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Viavai Maggio 2008

Cammino nei pressi del cantiere della metro di Via La Spezia. Strutture di plastica nascondono il cantiere. Larghi marciapiedi vuoti liberi dai piccoli e generosi ligustri che fino a prima dell’inizio degli scavi e dei lavori dell’opera in corso la Metro C , (un’opera necessaria a decongestionare il sempre più difficoltoso spostamento dei flussi di  persone in città) vivevano modestamente e con generosa passione la loro giornata, regalando ossigeno a noi umani distratti  Guarda un orizzonte più aperto, spazi più liberi. Mi rendo conto che senza alberi qualcosa è cambiato, e mi chiedo : a che servono gli alberi in città? E’ bello che stiano nei boschi, che ci siano riserve di ossigeno ,altrimenti come faremmo a respirare? . Però in città non sarebbe meglio toglierli? Non sarebbe così una città più pulita? Con una riduzione delle spese nella manutenzione e nelle spese di piantumazione?  E se poi qualcuna avesse nostalgia per avere un po’ di natura in città , gli si può dare sempre quella artificiale. Alberi finti, di plastica o materiali simili,come spesso capita di trovarne nei Centri commerciali o magari che cambiano colore a piacimento, come le palme colorate che spesso si vedono in giro in città (nei colori standard: rossa a Casalbertone; verde su un balcone del lungotevere accanto all’edificio di Bulgari). Sono stato qualche tempo fa al Centro Commerciale Roma Est e mi sono meravigliato di come la presenza di alberi  fosse un qualcosa di superfluo. Tutto al suo interno rispetta le regole del periodo in cui viviamo : luci, vetrine, piante di plastica, alti soffitti, scale mobili, masse di persone in movimento. Tutto pulito, tutto perfetto. Fuori vicino al parcheggio, forse  per un senso di colpa degli architetti costruttori ( a ricordo dei boschi che prima ricoprivano la zona) ci sono degli alberelli che visti dall’alto, da quella specie di pista di atterraggio per elicotteri che in realtà è un parcheggio ( che se ci passate alle quattro del pomeriggio di sabato si riempie di migliaia di macchina) fanno tenerezza nel vederli così sommersi da immense distese di cemento che gli verrebbe voglia di dirgli (se potessero ascoltare o avere i piedi per muoversi) ma che ci state a fare qui perché non ve ne andate? Ma non se ne vanno e nessuna sembra notarli , perché mai dovrebbero farlo. Passando invece in macchina nel tratto di Via  Conte di Carmagnola e via Alberto Da Giussano  riprendo questa riflessione sull’utilità degli alberi in città e trovo un’immediata risposta. Certo: ossigeno, ombra, termoevapotraspirazione, barriera antrumore, e frangivento e non mi pare poco però c’è anche qualcos’altro che li rende necessari : gli alberi sono belli. Si avete proprio letto giusto : belli. Passate per queste due strade e guardate questo stupendo filare di tigli che il prossimo  mese agli inizi di giugno ci delizierà del suo dolcissimo e incomparabile odore. Ma se questi filari sono belli, perché non tutti gli alberi in città lo sono? Semplice per l’azione dell’uomo. Gli uomini potano, mettono in sicurezza. Squadre di uomini , ditte in appalto con persone non propriamente competenti che non sanno come è fatto un albero. Che si ritrovano, si, ad avere la forza nelle braccia perché giovani, e quindi autorizzati a manovrare uno strumento (oramai di facile accesso, in un supermercato con 200 euro ve lo portate a casa) terribile : la motosega. Uno strumento che produce ferite, altera le formazioni originarie degli alberi, produce danni così gravi che difficilmente l’albero avrà la possibilità di recuperare. Molti di questi “giardinieri tout cour” (la maggior parte? ) sono dipendenti stagionali , molti dei quali  provenienti dai paesi dell’Est ai quali registi sapienti gli dicono “fai questo o fai quello”. E così gli alberi si imbruttiscono, si intristiscono e si ammalano. Ferite aperte con funghi patogeni che li attaccano. Scopazzi (così si chiamano le microfoglioline che crescono all’improvviso per fame da zuccheri successiva all’eccessiva potatura) inguardabili . Alberi mutilati senza dignità . Ma questo per fortuna non succede dappertutto. Nel VI Municipio un’attenta regia , un responsabile  e una squadra di soli tre giardinieri ha iniziato un nuovo modo di potare gli alberi. Un modo che si rifà agli insegnamenti di Mattheck e Shigo : i teorici della “nuova arboricoltura”. (Oltre all’alberata citata c’è via Acqua Bullicante, Via di Torpignattara e chi non ha visto la splendida fioritura dei Pyrus calleryana  varietà Chanticleer in via  Anagni?)  Un modo che recupera la bellezza degli alberi. Un consiglio ( o un obbligo per chi ci lavora e perché no per il  nuovo sindaco, magari nelle letture serali..) è la lettura del libro appena uscito “La cura dell’albero ornamentale in città” scritto da Peter Klug Blu edizioni . Un libro tecnico, scritto da un professionista degli alberi e dal quale risulta evidente che la potatura degli alberi a Roma  in città è nel complesso completamente da rivedere. Ma su questo avremo spazio e tempo per ritornarne a parlare. Spesso è facile protestare e dire no, numerosi e continue sono le grida di protesta dei cittadini inorriditi di fronte alle “potature capitozzate” .(passate davanti a Auchan e guardate che “hanno fatto” agli olmi, guardate come sono diventati brutti). Ma difficile e dire come fare e quale sia la “potatura giusta”: l’esempio di Via Alberto da Giussano mi sembra un ottima risposta. Per la serie alberi ben tenuti = alberi belli  e città più vivibile, per tutti.  Un ultima cosa : il 10 Luglio col solleone e tutti a boccheggiare provate a passare col termometro in mano in Via Pollio e in Via Alberto da Giussano e  sicuramente misurerete qualche grado di differenza.

Antimo Palumbo

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