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img_2964Viavai Settembre 2008

Mosse studiate, caute e nascoste, preparate da tempo, come quelle di un abile giocatore di scacchi. Evitare possibili contestazioni, pseudo/ambientalisti o qualsivoglia scocciatore che possa  ostacolare lo svolgimento degli eventi e dei lavori in corso. Scegliere un giorno speciale, in un orario speciale, quando la città è vuota, Venerdì 8 Agosto. Tutti sono partiti e quelli rimasti sono davanti alla televisione  a vedere l’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino.  E poi rapidità, rapidità di esecuzione: 4 uomini, corde, gru, motoseghe. E in pochissimo tempo buttare già tutto quello che la natura ha creato in più di 45 anni nel “bosco”  di via De Dominicis  dell’ex scuola media Salvadori : pini, robinie, fichi, ailanti, cipressi e soprattutto il Pioppo Massimino. Un pioppo cipressino, Populus nigra var. italica  alto più di 25 metri, l’albero più alto e maestoso per chilometri e chilometri nella zona di Portonaccio e della Via Tiburtina, un simbolo : il simbolo di un quartiere e della sua storia. Una storia che al suo interno ha  una scuola media prefabbricata costruita, alla svelta con pannelli contenenti amianto, un isolante di cui ancora non si conosceva la sua nefasta azione cancerogena sui polmoni. Una scuola inaugurata nel 1963  e dedicata ad un eroe di altri tempi. Eroe cattolico e democristiano : Giulio Salvadori, poeta ed intellettuale di spicco che dedicò la sua vita, dopo una piccola fase di dubbio (nella quale divenne amico di D’Annunzio) al cattolicesimo . Il maestro spirituale di diversi politici democristiani tra i quali Amintore Fanfani. Un maestro buono per il quale è già stato avviato da diverso tempo il processo di beatificazione. E la memoria del suo nome  in un quartiere da sempre orientato con aghi magnetici verso lidi politici marxisti-leninisti era qualcosa di imbarazzante al quale bisognava mettere riparo. E’ così è stato un po’ alla volta nel tempo. Ora della Giulio Salvadori non è rimasto più nulla : tabula rasa. Dei segni, delle immagini, delle memorie magari  di professori alternativi che si presentavano a scuola con macchine sportive ( una Triumph decappottabile) e di alberelli piantati da bambini incoscienti durante proto-lezioni di “educazione ambientale” non ne è rimasto  più niente. Tutto cancellato. Di ritorno dalle vacanze molti troveranno la sorpresa di vedere un bosco che non c’è più. Passando oggi in Via De Dominicis è sorprendente l’effetto “Ground Zero”: palazzi una volta nascosti dalla vegetazione si mostrano con orizzonti liberi e aperti. E questo orizzonte libero e aperto, è nella sua assurdità “ talmente bello e pulito” che a qualcuno potrebbe venir la voglia di fare la stessa cosa col parchetto Malabarba quello che “secondo i programmi” andava risistemato prima di iniziare a costruire i nuovi palazzi. Spazi aperti e liberi, liberati da alberi vecchi e malati.: questa è l’argomentazione che magari capiterà di ascoltare da qualcuno per giustificare questa strage.  Perché si, di strage si tratta. Una strage annunciata con tanto di cartello che descrive la “nuova strategia delle alberate”. Una strategia che pianta alberi senza amore e sostegno. Triste è vedere i due ligustri, piantati ed  ora morti, in piedi come secchi manichini nella piazzola verde di Piazza De Dominicis  (visto da un altro punto di vista circa 600 euro di soldi pubblici buttati all’aria, visto che nessuno si occuperà di far rispettare l’eventuale “garanzia” di due anni). E triste e insensato scoprire, sempre sullo stesso cartello, che il bellissimo viale di Olmi ( in via Alberto Pollio di fronte ad Auchan e al futuro nuovo mercato)  mutilato e deturpato da una potatura effettuata radicalmente in piena fioritura a marzo di quest’anno, verrà eliminato (altri soldi pubblici buttati al vento. Era forse questo movimento :rovinare per poi sostituire, un’azione premeditata?) e sostituito da nuovi Prunus cerasifera pitsardi. Un cittadino distratto potrebbe chiedersi : “ perché gli olmi gli facevano schifo?” . Non sapendo che sia in termini economici che di ossigeno e di cattura dell’anidride carbonica un olmo equivale ad almeno 4 Prunus cerasifera. Ma ritorniamo al “bosco” che ora non c’è più. “Chi taglia una pianta quella si vendica colla ruina sua” così affermava il saggio Leonardo da Vinci. Ci vuole poco a far fuori un bosco, per eliminare gli “spettri degli alberi”invece  ci vorrà un po’ più di tempo. Di sicuro aleggerà nell’aria quello alto e inconsolabile del Pioppo Massimino (inconsolabile perché si starà ancora chiedendo : “ma perché gli umani sono così stolti?”) il cui appello sull’articolo di Viavai di Giugno 2007 “Genitori, persone sensibili, anime buone fate qualcosa affinché non mi taglino presto. Venite a trovarmi. Io vi ripagherò con tanto ossigeno, ombra e speranza per un futuro vivibile” si è perso nel vuoto.. L’8 agosto 2008 infatti alle 15 circa sono bastati dieci minuti per cancellarne ogni traccia. Per cancellarne ogni traccia?

Antimo Palumbo

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