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img_2591Viavai Gennaio 2008

Fa piacere quando si vedono realizzate , in tutto o in parte, (spesso casualmente o profeticamente…)  le attenzioni e le richieste proposte su Viavai  in questi articoli dedicati alla cura, al rispetto degli alberi e alla promozione della loro cultura. Abbiamo notato nei mesi scorsi l’intervento di potatura sul  pioppo bianco di Via De Dominicis  (articolo di Ottobre 2007 “ Il pioppo bianco del cavolo ucciso due volte”) un intervento un tantino radicale ( per la serie : poco personale, ovvero pochi soldi per andare dal barbiere e quindi capelli lunghi e incolti e quando intervengo lo faccio con un taglio “a zero” così il prossimo lo posso rifare tra due anni) ma pur sempre un intervento rispetto al degrado e all’abbandono totale di qualche tempo fa. Una bella notizia e positiva (annunciata due giorni dopo che avevo scritto l’articolo del numero scorso “Vedrete l’ontano lontano) invece quella che proviene dall’Eur dove per far posto alla “Nuvola di Fuksas”  era necessario rimuovere 140 alberi (Tilia cordata e Platanus orientalis) dall’età di cinquant’anni e tutti in ottima salute. E piuttosto che tagliarli e ripiantumarne piccoli come succede secondo la “pratica standard” dei lavori in città  ( è quello che è successo per esempio per i lavori della Linea C della Metro) la Società Eur Spa ha deciso di spendere dei soldi, tanti,   per trapiantare i 140 alberi da Viale Europa  nei due parchi nelle immediate vicinanze : il Parco Campanile sito in Via Achille Campanile (zona Cecchignola); e il  Parco dei Cedri Via Maestrini (zona Spinaceto). Questo intervento non improvvisato è frutto  della  tecnologia e alla professionalità della società Grandi Trapianti di Milano ( per questo un intervento costoso , ma come scrivevo nell’articolo di Dicembre perché il Comune non investe in questo senso acquistando macchine e tecnologie?)  che ha realizzato il complicato trapianto  con l’intervento con due macchine Opitz, uniche in Europa in grado di poter spostare in modo autonomo piante di queste importanti dimensioni, inoltre garantendo per tre anni la manutenzione e la cura affinché l’attecchimento e la crescita siano tenute costantemente sotto controllo. Le macchine da trapianto di alberi  dall’azienda Opitz- Optimal sono prodotte in Germania. e  consentono in unica “soluzione” (cioè con una sola macchina e nello stesso tempo) di effettuare la zollattura (preservazione del pane di terra che contiene l’apparato radicale) della pianta ed in sequenza l’espianto, il trasporto ed il reimpianto nel nuovo sito, evitando così i tempi lunghi fuori terra dell’apparto radicale e magari la rottura dello stesso limitando quindi danni e stress biologici ai soggetti arborei interessati dallo spostamento aumentandone il potenziale di riuscita dell’attecchimento della pianta.
Molti hanno criticato ( o criticheranno) questo intervento affermando che sia uno  “sperpero di soldi ” visto che “probabilmente “ una percentuale di questi alberi  non attecchirà,  ma provarci, lavorarci, creare dei precedenti per salvare grandi alberi (dal valore ecologico inestimabile, sappiamo che ciò che riguarda la quantità di ossigeno per rimpiazzare un albero dal tronco di 77 centimetri ce ne vorrebbero 70 piccoli dal tronco di 10 centimetri)  con una manutenzione e una tecnologia sperimentata, ed esistente in tutto il mondo,  significa iniziare a tracciare un nuovo corso per la  storia degli alberi di Roma. Tornando  invece agli “ strani argomenti”  ( straniare per sorridere e riflettere) che riguardano gli  alberi che ci vivono accanto in città . Segnaliamo la scoperta (avvenuta con stupore e meraviglia)  dell’ albero delle bottiglie che si trova  in via del Pergolato 69 presso il Circolo Bocciofilo Sales e sede del  Comitato di Quartiere Alessandrino. Un piccolo Prunus, innestato,  dai bianchi fiori e  deliziose prugne a maturazione,  che porta all’estremità dei suoi  lunghi rami penduli (di un brillante marrone e già ricchi di gemme) tanti piccole bottiglie di plastica riempite a metà di un liquido colorato. Una pratica abbastanza diffusa nelle campagne ( per far mantenere all’albero un aspetto pendulo) ma arricchita dalla creatività geniale   ( gli aranci servono per fare le aranciate, in questo caso l’aranciata “è gia pronta”sull’albero)  e dalla brillantezza dei colori del liquido, una decorazione che non danneggia l’albero  e rallegra la vista  e l’anima. Diversi sono gli alberi che normalmente vengono chiamati albero bottiglia. Ricordiamo il Baobab (Adansonia digitata), la Chorisia speciosa ( l’esemplare che si trova al Semenzaio si S.Sisto è uno degli alberi più belli di Roma) il Brachychiton populneus e questo per la particolarità dei loro tronchi di riempirsi d’acqua e assumere un atteggiamento a bottiglia . In questo periodo è quasi impossibile scoprire nuovi generi di alberi ( anche se ultimamente è successo con  la Wollemia nobilis) ma passando per via del Pergolato potrete credere di averne scoperto uno nuovo , unico e originale in tutta la città (un albero  che non si riproduce per seme…) l’albero delle bottiglie.

Antimo Palumbo

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Viavai Dicembre 2007

 

Mi piace giocare con la parole, in modo semplice per straniare. Straniare vuol dire uscire per un attimo dalla “normalità” che così sembra per tutti ( il tiro al piccione o il fatto di correre i 400 metri nudi in uno stadio sono state cose “normali” in periodi storici differenti) per pensare a nuove  soluzioni creative  per il periodo nel quale si vive . Il titolo di questo articolo è un gioco di parole : la stessa parola ripetuta separata da un apostrofo. Cerchiamo di capirne di più.  All’interno del complesso dei campi sportivi del Savio in via Teano vive da diversi anni (40-50? Chissà?) un albero di ontano, più esattamente Alnus cordata   l’ontano napoletano. ( così sembrerebbe dal mio riconoscimento …da profano)   Un albero storico e antico, Al-nus deriva da “vicino all’acqua”  per la caratteristica che lo contraddistingue : quella di crescere vicino ai corsi d’acqua e su terreni poveri. Con il suo legno (rosso sangue quando viene tagliato) sono state fatte le fondamenta del ponte di  Rialto a Venezia. Come ha fatto un ontano napoletano a finire in Via Teano ( ci sono tutti gli elementi per una bella poesia)  è  argomento al quale non possiamo rispondere. Quello su cui ci preme invece stimolare la riflessione e l’attenzione è che tra pochi giorni ( molto probabilmente, quando il numero di Dicembre  sarà già uscito) non avremo più occasione di vedere da vicino una “pianta ‘si rara” ( finora è l’unico ontano censito nel VI Municipio, ma se ce ne sono altri fatecelo sapere) perché per i lavori della Metro C si  sta spostando l’impianto di calcio più avanti e questo albero insieme ad altri ( tra i quali dei Cupressus arizonica) saranno abbattuti. . Bellissima la nuova piantumazione di pioppi con due platani storici a fare da maestri e guardiani: sicuramente  un nuovo piccolo spazio verde in città.  Però a  questo punto sorge una domanda “normale”. Perché  il Comune ( o chi lavora per lui, in questo caso la Società della Metro C) non ha pensato a trovare il modo per salvare l’ontano? Come? Semplice : spiantarlo e ripiantarlo.  Ma la risposta che sembra essere arrivata è : “ ma che ci frega a noi di salvare l’ontano?” La memoria e la storia sono due ingredienti fondamentali per quel ciambellone chiamato civiltà, spesso però ho l’impressione che ci si riferisca ( nella polticia che riguarda la città) solo ad una memoria storica breve ( dal 1940 in poi). Quindi torniamo un pochettino indietro nel tempo : è il direttore del Servizio Giardini di Roma Alessandro Formilli che ( in una lettera del 10 Febbraio 1876) scrive rivolgendosi all’assessore Giovanni Angelici : “… mi prendo la libertà di proporgli l’acquisto di un carro da costruirsi espressamente per il trasporto di dette piante ed altri alberi che in seguito potranno servire per ornamento delle pubbliche passeggiate… e così dopo piantato un giardino se ne vedrebbe subito l’effetto senza dover attendere molti anni come si è fatto finora..” L’acquisto di questo mezzo , un carro rudimentale per (leggete bene) spostare gli alberi fu acquistato direttamente dalla Francia in data 21 Agosto 1876. E’ forse questa una memoria troppo antica? Ora i tempi sono cambiati e con la tecnologia si sono fatti passi da giganti. Esiste una società tedesca che produce macchine per trapiantare alberi ( sito www.granditrapianti.com) . Macchine costose certo, Anche fare una metropolitana costa però è un bene utile comune. E non sono forse anche gli alberi dei beni utili comuni? Domanda da “giocatore di parole” : perché il Comune di Roma piuttosto che propagandare la piantumazione di nuovi e piccoli alberelli  dal costo di 9 milioni di Euro non pensa (anche) ad investire ( come era gia successo alla fine dell’800) per salvare alberi grandi e belli che in occasione di lavori, calamità, e eventi particolari  rischiano di essere abbattutti e scomparire per sempre dalla nostra memoria ? Ai tempi di Alessandro Formilli avremmo ancora avuto la possibilità di usufruire di un bene verde comune ( adulto e in piena salute)  e non costretti per farlo a vedere l’ontano lontano.

Antimo Palumbo 

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