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Alberopoli

Roma da leggere Marzo 2013

E’ tempo di Rugby e tra qualche giorno (esattamente il 16 Marzo) Roma ospiterà uno degli incontri più avvincenti del Torneo Sei Nazioni, quello tra l’Italia e l’Irlanda, una squadra che, sotto il simbolo di una pianta, il trifoglio (Trifolium repens L. per alcuni, Trifolium dubium Sibth. Trifoglio minore, per altri) familiarmente conosciuto come Shamrock, unisce due Stati differenti : l’Eire ( con capitale Dublino) che fa parte della Comunità Europea; e l’Ulster (con capitale Belfast) che invece fa parte del Regno Unito . Ed è all’Irlanda, e ai suoi contatti con la nostra città, che colleghiamo l’albero del quale ci occupiamo oggi : un mandorlo ( Prunus amygdalus Batsch o come sinonimo Prunus dulcis (Mill.) D.A. Webb) che vive da diversi anni nell’aiuola centrale di viale Mazzini, all’altezza del numero 115 , di fronte alla fermata dell’autobus e ad angolo con viale Angelico. Da qualche settimana è in corso la sua splendida fioritura, composta da fiori bianchi profumatissimi, pentameri, con riflessi rossi alla base dei petali (botanicamente il dente del petalo) richiami irresistibili per gli impollinatori, che rapidamente svaniranno lasciando il posto a foglie lanceolate dal colore verde pallido e dal margine serrato, come tutti i Prunus. Il mandorlo di Viale Mazzini è nel suo genere tra i più antichi di Roma, visto che l’esemplare in questione era preesistente alla nuova alberata di Cipressi, Cupressus sempervirens L. , che ora caratterizza tutta l’aiuola centrale della via. Confuso durante il resto dell’anno con la massa di foglie aghiformi e sempreverdi dei Cipressi, il mandorlo di viale Mazzini ci colpisce con un effetto a sorpresa strabiliante quando si presenta alla fine di febbraio con la massa bianca e carica dei suoi fiori bianchi dai quali si spande tutt’attorno (anche per alcuni centinai di metri) un dolce odore che sa di cose buone e materne (come il latte di mandorla o i dolcetti “al marzapane”). Attaccato da carie funginea probabilmente per errate potature compiute negli anni passati ( così come un altro piccolo esemplare di mandorlo che si trova sempre sull’aiuola più avanti proprio di fronte alla storica libreria Offidani, che merita senz’altro una visita, all’altezza del numero civico 81 ) ha subito l’anno scorso le drastiche conseguenze della nevicata (il peso della neve gli ha fatto crollare due grandi branche di rami). E’ oggi, quindi, un mandorlo spezzato in una sua gran parte, ma che, nonostante sia sofferente e malato, ha ancora la forza di reagire e deliziarci con la sua magnifica fioritura profumata. Un segno quest’ultimo della primavera imminente, ma anche del tempo sospeso dell’immortalità, che lega mitologicamente il mandorlo alla storia di Fillide principessa tracia e Acamante guerriero condottiero e figlio di Teseo, due amanti separati dalle avversità della guerra. Fedeli e vicini nonostante il tempo e le distanze, si danno appuntamento per vivere una vita d’amore comune al ritorno di lui dalla guerra. E’ sulla spiaggia però ( quando Fillide scrutando all’orizzonte il ritorno delle navi da Troia, scopre che tra tutte le navi tornate manca proprio quella del suo amato) che si consuma il dramma dell’impazienza. Disperata, con gli occhi pieni di lacrime, attenderà invano l’arrivo del suo amato morendo d’inedia. Acamante arriverà dopo qualche settimana e sulla spiaggia non troverà ad attenderlo la dolce fanciulla dei suoi sogni ma un albero dal tronco tortuoso e avvolgente nel quale il guerriero acheo riconoscerà Fillide la sua giovane amata (metamorfizzata per compassione da Era, la compagna di Giove). Sconsolato Acamante abbraccerà l’albero (uno dei primi esempi di tree hugger della Storia)e dai suo rami nudi spunteranno ( come per miracolo, nonostante l’inverno inoltrato) dei fiori bianchi macchiati di rosso. Ma a questo punto vi chiederete cosa c’entra il mandorlo di Viale Mazzini con l’Irlanda e con il Rugby? C’entra, c’entra rispondiamo noi, perché il suo messaggio di forza e speranza (fiorire sempre nonostante il freddo dell’inverno e le avversità della vita) è, infatti, giunto in Irlanda lo scorso anno grazie ai disegni dell’artista Ilaria Loquenzi che lo ha immortalato nella mostra “Patria interiore” presentata dal 1 al 24 Marzo a Belfast alla Golden Thread Gallery. Scelto, per l’occasione, tra cinque alberi storici e particolari della nostra città, il mandorlo di Viale Mazzini, un albero romano conosciuto da pochi, anzi pochissimi (almeno fino ad oggi, spero) è divenuto, quindi, in Irlanda, grazie al soffio culturale dell’arte, una celebrità. Un Prunus amygdalus Batsch , o Amygdalus communis L. come l’aveva chiamato Linneo nel 1753 nel suo Species Plantarum , dal cui nome botanico deriva quello della parte del cervello, l’amigdala appunto, (amygdala in latino vuol dire mandorla) deputata a regolare l’ emozione della paura : “ quando valuta uno stimolo come pericoloso, l’amigdala scatta come un sorta di grilletto neurale e reagisce inviando segnali di emergenza e tutte le parti principali del cervello; stimola il rilascio degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga”. Eccoci allora a concludere col Rugby, uno sport nel quale la paura non si affronta di certo scappando, ma buttandosi in terra avvinghiati in un pacchetto di mischia, così come sta facendo con le sue radici immerse nella terra il nostro mandorlo “irlandese” fiorito.
Antimo Palumbo

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