzato) e poi ricostruirsi la casa? Ah ma qualcuno direbbe quelle sono piante, “che ce ne frega se muoiono ne ripiantiamo delle altre” gli uomini sono altra cosa. Però sempre nello stesso articolo si legge che tale epidemia potrebbe causare gravi danni per l’economia per l’ambiente e per il paesaggio e si delega questa prevenzione alle Regioni. Ecco la prevenzione non è più necessaria perché l’epidemia è sfuggita al controllo e la devastante azione del punteruolo rosso sta trasformando per sempre il nostro paesaggio con gravi ripercussione sull’immagine della nostra nazione del mondo. Non basterebbero forse questi elementi per decretare lo stato di emergenza naturale e far si che il Governo Italiano (non le Regioni sempre più bisognose di risorse economiche) intervenga con stanziamenti di fondi, un responsabile che si occupi di coordinare tutte le forse attualmente in campo a livello locale e con delle azioni che servano a contenere l’attuale irrefrenabile aumento della popolazione dei coleottori nella zone cosiddette sensibili quali : prezzi calmierati degli interventi (di smaltimento e prevenzione) o agevolazioni fiscali per i proprietari per questi interventi? Tutto dipende da che posto nelle priorità degli italiani si trova (e si troverà nei prossimi mesi) l’argomento palme. Se la maggioranza delle persone si farà convincere dall’opinione diffusa dalla maggior parte dei media che tutto quello che poteva essere fatto è stato fatto e il coleottero e talmente potente che non possiamo fare più niente (e noi, ma anche la maggior parte dei tecnici italiani che hanno avuto a che fare con il punteruolo sanno che non è così) l’epidemia nei prossimi anni diventerà strage, visto che dopo che il coleottero avrà attaccato le Phoenix canariensis si organizzerà per attaccare le altre palme in particolare le Washingtonie e le Chamaerops.

Antimo Palumbo

Penelope va alla guerra Febbraio 2010

“Un pezzo con i fiori di zucca…si si,va bene… aperta lasciala aperta”  Le frasi introduttive al rito della pizza dal pizzettiere di Piazza Santa Maria Ausiliatrice a Testaccio . Il centro vitale e storico della Roma popolare, la tradizione familiare fatta di gioia e dolori :  la grande magica Roma e  i ricordi dei fratelli cresciuti che ora dietro il banco sono intenti a tagliare e pesare pizza e  vendere vita e passione. A pochi passi, ai confini della piazza,  e proprio vicino alla Chiesa vivevano da più di cinquant’anni due palme delle Canarie. Phoenix questo il loro nome botanico, un nome  dedicato all’araba fenice, un uccello magico e misterioso la cui proprietà principale era quella di risorgere dalle proprie  ceneri dopo aver vissuto per 500 anni. Sulla sua storia ci viene in aiuto wikipedia : “La fenice o araba fenice ,  phoenix in latino, una volta che  sentiva sopraggiungere la  morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma. Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo. Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l’incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme  che,  per via della cannella e della mirra che bruciano, era  spesso accompagnata da un gradevole profumo mentre cantava una canzone di rara bellezza. Dal cumulo di cenere emergeva poi una piccola larva (o un uovo), che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova fenice nell’arco di tre giorni  dopodiché la nuova Fenice, giovane e potente, volava ad Heliopolis e si posava sopra l’albero sacro”. Due palme che tra qualche tempo verranno tagliate e rimosse, scomparendo così dalla nostra memoria e dalla storia di Roma, perché colpite dal flagello del punteruolo rosso. Un insetto distruttivo e vorace, un coleottero, della famiglia dei Curculionidi , che  nel gergo tecnico internazionale viene definito dalla sigla RPW ( Red Pal Weevil ovvero Curcolionide Rosso delle palme)  la cui terribile e devastante diffusione è stata permessa dalla disgraziata voracità degli uomini per il guadagno e per i soldi ( e se gli insetti attaccano il cuore tenero e vitale della palma divorandolo e distruggendolo probabilmente così sarebbe già successo alla Terra per la voracità umana  se nel tempo non ci fossero stati leggi e controlli). Uomini da sempre detentori dell’antropocentrismo, una qualità o forse meglio un’idea,   che stabilisce  da sempre la sua superiorità sulla natura, una natura d sottomettere e addomesticare ai suoi bisogni e alle sue necessità. Buona la pizza, calda con la mozzarella che si scioglie e mentre assaporo il gusto di una delizia romana provo, lì davanti al bancone di vetro, a lanciare  l’argomento sulla salute delle due palme attaccate. Intervisto, chiedo notizie per recuperare pezzi della loro storia. Erano bambini e giocavano nella piazza i due fratelli pizzettieri e le palme già esistevano e spandevano ombra e bellezza nelle calde giornate d’estate. Giornate calde,  ma ventilate,  pomeriggi pigri passati in luoghi riparati e chioschi di grattachecche  dolci e dissetanti,  vissuti in una città nella quale la parola “condizionatore” sembrava non dovesse mai comparire. Dalle due palme cadevano poi datteri, immaturi e difficili da mangiare che lo spirito giocoso dei bambini trasformava in cibi esotici e succulenti. Si succhiavano, si assaporavano  così come le piccole piantine cresciute anch’esse dai datteri, sulla terra quando ancora i bambini usavano giocare sulla terra , leccornie prelibate da imparare a gustare. Ma dura poco l’argomento, la morte di palme con più di cinquant’anni di vita, un pezzo di storia vissuta, di immaginario del nostro paesaggio  oggi non fa più notizia. Ci siamo abituati a tutto. Si va sempre di corsa, ci sono le scadenze delle cose da pagare, i saldi le promozioni. Poi ci sono i politici da demonizzare i Berlusconi, i Brunetta sui quali sparlare, le primarie, le Regionali le Polverini che indossano Rolex da 3000 euro che in una notte scompaiono. Tutto questo manovrato ed elaborato dagli strumenti mediatici: le televisioni, i giornali. Un’epidemia, una peste che sta flagellando le palme, un evento partito da lontano ma che nella sua drammaticità  interessa soltanto il nostro Paese, (a Miami il punteruolo rosso non c’è , come mai?) e che nel giro di qualche anno farà fuori tutte le palme antiche presenti nel nostro territorio. Cosa sarà Piazza di Spagna senza le sue palme o Bordighera scelta dalla Regina Margherita che amava le palme perché “vivono in un’aria salubre”? Con che faccia e con sentimento potremmo partecipare e festeggiare la domenica delle palme (che da qualche tempo forse con fare premonitorio si è già occupata di trasformare nella distribuzione domenicale le palme con ramoscelli di olivo,  una trasformazione che anche se serviva a salvare le palme è senz’altro paradossale). E cosa risponderemo quando i nostri nipoti diranno “Nonno ma quando le palme di Roma stavano scomparendo, tu dove stavi. Cosa facevi? Perché nessuno ha fatto niente affinché questo non succedesse? La sinistra che ha fatto? Non dovrebbe forse uno di sinistra occuparsi del benessere del verde cittadino? Erano forse presi da problemi più gravi? Sai sono stato la settimana scorsa alla Biblioteca Nazionale  ed ho visto un bellissimo libro di foto di Roma. Doveva essere molto bella allora la città con tutte quelle palme. Peccato non poterla rivedere e vivere oggi” Ecco quando succederà tutto questo forse saremo in una città diversa, una città nella quale non ci sarà più memoria, se non per le loro responsabilità,  per nomi come Alemanno, De Lillo, , Vallorosi, Burini. (nell’ordine il sindaco, l’assessore all’Ambiente, il direttore del Servizio Giardini, il responsabile delle alberate), una città con un paesaggio modificato e diverso e senza palme. Le Phoenix canariensis saranno un ricordo degli anziani legate forse al sentimento di un’umanità  e cultura nella quale i bambini giocavano con la terra, gli alberi davano ombra e frutti e la parola sicurezza (c’è forse società più insicura di quella che vende sicurezza?) non era il punto di riferimento per occuparsi della bellezza e della salute della propria città. Esco dalla pizzeria, vado verso le due palme colpite. Mi avvicino le tocco, vedo la loro chioma adaggiata e appiattita, nella piazza scorre acqua da una doppia fontana, la vita scorre e fa festa. Mi appoggio allo stipite di una palma, chiudo gli occhi per un attimo, sento i suoi lamenti, il suo chiedere aiuto, e visualizzo, pondero, entro in contatto.. No, non può essere. Non può essere che tutti siano indifferenti. Non può essere che gli uomini abbiano deciso di far scomparire per sempre le palme dalle nostre città. Qualcuno può sentire oltre me questa necessità che si fa sempre più profonda. Qualcuno può sentire e capire che noi umani possiamo fare qualcosa. Dobbiamo farlo. E se lo faremo in tanti, i tanti  diventeranno massa e la massa diventerà forza, una forza per salvare le palme. Oggi, adesso, qui. Sono  opachi e offuscati i vetri del supermercato Pam , mentre le vetrine del Teatro Vittoria pubblicizzano l’ultimo fantasmagorico  spettacolo , la posta all’angolo ci informa  invece che la vitalità di un quartiere è sempre più in fermento, i pensieri si assommano e così la speranza, c’è anche il tempo e la voglia per un altro pezzo di pizza, forse la gradirebbe anche l’araba fenice.

Antimo Palumbo

Viavai Febbraio 2010

Attualmente l’epidemia del punteruolo rosso in Italia è fuori controllo. Partita dalla Sicilia è lentamente risalita lungo l’Italia ha lasciato dietro di se una devastante distruzione di palme (in particolar modo Phoenix canariensis, però può colpire anche le Washingtonia e ci sono stati casi riportati su Chamaerops humilis) . Diverse sono (e su più fronti) le forze in campo che si stanno confrontando sui diversi possibili rimedi per arrestare questo flagello che giunge al massimo della sua azione  nei periodi caldi (dalla primavera all’estate) però mai finora c’è stato un coordinamento nazionale e tantomeno una richiesta di emergenza nazionale accettata da parte dello Stato Italiano. C’è stata una richiesta in tal senso in Sicilia all’inizio di quest’anno da parte dell’ Assessore regionale alla Presidenza e alla Protezione civile, Giovanni Ilarda, e dall’Assessore Regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via ma che non ha avuto risposta. Penso che per debellare l’epidemia del Rhynchophorus ferrugineus i danni dei quali sempre secondo le parole di Ilarda e La Viasono di natura paesaggistica e ambientale, ma non si possono trascurare i rischi per la collettività collegati alla cadute delle chiome, né i rilevanti danni economici per le imprese del settore e per l’intera collettività”. sia necessaria un’immediata chiave di svolta all’approccio avvenuto finora. Dopo essere sfuggita di mano ai legislatori che avrebbero dovuto tenerla sotto controllo  (una disattenzione che si è avuta a tutti i livelli dai più alti , quelli della Comunità Europea, a quelli intermedi del Ministero delle Politiche Agricole e  a quelli più bassi dei Servizi Fitosanitari Regionali) e che non hanno fatto nient’altro che delegare tutta la responsabilità del problema ai  privati (i quali nella maggior parte dei casi  piuttosto che attenersi alle norme prescritte di rimozione effettuate da personale specializzato – che prevedono dei costi elevati – hanno preferito risparmiare affidando queste operazioni a giardinieri o personale improvvisato, ma senz’altro meno costoso e che così hanno permesso che il curculionide killer volasse al momento del taglio,   o dopo l’abbandono dei residui della palma tagliata abbandonati in discariche abusive, per andare a colonizzare le palme adiacenti e permettendo l’attuale devastante diffusione dell’epidemia) oggi ci dobbiamo confrontare sui  tre aspetti nei quali gli sviluppi alla soluzione dell’epidemia sembra si siano arenati : 1- l’incertezza su quali mezzi di prevenzione attuare( non c’è ancora oggi infatti un metodo sicuro da attuare ed autorizzato, l’uso che si sta facendo di prodotti chimici attraverso l’endoterapia, una pratica, che consiste nell’iniettare alla base dello stipite della palma un insetticida,  un intervento con durata parziale (quattro mesi) e che quindi va ripetuto senza dare garanzie sicure sull’effettiva efficacia del trattamento); 2 – lo spirito di rassegnazione avallato anche dai giornali e dai media (per la serie,  ormai abbiamo perso: “ le palme scompariranno che importa? Ci sono problemi più importanti” ); 3 – la nuova e fiorente possibilità di guadagno (si è aperto un vero e proprio nuovo mercato)  per le ditte che se ne stanno occupando, (una intervento di endoterapia  va dai 200 euro a palma mentre la rimozione delle palme colpite, si aggira dai 1000 ai 1200 euro a palma). Se non ci sarà un intervento centrale a livello nazionale, con un intervento deciso ed immediato da parte del Governo assisteremo a breve, con rabbia e sdegno di tutti,   alla scomparsa delle grandi palme con oltre cinquant’anni di vita, parti fondanti del paesaggio italiano, dalle nostre città . Per questo è necessario trasferire la soluzione del problema da una visione locale ad una visione nazionale. L’intervento del  Governo Italiano dovrà concretizzarsi con la realizzazione della : dichiarazione dello stato di emergenza nazionale; l’ attuazione di  un Commissario Straordinario che si occupi di coordinare tutte le forze scientifiche in campo (nuove tecnologie, sperimentazioni, uso e pratica delle trappole massali, etc…) e un intervento economico da parte dello stesso Stato , con un portafoglio e una sede da assegnare al Commissario (magari anche con la possibilità di coinvolgere nell’azione di censimento delle palme anche forme di volontariato o la Protezione Civile)  e di iniziative pratiche, economiche e fiscali atte a: 1-  Favorire i proprietari di palme nella rimozione delle palme colpite; 2 – Stabilire un albo delle ditte che si occupano della rimozione con un listino calmierato delle prestazioni 3 – Aumento dei  centri di raccolta (con un’informazione capillare sul loro numero, oggi inconsistente , a Roma non ce n’è neanche uno,  e la loro esatta ubicazione)  per la distruzione (a norma) dei materiali infestati deve avvenire con un idoneo trattamento termico o con triturazione meccanica.  Su questo argomento torneremo senz’altro a parlare nei prossimi numeri di Viavai.

Antimo Palumbo

Viavai Gennaio 2010

“Prossima svolta  a destra, Via Manfredonia, angolo via Prenestina”. Se  uno straniero, o abitante di un’altra città italiana,  che  si trovasse in macchina dalle parti del quartiere Quarticciolo, dovesse fidarsi delle istruzioni che compaiono sul video del suo navigatore satellitare  ragionevoli dubbi avrebbe  sul fatto di essere a Roma. Una città dove la qualità del verde e la cura degli alberi sembra essere al primo posto nelle attenzioni degli amministratori. Roma: la città che ha ospitato l’11 Dicembre di quest’anno un importante convegno sulla stabilità degli alberi organizzato dalla S.I.A. (Società Italiana di Arboricoltura) con Chris Mattheck l’inventore del VTA (Visual Tree Assesment) il sistema per valutare la sicurezza degli alberi in città , un convegno della durata di due giorni :il primo riservato agli addetti ai lavori (alla modica cifra di 150 euro, 80 per i soci S.I.A. sul perché di questa cifra mi è stato fatto notare che nel prezzo era compreso anche un buffet) e il secondo agli operatori del Servizio Giardini per il quale Mattheck secondo quello scritto da un comunicato stampa ufficiale dell’Assessorato all’Ambiente: dopo aver tenuto un importante Corso di Formazione e aggiornamento ha speso parole di apprezzamento per l’elevata qualità dei tecnici del Servizio Giardini che in questi mesi hanno svolto un enorme lavoro prima con dati record nelle potature e poi con le operazioni di ripiantumazione. Lavori eseguiti sempre seguendo precisi e rigorosi criteri scientifici”. Ma noi sappiamo che difficilmente i navigatori satellitari si sbagliano e passando per via Manfredonia  l’osservatore straniero commenterebbe stupito “Non ci posso credere , è possibile che si possa vedere questo? Si siamo a Roma,  non in una città troglodita dei continenti sperduti. Ma chi scrive questi comunicati di che città sta parlando?” E  così una città sulla carta apparentemente perfetta ordinata e sicura dove tutto avviene secondo “precisi e rigorosi criteri scientifici” si scontra con una realtà dai contorni devastanti e tristi per ciò che riguarda la cura degli alberi che non può provocare in chi la guarda rabbia e necessità e volontà di cambiare. Appena si gira dalla Prenestina e si entra in via Manfredonia si assiste infatti al raccapricciante spettacolo di un intervento di capitozzatura effettuato su dei platani (quattro in una piazza) ma anche altri nei palazzi adiacenti e di una potatura radicale su un cedro, diventato una chimera botanica dopo che gli sono stati tolti tutti i rami e lasciati con una punta appiattita  e che un botanico distratto potrebbe confondere con un albero di un genere diverso. Andando più avanti lo spettacolo diventa ancora più sconvolgente quando sulla sinistra ci si presenta alla vista  (in un giardino di uno dei lotti del Quarticciolo) una palma (Phoenix canariensis) colpita dal punteruolo rosso con molti rami caduti a terra, abbandonati a loro stessi ormai da più di un mese con centinaia di bozzoli del pericoloso insetto che sta distruggendo le palme di Roma (che andrebbero immediatamente rimossi secondo norme stabilite dal servizio fitosanitario della Regione Lazio) , a portata dei bambini che li usano giocandoci a calcio. Altro comunicato stampa , un  comunicato ufficiale dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Roma uscito sul Corriere della Sera “Punteruolo rosso, epidemia? Non ci riguarda. Delle 4000 palme del Comune di Roma è stato colpito solo l’1% . Una gaffe incredibile un non voler vedere il problema, al quale dopo l’iniziale “ma io che c’entro? Mica è colpa mia?” l’Assessorato sta correndo ai ripari con l’organizzazione di un prossimo convegno scientifico, visto che l’epidemia avanza a ritmi impressionanti. (Sul punteruolo rosso – del quale abbiamo già parlato seguendo anche la  devastazione avvenuta nella zona dei Villini dove ne sono rimaste solo due – parleremo nei prossimi numeri, come anticipo ricordo l’organizzazione di una  manifestazione che sto organizzando per la seconda metà di Febbraio per coinvolgere attivamente il Governo ad intervenire per “salvare il salvabile” Per seguire gli sviluppi c’è un gruppo su Facebook  Le palme di Roma stanno morendo, facciamo qualcosa per fermare l’epidemia” ). Due città quindi quella reale e quella dei comunicati? Punti di vista differenti, propaganda politica? Probabilmente per ciò che riguarda gli “orrori verdi” visti al Quarticciolo le responsabilità non riguardano il Servizio Giardini (lo spero vivamente) ma riguardano una ditta privata che ha eseguito le capitozzature   autorizzata da chi, come e con quali criteri per svolgere una simile azione deturpante, questo non lo sappiamo, (non si capisce perché un pergolato in un balcone del centro danneggia l’ambiente e il paesaggio storico e quindi è sanzionabile con rimozione e multe salate, mentre invece la distruzione dell’estetica e della salute – oramai quegli alberi sono spacciati- non viene considerata un  distruzione di un bene ambientale che appartiene alla fruizione estetica degli abitanti che ci vivono accanto. Ancora quanto dovrà aspettare Roma per poter avere il suo “Regolamento sulla tutela del Patrimonio arboreo pubblico e privato” nel quale comprendere e sanzionare anche simili interventi di distruzione del nostro patrimonio arboreo cittadino? ) mentre per la palma abbandonata a se stessa (con tutti i coleotteri che  hanno avuto tutto il tempo a disposizione per colonizzare tutte le palme adiacenti nel giro di diversi chilometri) le responsabilità sono del condominio della case popolari che non si è occupato di rimuovere la palma  secondo le norme predisposte dalla Regione Lazio.  Lavorare affinché lo scarto sulle due città,  quella del centro e quella della periferia, quella dei comunicati e quella reale,  nel tempo non diventi cesura sarà nostro compito per salvaguardare nel futuro l’immagine della nostra città.

Antimo Palumbo

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Viavai Dicembre 2008

Si allarga a macchia d’olio nella città e nel VI Municipio l’epidemia del Rynchophorus ferrugineus, il punteruolo rosso , un coleottero che attacca le palme (preferendo gli esemplari maschi delle Phoenix canariensis, le palme più diffuse in Italia) e che una volta che le ha scavate nella parte tenera (un lavoro compiuto dalla femmina, mentre il maschio è il colonizzatore, quello che sceglie la palma) e depone le uova (circa 300) , all’interno di un ciclo riproduttivo che dura dai tre ai quattro mesi con le sue larve che si nutrono del tessuto della piante,  può arrivare a distruggerla completamente. La diffusione oramai lenta ma progressiva (ne abbiamo già scritto su Viavai per il primo caso  riscontrato ai Villini in un articolo nel numero di Luglio/Agosto) è diventata emergenza in tutta la città. Ultimo caso ,ancora sotto gli occhi (è impressionante la vista della palma ormai attaccata e “spacciata” nel suo tipico portamento adaggiato , appiattita e con le foglie ingiallite che cadono verso il basso) è quello che ha colpito cinque palme (tutti maschi) nel complesso delle Suore della Misericordia in Via Alberto da Giussano. Due sono state le cause di questa diffusione, che se non si trova un rimedio immediato ( in primavera sulle palme comunali c’è stato un intervento fatto con un trattamento di endoterapia – punture di Vertimec , un insetticida che contiene Abamectina alla base della palme- del quale ancora non si conoscono gli esiti) potrebbe portare, come è già successo nel litorale pontino, alla scomparsa delle palme in città (servirebbero quindi per questo maggiori stanziamenti o interventi da “calamità naturale”). La prima causa è dovuta ai blandi interventi che sono stati effettuati per contenere l’epidemia e la seconda (ben più grave) al fatto che la maggior parte dei proprietari delle palme colpite da punteruolo rosso (che secondo il Decreto Giunta Regionale 390/07 del 5 Luglio 2007, che regola lo smaltimento delle piante malate -vedi box accanto-devono “accollarsi” l’onere delle spese per la rimozione e lo smaltimento delle parti malate ) non si sono attenuti a rispettare lo smaltimento a norma secondo il decreto ( visto che la spesa per la rimozione a norma non è inferiore ai 700 euro) affidando l’operazione a “giardinieri che fanno risparmiare” e che non attenendosi alle indicazioni scrupolose contenute nel decreto, nel momento del taglio e della rimozione fanno volare i coleotteri che vanno a colonizzare (infestandole) altre palme. E’ incomprensibile come non ci sia stato e non ci sia da parte della Regione o del Comune: 1. un servizio con addetti specializzati; 2. una minima partecipazione o facilitazione alla rimozione delle palme malate (molte resti di palme sono stati trovati in discariche improvvisate in tutta Roma buttati in tutta fretta di notte) per i proprietari delle palme, già shockati per la perdita di un bene così prezioso (una palma di 60 anni vale più di 10.000 euro e a differenza di un albero si può spostare con un 90 % di percentuale  di attecchimento). Le palme rimosse vanno infatti portate in discariche private certificate nelle quali subiscono un processo di triturazione  ( e per quel che ne sappiamo a Roma non ci sono, la più vicina è a Monterotondo). Abbiamo intervistato a questo proposito Raffaele Fabozzi, agronomo paesaggista, che da diversi anni si occupa professionalmente delle problematiche fitopatologiche e della stabilità delle piante in città, che si sta occupando dell’intervento di rimozione sulle palme di Via Alberto da Giussano, chiedendogli alcuni consigli sui comportamenti da adottare nel caso di una palma colpita da punteruolo rosso. “Diverse sono le regole alle quali attenersi : intanto evitare le potature ai limiti dello stretto necessario; controllare periodicamente lo stato e il portamento della palma. In questo controllo visivo tre sono i fattori ai quali prestare attenzione per diagnosticare la presenza del coleottero 1. l’inusuale squilibrio della chioma con asimmetria fogliare; 2. decolorazione della foglia o colore spento 3. portamento adaggiato  con le foglie cadenti verso il basso. Una volta che dalla diagnosi risulta la presenza del coleottero (in stato avanzato) la parte malata della palma va rimossa e per questo : 1. rispettare scrupolosamente le regole descritte nel DGR 309/07 ; 2. affidarsi ad agronomi e ditte specializzate alle quali richiedere la “dichiarazione da parte dell’impresa che certifichi l’osservanza delle norme di smaltimento”. Per ciò che riguarda il taglio e lo smaltimento della palma va ricordato che non è necessario eliminare tutta la pianta (un intervento che presuppone un costo maggiore) ma solo la parte malata , e cioè tutto l’apparato fogliare e parti del tronco scavate dalle larve del coleottero. E’ molto più difficile tagliare, con la motosega, il tronco di una palma (quando è ancora ricco di linfa) che quello di un albero, mentre dopo qualche mese o anno, (una volta seccato) sarà più facile rimuoverlo.”

Antimo Palumbo

 

 

 

a7Viavai Luglio/Agosto 2008

Ci siamo, l’emergenza punteruolo, che sta distruggendo le Palme di mezzo mondo è giunta anche nelle strade dei nostri municipi. In Via A. Balbi , infatti, una palma antica, sicuramente originaria del complesso storico del quartiere dei Villini dei ferrovieri (che fu inaugurato dal re il 31 Maggio del 1919, quindi potrebbe aver avuto 90 anni ) è stata attaccata (in agosto/settembre dello scorso anno)da questo vorace coleottero ed impressionante è stata passandoci accanto la vista di qualche mese fa (è stata rimossa a maggio) del suo “portamento adduggiato” e cioè : perdita dell’apice vegetativo, cima scomparsa, foglie secche e biancastre completamente appiattite. Una sintomatologia che si manifesta quando ormai l’infestazione è già in uno stato avanzato. Ma scopriamo insieme le caratteristiche di questo vorace animaletto. Il Rynchophorus ferrugineus (Olivier) è un coleottero curculionide,originario dell’Asia meridionale e della Melanesia, passato dall’Arabia all’Egitto e poi in Spagna. “Affezionato” inizialmente alla Cocos nucifera (ha distrutto intere piantagione di Palme da cocco in India) ha poi spostato i “suoi gusti” sulle Phoenix (in particolare le canariensis, le palme più diffuse in Italia) . Ama , e questo ancora gli specialisti non hanno capito perché, le palme maschio (la palma è una pianta dioica e ci sono esemplari “maschili” e “femminili”) anche se si è visto “dopo aver fatto fuori il maschio”  senza nessun problema si può attaccare alla palma femmina. E’ stato importato in Italia , probabilmente dall’Egitto, da piante infette non controllate . Ora invece ci sono passaporti da esibire  e periodi di quarantena da passare in casi sospetti di contagio. Alcuni dicono che ci possano essere stati degli untori, vivaisti senza scrupoli interessati a vendere nuove palme. I primi casi accertati in Italia si sono verificati ad Acireale nel 2000 . Veniamo alle particolarità dei suoi cicli riproduttivi . Il “conquistadores della palma” è il maschio che sceglie spesso palme già sofferenti (lesionate da potature, carenze idriche, eventi atmosferici, etc..) , può volare anche per migliaia di metri , una volta trovato il suo “habitat” giusto avverte con i suoi feromoni le femmine che arrivano in gruppo (uno dei rimedi tentati inizialmente per combatterlo: sacchetti di naftalina da mettere nei rami, serviva a confondere queste comunicazioni tra maschio e femmina, solo che per la tossicità della naftalina sulla pianta è oramai sconsigliata). L’accoppiamento può durare 25/30 giorni e ad ogni “unione” la femmina può deporre 10/15 uova per un totale di 300 uova ad accoppiamento. La femmina poi scava con il rostro la parte tenera della palma (alla base delle foglie e dei germogli, nelle ferite da potature) per infiggere dentro le uova. Dopo 3 giorni le uova si aprono e le larve cominciano a nutrirsi a spese dei tessuti del fusto e la svuotano un po’ alla volta, sviluppando un forte odore di vino in putrefazione (il punteruolo non resiste sotto i 4 ° C ma nella fase di fermentazione può resistere a temperature oltre i 50 ° C ). Le larve arrivano a maturità in 96 giorni, a questo punto cessano di alimentarsi , producono un bozzolo ed entrano nella fase “pupale” che può durare dai 13 ai 50 giorni. Quindi, ispezionando una palma,  3 sono “gli elementi da ricercare” : 1. il coleottero (ha un  colore che va dal ruggine al marrone rossastro con striature nere  di forma e numero e la lunghezza di 4 centimetri ) 2. le uova 3. i bozzoli. Adesso che sappiamo tutto sulla sua storia dobbiamo chiederci “che fare per prevenirlo e sconfiggerlo? Attualmente ancora non ci sono delle linee chiare e precise di intervento e si tende ancora a “brancolare nel buio” . Attenzione, comunque , perché luglio/agosto/settembre sono i mesi nei quali la sua attività e al suo massimo. Questi i possibili interventi consigliati : 1) Prevenzione : non tagliare e tanto meno potare le palme. Controllare lo stato e la cima della palma. La vibrazione della motosega potrebbe far scappare i coleotteri in azioni sulle palme adiacenti (questa finora è stata la principale causa di contagio) 2. Lotta biologica, sono state messe in azione in diverse città delle trappole biologiche a feromoni maschili che attraggono le femmine che rimangono incollate, ma l’aspetto negativo di questa “tattica” è quella di aumentare il flusso delle femmine colonizzatrici, Si stanno studiando invece la possibilità di utilizzare insetti/animali antagonisti . Sorprendente è l’esempio di Piazza Cavour  a Roma dove le Palme sono al sicuro dall’azione “continua ed ispettiva” dei topi che “abitano “ nella zona che ci salgono sopra e si mangiano i coleotteri. 3 ) Endoterapia a Roma e a Ostia sono in via di sperimentazione dei trattamenti con insetticidi (Vertimec a base di Abamectina) iniettati alla base della palma che sembrano stiano dando dei buoni risultati e così l’uso di un ricostituente fogliare il  Glucophoenix  da spruzzare sulla corona della palma dall’alto. Se molti addetti ai lavori sono in azione in questo periodo alla affannosa ricerca di risultati duraturi soddisfacenti nessuno però si è mai chiesto quali  possano essere state le cause all’insorgere di questa epidemia.  Se la regina Margherita e i Savoia hanno colonizzato prima Bordighera e poi Roma con le palme perché l’associavano all’aria buona e salutare,  bisognerà chiedersi se per caso non sia cambiato qualcosa nell’aria, inquinamento, estate torride e tropicali, elettrosmog : quanto le onde radio fanno male alle palme?  Staremo a vedere con attenzione i futuri sviluppi. Intanto ricordiamo anche i numeri del Servizio Fitosanitario Regionale  per segnalare avvistamenti e informazioni su eventuali infestazioni : fax 516.86.828 Tel. 516.84.047 – 516.86.827-516.86.821

Antimo Palumbo

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