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Viavai Novembre 2010.

E’ una finale di Coppa dei Campioni, due squadre che si sfidano, ritmi e nervi serrati, diverse ammonizioni e qualche espulsione , novanta minuti di gioco effettivo e il risultato e ancora in parità , zero a zero le reti son rimaste inviolate. Il terzo uomo alza il cartello che indica il recupero,   tre minuti possono bastare per portare a casa una coppa e il risultato. E al novantaduesimo minuto, quando gli allenatori già stanno pensando a preparare la lista dei rigoristi, avviene l’impensabile, un colpo di testa in tuffo e il centravanti della squadra azzurra fa gol. Salva è la squadra, salvo l’allenatore e il presidente. Tutti in delirio felici e contenti. Ecco così sembra sia successo a Roma in questi giorni per ciò che riguarda la situazione degli alberi e del suo verde. Un colpo di testa in tuffo infatti mi è sembrata la dichiarazione dell’ Assessore all’Ambiente Fabio De Lillo  per ciò che riguarda il nuovo piano di piantumazione che partirà dal 25 Ottobre prossimo  e che vedrà investiti la bellezza di 1 milione e 650 mila euro,  fondi trovati grazie a Roma Capitale, per piantumare 7000 nuovi alberi in città. Questi alberi saranno, sempre secondo il comunicato dell’assessorato,  dei  lecci, tigli,platani, frassini, cipressi , roverelle  ed andranno ad aggiungersi agli altri 1650 piantati da marzo a maggio scorso. Bene, si piantano degli alberi a Roma, non possiamo che essere contenti. Peccato che però dall’insediamento della nuova giunta Alemanno e  partendo dalla priorità sicurezza ci sia stato, a livello pubblico e privato,  per ciò che riguarda gli alberi un massacro senza precedenti nella storia degli ultimi cinquant’anni della capitale( i privati “dicono se tagliano loro noi che stiamo a guardare?” E zac anche loro via alla motosega). Un massacro chiamato dall’Assessorato “restyling”  che si è svolto ad ampio raggio e ha visto coinvolti un numero incalcolabile di alberi (l’elenco  è veramente senza fine ) che sono stati tagliati, abbattuti, potati radicalmente (spesso nel periodo sbagliato) in alberate, parchi, ville. Quest’azione continuata ed evidente di accanimento nei confronti degli alberi “rei di essere poco sicuri” ha suscitato le proteste e  lo sbigottimento da parte di  migliaia di cittadini, che sono state riprese periodicamente dagli articoli dei giornali (e di questi giorni la notizia della formale diffida inviata dal Codacons al Comune e al 19esimo Municipio per opporsi all’abbattimento e alla potatura degli alberi di viale Tito Livio).Ed ecco però quando il malumore potrebbe diventare crisi politica che tutt’a un tratto sbuca la notizia che fa scalpore, il colpo di testa all’ultimo minuto, settemila nuovi alberi: gol. E noi siamo contenti quando si fa gol ed esultiamo quando si piantano alberi. Ma analizziamo meglio questa notizia raffrontandola anche a quello che sta succedendo nel VI Municipio dove grazie ad uno stanziamento di 130.000 euro   della precedente Giunta regionale di centrosinistra, sotto la supervisione del Servizio Giardini del Comune di Roma, sono stati piantati 500 nuovi alberi (Fraxinus excelsior L. Pyrus calleryana Decne.Chanticleer – su questo ho già scritto un articolo ad Aprile) mentre altri 200 verranno piantati ,subito dopo la conclusione dell’iter burocratico appena avviato dal Municipio per l’utilizzo dei ribassi d’asta, in diverse vie del Vi municipio come via Rovino d’Istria, viale della Serenissima, via dei Quintili,.Senz’altro “è’ davvero un’operazione ambientale di altissimo livello” come ha dichiarato il Presidente del Municipio Gianmarco Palmieri, un’operazione  che considera gli alberi come beni comuni fondamentali per la qualità della vita in città, apportatori di ombra, ossigeno e bellezza.  Facendo un po’ di conti, però,  scopriamo che ogni albero costa dai 235 ai 260 euro, un bel costo davvero,  e che su ognuno di questi ci sarà una garanzia di due anni nel caso non attecchisca. Ecco, la domanda che ci facciamo è :  chi si occuperà di controllare questa garanzia? E chi si occuperà di curarli per vederli diventare grandi? Il 12 Marzo di quest’anno il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sembra aver dato una risposta chiara in tal senso. Nel Disegno di legge  approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (attualmente ancora non convertito in legge) si impone, infatti,  ai comuni di effettuare un censimento degli alberi piantati nelle aree pubbliche con un “bilancio arboricolo”che due mesi prima del termine del mandato il sindaco dovrà rendere pubblico evidenziando il rapporto fra gli alberi piantati all’inizio ed alla fine del ciclo amministrativo. Un “bilancio arboricolo”, ma che gran bella cosa. Avremo quindi  la possibilità (e la fortuna, visto che questo finora non è mai successo) tra due anni, (e due mesi prima del suo mandato) di sapere dal nostro Sindaco quanti di questi settemila alberi che verranno piantati sono morti e quanti sono ancora vivi? Se questo succederà, per ciò che riguarda gli alberi di Roma, la Coppa dei Campioni è assicurata, senza colpi di testa all’ultimo minuto.

Antimo Palumbo  

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Viavai Giugno 2010

Due alberi e la casualità di un incontro ovvero la conduzione della cerimonia per la messa a dimora di un albero di olivo in sua memoria in Piazza Almagià avvenuta Sabato 21 Maggio alle ore 17.00 in occasione della manifestazione “Insieme per il Parco” mi hanno portato a conoscere la vita e la personalità di Ruggero Carra,  scomparso quattro anni fa all’età di 94 anni,  figura emblematica e carismatica, del Quartiere di Torpignattara e ricordato ancora oggi da molti.Gli alberi sono l’olivo: un albero che in condizioni avverse si può seccare e morire nella parte aerea, apicale ma poi rinasce con i suoi polloni nella parte basale ed è per questo che viene considerato un  albero eterno; e l’Acer negundo un albero americano dalla bellissima fioritura colorata a grappoli (uno dei primi alberi a fiorire in inverno). L’olivo quindi,  albero eterno così come lo è la memoria delle persone che si dedicano agli altri, prive di egoismo ed ambizioni personali animate dalla pratica amorevole dell’Agapé, l’amore puro, incondizionato, ovvero dare senza aspettarsi nulla in cambio. L’Acer negundo invece  era l’albero che viveva sulla Casilina accanto alla finestra di Ruggero Carra (un albero che si ammalò e mori qualche mese dopo la scomparso del suo mentore) che spoglio di foglie nel periodo invernale gli stimolò questi versi : “ Io non so quale sia la ragione, ma il ramo non giunge più al mio balcone, quanta tristezza, quanta delusione, per me che avevo una gran voglia d’accarezzare una tenera foglia.”   Versi con il quale  si conclude il capitolo che Francesco Sirleto gli ha dedicato nel suo libro . “La Storia e le Memorie” Edizioni Viavai del 2002 .Ed è all’ immagine di Ruggero Carra contenuta nello stesso volume , quella in bianco e nero di un uomo con la camicia bianca e dalla sguardo calmo e pacato con in lontananza le foglie sfocate di un albero (forse una delle Catalpa bignonioides che ornano con le loro grandi foglie quel tratto della Casilina) che mi rifaccio  (non avendo conosciuto Ruggero Carra personalmente) per ricordare alcuni tratti della sua biografia. Nato il 17 Luglio del 1911 a Torpignattara e figlio del Commendatore Giuseppe Carra, chiamato in famiglia Beppe, un “valligiano” proveniente dalla Valtellina , Ruggero Carra ha abitato al numero 453 della Via Casilina (dove ancora c’è un portone con la scritta G.Carra) fino ad alcuni giorni prima della sua scomparsa avvenuta nel giorno del Natale di Roma : il 21 Aprile del 2006. Dalla personalità estroversa e indipendente, “attento agli altri”,  è sempre stato animato da una fiducia nella vita e nel pensiero positivo. “Tutto arriva per chi sa attendere” questa era la sua frase preferita, una chiave per entrare ed interpretare un mondo che secondo la sua visione era fatto di amicizia, relazioni e rispetto per i valori della famiglia. Un mondo fatto anche di sincerità e lealtà dove una stretta di mano valeva più di uno scritto o di un atto legale. Ed è in questo contesto e questa sua visione laica e liberale ( tra le sue numerose e qualificate amicizie  c’era quella con l’ex Ministro delle Finanze Ezio Vanoni, anche lui valligiano, Medaglia d’Oro al Valore civile e morto d’infarto sul divano dello statista Cesare Merzagora) che si associavano le sue due passioni : la musica  e la poesia. Diplomato al Conservatorio in flauto traverso, (così come suo fratello minore Giacomo diplomato invece in violino e scomparso negli anni ottanta) amico di Arturo Benedetto Michelangeli  per le vicende della guerra deve interrompere la sua carriera musicale per occuparsi della gestione del bar di famiglia (quello ora ad angolo con via della Maranella). Grande lettore di Dante, Petrarca, Parini e Foscolo del quale conosce intere quartine a memoria che (e questo lo rendono famoso nel quartiere) talvolta (ed in occasioni speciali) usa declamare ad alta voce in particolare quelle della Divina Commedia. Ad accompagnarlo nella sua vita energica e ricca di ricompense morali sono stati sua moglie Assunta Piovesan coetanea e sposata nel 1940 nella Chiesa di San Marcellino, casalinga, donna pia e devota,  scomparsa nel 2004 e i suoi tre figli Giuseppe (stesso nome del nonno) Elena e Fiorella. Molti ancora lo ricordano alla guida della sua Alfasud colore giallo  con il quale usava spostarsi e che condusse fino agli ultimi mesi della sua vita. Una vita esemplare quindi quella di Ruggero Carra : un musicista e un poeta sensibile, sempre pronto per aiutare gli altri, che tornerà a vivere nella memoria storica degli abitanti del VI Municipio grazie all’energia sempreverde dell’olivo di Piazza Almagià.

Antimo Palumbo

 

Viavai Dicembre 2009

E’ successo finalmente. A distanza di più di sette mesi,  da quella domenica pomeriggio del 29 Marzo (quando spinta dal vento e caduta , dopo che l’incuria e l’abbandono dei proprietari,  insieme al danneggiamento del suo apparato radicale per dei lavori eseguiti alla sua base l’avevano profondamente minata alle radici) la Quercia del Quadraro è tornata a riacquistare la sua posizione verticale. Verrebbe da dire è tornata in piedi. Ma noi sappiamo che gli alberi non hanno piedi ma radici, però lo diciamo lo stesso per comprenderci meglio.. Mercoledì 11 Novembre in una splendida giornata assolata, nel giorno di San Martino e della sua estate, la Farnia (Quercus peduncolata) di Via Jovenci al Quadraro, una quercia con una età stimata intorno ai 400 anni di età e con una circonferenza del tronco di 410 centimetri a petto d’uomo che l’attesta come la Farnia più grande del Lazio è stata risollevata con un intervento complesso avvenuto in due tempi (tutta l’operazione è stata eseguita  dalla Ditta Eurogarden di Roma  e sotto la supervisione dei suoi proprietari Stefano e Giancarlo Ceccarelli e del direttore dei lavori Pietro). Visto l’enorme peso del patriarca vegetale che è arrivato ad un massimo di 360 quintali si è dovuti ricorrere dopo i tentativi falliti in mattinata ad una gru più potente e nel pomeriggio dopo un lavoro effettuato intorno alla zolla con una escavatrice si è riusciti a risollevarla e a riposizionarla nella sua posizione iniziale. All’indescrivibile emozione provata nel vederla di nuovo puntare il suo tronco verso il cielo blu  è seguita la parte successiva delle operazione dei lavori : intanto  una grande aggiunta di terra buona ( terriccio e stallatico) intorno alla zolla alla quale sono stati aggiunti degli  ormoni radicanti nei  giorni successivi ed immediatamente l’inizio dei lavori di messa in sicurezza dell’albero con dei tutori di ferro realizzati apposta messi a piramide intorno al tronco, con un quadrato saldato,  che così impedisce , nel caso di forti venti o tempesta, alla Quercia di spostarsi. Un’operazione che ha coinvolto diversi operai e che  avvenuta in più giorni (soltanto la gru è rimasta sul posto tenendo la Quercia per due giorni). Sabato 21 Novembre invece ancora una volta in una giornata bagnata dal sole si è svolta la festa ,proprio sotto la Quercia, aperta a tutti i cittadini e agli abitanti del Quadraro  per ringraziare tutte le persone, un vero e proprio team della Quercia,  che con il loro contributo hanno permesso il risollevamento di un albero storico e simbolo  non solo di un quartiere ma dell’intera città, alla quale hanno partecipato l’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio Filiberto Zaratti, il presidente del VI Municipio Gianmarco Palmieri, il delegato all’Ambiente del VI Municipio Fabio Piattoni. Intervallati da letture di poesie dedicate agli alberi ci sono stati poi gli interventi di  Angelo Panetta responsabile del Servizio Giardini del VI Municipio, Luciana Marinangeli dell’Associazione l’Alberata, di Carlo Consiglio, dei ragazzi del Centro Sperimentale di Cinematografia che sulla Quercia del Quadraro e il comitato per la sua difesa hanno realizzato un documentario. Ad allietare la festa c’è stato poi il  contribuito di un  rustico ristoro con barbecue (bruschetta e salsiccia) e dolcetti (realizzato grazie all’opera volontaria sia in termini di lavoro organizzativo  che economico)   dai partecipanti al Comitato per la difesa per la quercia del Quadraro (un ringraziamento speciale va a Sergione del Quadraro sempre attivo e presente in tutti questi mesi). Adesso , come per un paziente in convalescenza dopo un’operazione importante,  bisognerà aspettare per la prossima primavera i segnali di ripresa della Quercia (le percentuali di attecchimento variano a secondo di chi emette la diagnosi, in questi mesi si son sentiti tanti numeri,  e spesso nella realtà succedono cose e fenomeni imprevedibili). Il lavoro del Comitato per la difesa della Quercia del Quadraro non è comunque ancora concluso. Sarà necessario vigilare nei prossimi mesi affinché la Quercia venga controllata periodicamente (l’impianto di irrigazione messo in estate continuerà a funzionare) e mai come in questo momento la Quercia, che ricordo è un essere vegetale fatto come noi di cellule (cellule vegetali però che a differenza delle nostre cellule contengono una parete cellulare fatta di lignina e cellulosa) e che può vivere per centinaia di anni (acquisendo così saggezza e maestà),  ha bisogno del nostro supporto. Un supporto non solo pratico e scientifico ma anche energetico e spirituale. Come succede con le persone,  se la quercia riuscirà a sentire che per noi è importante, che noi confidiamo nella sua presenza e che ci piacerebbe tornarla a vivere (come non è stato in tutti questi ultimi anni) e a vederla vivere ci sarà una maggiore possibilità affinché la quercia del Quadraro oltre che a continuare ad  essere un simbolo fatto di legno e grandezza possa continuare ad esserlo nel rigoglio vegetativo di rami, foglie e  ghiande.

Antimo Palumbo     

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Viavai Ottobre 2009

La stretta complicità che unisce uomini ed alberi è spesso qualcosa di più di una semplice metafora. E questo almeno per due motivi : intanto per essere entrambi degli esseri viventi, che vivono respirando.Quando cessiamo di respirare cessiamo anche di vivere ( e viceversa). La vita sulla Terra poi non sarebbe possibile senza gli alberi,  esseri vegetali superiori che insieme alle piante ,delle quali fanno parte, ci regalano attraverso la fotosintesi clorofilliana l’ossigeno: elemento essenziale per la vita su questo pianeta. La loro superiorità sulle piante deriva dalla loro peculiarità di avere un accrescimento secondario che produce legno e un tronco e di avere un sistema cellulare elaborato. Un concetto di superiorità simile a quello degli uomini sugli altri animali (concetto sempre relativo e da prendere con le relative accortezze per evitare possibili  risultati deleteri antropocentrici) ed è per questo che preferisco quando parlo di un albero sempre chiamarlo albero e non pianta. Anche noi uomini siamo degli animali ( e questo penso che nessuno può negarlo) ma siamo degli animali diversi che vengono chiamati uomini. E se sui giornali non vi capiterà mai di leggere : “ nell’incidente di ieri sono morti tre animali in tarda notte mentre tornavano dalla discoteca” così  penso sia giusto quando si nominano gli alberi si debba parlare di alberi e non di piante. Chiusa questa breve parentesi sui termini (una parentesi importante però visto che viviamo oggi in una società dove i contenenti sono più importanti dei contenuti) scopriamo  che l’altro motivo che ci accomuna ai nostri amici alberi è la terra. Non è forse strano (sempre facendo una riflessione sulle parole) che il pianeta sul quale viviamo porta lo stesso nome dell’elemento nel quale sono radicati con il loro apparato neurofisiologico le radici , appunto,  gli alberi? Potevamo chiamarlo pianeta acqua, o pianeta aria, invece noi viviamo ( e questo lo sanno anche i bambini) sul pianeta Terra. La terra,  un elemento, polveroso e vario  nei suoi componenti, che giorno dopo giorno e lentamente nelle grandi città  sta scomparendo. Nel processo di trasformazione delle città in grandi centri commerciali all’aperto (dove tutto è governato : dalla linea dritta e ordinata dei bianchi blocchi di travertino che segnano i marciapiedi  adornati di asfalto; dalle nuove piastrellazioni cementate; dall’idea che tutto deve essere sicuro e a norma) la terra , elemento demonizzato perché riconducente allo sporco e alla morte (una volta dopo morti ci si finiva sotto, ora neanche c’è più spazio per questo)  , sembra e per sempre aver perso la sua battaglia finora dimostratasi vincente (vola come polvere e si deposita ovunque e mescolata con l’acqua diventa fango) contro l’Uomo. Una città pulita, sicura, splendente e riflettente questo è il risultato della vittoria dell’Uomo sulla terra, degna ammiraglia della Natura, matrigna,crudele e imprevedibile che imperversa con i suoi capricci l’ordinaria quotidianità degli uomini. Però sappiamo (e  anche questo è un sapere da bambini) che gli alberi non possono vivere senza terra. E’ nella terra che con le loro radici afferrano l’acqua e gli elementi minerali di cui hanno bisogno per vivere, ed è grazie all’opera dei loro apparati radicali che si tiene insieme la terra di colline e montagne. E quando gli alberi si tagliano per far posto al cemento (anche quello cosiddetto armato) dopo un po’ succedono ( vedi i casi di cronaca della Campania)  crolli e smottamenti. “Siamo una società in declino ed in particolare quella italiana” così affermano sui giornali molte firme autorevoli. Un pensiero al quale possiamo anche  ricollegare le “trasformazioni vincenti” delle città moderne che togliendo terra come succede quando lo si fa con gli alberi, stanno togliendo forza al corredo genetico cellulare delle nuove generazioni ( i nostri alberi futuri) più deboli per resistere alle trasformazioni e ai cambiamenti che madre Natura ama spesso creare (lo “zero tituli” che l’Italia ha conquistato  agli ultimi mondiali di Atletica Leggera di Berlino per la prima volta nella sua storia dovrebbe farci riflettere. Non ci si allenava forse un tempo per fare record sulle piste di terra battuta?) E così la creatività , lo sviluppo di un progresso fatto a cannocchiale  (secondo cui un modello – oggetti, progetti, esperienze, tecnologie, etc…- realizzato oggi nel 2009 deve essere sempre superiore a quello di dieci anni prima)  e l’artificio che fa dell’uomo un artefice  (ovvero con la capacità di realizzare un prodotto extra-corporeo che ci differenzia dagli altri animali. Capacità iniziata milioni di anni fa quando dopo aver acquisito la posizione eretta l’uomo ha avuto a disposizione due arti per realizzare uno strumento appunto extra-corporeo) ha portato a  far vincere il naturale artificiale. Ossimoro questo che possiamo andare a vedere, non senza rabbia e indignazione, nel complesso sportivo (bello, pulito e a norma: un vero centro commerciale dello sport) che si trova in Via dei Gordiani. Una via e una zona questa funestata negli ultimi tempi da una spaventosa cementificazione : il cantiere mostro della Metro C che si muove, spostandosi e inglobando terreno ed alberi giorno dopo giorno; gli alberi tagliati (dei Cercis siliquastrum o alberi di Giuda dai fiori rosso scarlatti stupendi)  in Viale Partenope  ed ancora rimasti lì con i loro monconi e non si capisce perché; la tempesta del 2 Luglio scorso che ha sradicato in pochi minuti decine di cedri con trent’anni di vita; la riqualificazione di Villa De Sanctis con un bellissimo parcheggio che ancora una volta ha tolto alberi e terra per mettere asfalto e bianchi blocchi di travertino; numerosi alberi scomparsi con tagli ingiustificati per la serie :” se tutti tagliano e fanno “bello” e “pulito” (perché si sa gli alberi sporcano) perché non dovrei farlo anch’io? Avevamo già parlato su Viavai di questo Centro Sportivo proprio per come avevano trattato gli Eucalipti  che circondano i campi sportivi capitozzandoli . E se quello era solo stato l’inizio, da qualche tempo intorno agli impianti sportivi si sta svolgendo una vera e propria tabula rasa di alberi. Dopo aver assistito qualche mese fa alla scomparsa di un intero viale di Cupressus arizonica (anche se fossero stati malati, ma a chi davano fastidio?). Nei pressi di uno dei campi di calcetto, un campo rigorosamente attrezzato con erba artificiale (e proprio in direzione della strada) si è consumato in questi giorni il taglio radicale di tre Eucalipti. Fa pena vedere (guardate la foto) tre alberi uccisi dalla mano dell’uomo (o meglio una motosega) in due tempi (prima si capitozzano e si fanno cariare e dopo qualche anno si tagliano perché malati) e ancora con i segni dei loro monconi rossicci (che ricordano il sangue) proprio accanto ad un perfetto campo di calcio con erba artificiale. Il naturale artificiale nella sua applicazione più perfetta. Un ossimoro, una prova che ci condanna e che  difficilmente potrà far assolvere nel futuro i figli dei nostri figli. Qualcuno allora potrebbe chiedersi possiamo fare qualcosa affinché questo non succeda di nuovo? Certo, diversi sono i modi, le azioni e le lotte da intraprendere. Perché non iniziare? Qualcuno ne ha voglia? Per ora,  mi sembra di ascoltare in lontananza le parole accennate dalla Natura mentre pigramente si gira nel suo letto di terra : “ erba artificiale? Puah! Questi uomini non sanno più che inventare. Domani quando mi sveglio me ne occuperò…ma ora ho sonno”.

Antimo Palumbo

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Viavai Settembre 2009

E’ ancora viva, reclinata e sofferente ma viva, con le sue foglie ancora verdi e turgide, grandi e profondamente lobate. La Quercia del Quadraro, l’esemplare più antico e grande di  Farnia (Quercus peduncolata) di una città di quasi quattro milioni di abitanti che si chiama Roma, è sempre lì che lotta per continuare a vivere, con la seria intenzione di ritornare in piedi, a distanza di quasi otto mesi da quella tragica Domenica del 29 Marzo, quando è stata buttata a terra da un pomeriggio particolarmente ventoso, complice anche un azzardato ed incosciente lavoro di danneggiamento effettuato nel tempo al suo apparato radicale. Tanto tempo è passato da quei giorni primaverili di pioggia e da quel 1 Aprile quando il direttore di Viavai  Ettore Ranalletta mi mandò a fare un sopralluogo per accertarmi di quello che era successo in via dei Lentuli : ovvero la caduta di un patriarca vivente (con un’età stimata di 400 anni)  orribilmente mutilato dall’intervento rapido e definitivo dei Vigili del Fuoco che come tutti pensavano ( le parole dei titoli dei giornali erano “Addio” “Lutto” ) che il prossimo stadio per la Quercia più grande di Roma fosse oramai il  deposito di legna per il camino di qualche casa di montagna. E da allora, invece, grazie alla forza e alla volontà di un intero quartiere, vivo, attivo e particolarmente attaccato alla sua storia e ai tesori del suo territorio che un po’ alla volta, miracolo dopo miracolo, affrontando attacchi ed ostacoli, pareri negativi e discordanti,  e supportando invece sopralluoghi, attese, risposte, iter burocratici con certosina pazienza che si è concretizzata sempre di più la speranza (che giorno dopo giorno diventava più reale) di poter far tornare e vivere la Quercia. E dalle parole, siamo passati ai fatti e all’inizio dei lavori per ripristinarla e farla tornare in piedi. Non è questa l’occasione ( e non in questo articolo)  per elencare e ringraziare tutte le persone che hanno creduto e dato il loro contributo affinché la Quercia (anche se con basse percentuali di attecchimento) potesse ritornare a vivere e a rappresentare come simbolo ( anche se ridotta e amputata nell’impalcatura dei suoi rami) il quartiere del Quadraro. Lo farò a conclusione dei lavori quando in un giorno delle ultime settimane di Ottobre la gru e gli uomini del Vivaio Euro Garden capitanati dal solerte Paolo Ceccarelli diranno alla Quercia che è tempo di ritornare a stare in piedi, dopo una brutta caduta ma fortunosa. E’ grazie infatti alle grandi e resistenti putrelle di ferro del ripostiglio (antico edificio abitato da storici personaggi del quartiere) sul quale è caduta che è riuscita a sopravvivere e a non sradicarsi completamente. Una parte dell’apparato radicale è così rimasta salda e sana e ha fatto si che, dopo aver compartimentato una parte delle ferite subite,  mettesse in moto tutti i suoi strumenti di autodifesa. Ricordo che, come per gli umani,  anche gli alberi hanno un forte senso di autoconservazione e di controllo. Se un albero ha terra, sole ed acqua difficilmente cade, e se lo fa (perché gli uomini lo hanno danneggiato tagliandogli le radici, capitozzandolo ed infettandolo con patogeni, funghi e carie) è l’ultima cosa che vorrebbe fare su questo pianeta,  perché per lui significa la morte. Ma vediamo quello che è successo in questi ultimi mesi. Grazie ad un appassionato gioco di squadra che ha visto lavorare insieme:   il Comitato per la difesa della Quercia del Quadraro, i giornalisti con i loro articoli di supporto sui giornali, l’intervento dell’Amministrazione e di validi amministratori, si è passati dai sopralluoghi tecnici all’intervento e alla messa a disposizione della copertura economica (senza questo non sarebbe successo nulla) da parte dell’Assessore all’Ambiente e Cooperazione dei Popoli della Regione Lazio Filiberto Zaratti ,  per rialzare la Quercia. A questo punto sono scattati i tempi tecnici e burocratici che hanno visto impegnati per l’espletazione della realizzazione delle pratiche, Claudio Turella del Servizio Giardini in costante collegamento con il suo direttore Mario Vallorosi e l’Assessore all’Ambiente del Comune di Roma Fabio De Lillo,  coordinati dal delegato per l’Ambiente del VI Municipio Fabio Piattoni. Annunciati da un comunicato stampa e da articoli sui giornali finalmente Lunedì 27 Luglio i lavori per il recupero della Quercia e dell’area nella quale si trova per predisporre il suo prossimo riinalzamento iniziano. Vincitore della gara d’appalto è il Vivaio Euro Garden di Via Cristoforo Colombo che nell’arco di due settimane si occupa di : rifinire il taglio della Quercia e alleggerirla nella chioma per accelerare e migliorare poi una volta alzata il recupero vegetativo e chiudere con una miscela antifunginea le ferite aperte con i nuovi tagli ; mettere terra buona e concimata sulla zolla dell’apparato radicale scoperta; piantumare 15 nuovi esemplari di lecci in Via dei Lentuli; pulire la scarpata adiacente alla Quercia in Via dei Lentuli (sotto la Tuscolana) che versava in uno stato di totale degrado, Sergione sempre presente e attivo (così come altri componenti del Comitato durante l’esecuzione dei lavori, me compreso)  in questa occasione ha tolto 5 bustoni di plastica pieni di bottiglie. Grazie poi ad un consulto tecnico che ha visto anche il parere del nostro agronomo  Raffaele Fabozzi si è deciso, visto l’imminente aumento della temperatura e della siccità (per non farla soffrire ulteriormente,visto che una parte dell’apparato radicale potrà danneggiarsi nel sollevamento) di rimandare  l’alzata della Quercia in tardo autunno, molto probabilmente nelle ultime settimane di ottobre. Infine  dopo i turni di annaffiamento che hanno impegnato i membri del Comitato  in questi mesi passando dai secchi svuotati a mano ad un lungo tubo collegato ad un rubinetto ( ancora grazie ai “giardinieri sul campo” Sergione e Sebastiano Vinci) Lunedì  17 Agosto è stato sistemato un impianto automatico di irrigamento per nutrire d’acqua la Quercia nei prossimi giorni caldi di Settembre. Vi terrò aggiornati sul prossimo numero di Ottobre sull’evoluzione dei lavori e per ricordarvi la data nella quale ci sarà l’intervento di risollevamento della Quercia. Una data che entrerà nella memoria storica : della città – come segnale ed insegnamento per tutti i cittadini  affinché gli alberi monumentali siano valorizzati e protetti come monumenti naturali e patrimonio comune –  e del quartiere – un albero simbolo che oltre a rammentarci la sua storia vitale e popolare sia da raccordo  tra la saggezza e la concretezza della  terra marrone  e la gioia e spiritualità azzurra del cielo.

Antimo Palumbo

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Viavai Maggio 2009

9.018.789 euro! Ovvero quasi 18  miliardi di lire del vecchio conio. A questa cifra è stato venduto il quadro di Lucio Fontana  “Concetto spaziale Attesa”all’asta di Christie’s di Londra il 12 Aprile del 2008. Chi è Lucio Fontana? Come chi è ! E’ il famoso artista italiano che a partire dal 1949  iniziò a fare tagli sulla tela bianca. Si avete letto bene una tela bianca vuota con sopra solo dei tagli verticali. Forse dovremmo farlo conoscere (o semplicemente ricordare) ai nostri amministratori, sempre più presi e distratti da riunioni di partito, tavole rotonde, convegni che “così sembra” come Astolfo (nell’Orlando Furioso)  hanno perso il senno e il punto di vista sui valori sui quali muoversi ed investire risorse. E se l’arte si trova nelle mani ( per fortuna) di critici e sovraintendenti ( che “intendono sopra” decidono cioè sopra i beni culturali e quale sia importante o no e quali risorse investire per preservarli) non succede la stessa cosa per gli alberi monumentali : esseri viventi secolari che ci regalano ancora foglie, fiori e frutti e che miracolosamente grazie a degli eventi casuali ed accidentali che li hanno tenuti lontani dalla scure espansionistica e deforestante degli uomini si trovano ancora vivi . La loro sorte invece quando gli succede qualcosa è in mano alla diagnosi dei tecnici “dottori delle piante”, agronomi, agrotecnici. Bravi dottori , e bravi chirurghi che passano le loro giornate nelle “sale operatorie della città” a tagliare e potare alberi e rami ,che però non  guardano all’albero come a un valore storico e culturale. Non ne comprendono il loro valore economico e sociale. E così che quando si tratta di spendere 8000 euro  per tentare di rialzare una quercia monumentale di 400 anni di età, la più grande di Roma i tecnici e i politici ai quali questi si affidano pensano che sia qualcosa di non conveniente. Pensare e agire poi con l’idea di “mi dispiace si che sia caduta, ma in fondo che ci possiamo fare, ci sono cose più importanti alle quali pensare” è segno di involuzione di valori e contenuti in una cultura, segno di imminente barbarie. Attila e il suo seguito che lasciavano dietro di loro il deserto non erano per questo chiamati barbari? Su questo lancio una storiella /quesito sulla quale  potremmo tutti riflettere, prestare la nostra attenzione e proporre soluzioni : “ se una scimmia, svelta e dispettosa , scappata dal vicino Bioparco  entrasse nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e rubasse un Fontana ( lo ripeto una tela bianca con dei tagli verticali sparsi nel mezzo) e lo portasse sulla cima più alta dell’edifico. Cosa succederebbe? Primo movimento: Il Sindaco e le autorità avvertite chiamerebbero i vigili ed i tecnici . I critici senz’altro sarebbero inorriditi e scandalizzati . Ci sarebbero articoli che rapidamente girerebbero su tutti i mezzi d’informazione del mondo (ricordate Piazza Navona tinta di rosso?)  e dopo un consulto breve ed immediato si deciderebbe di investire energie e risorse economiche per tentare di salvare il quadro: un bene comune e nazionale. Ma se il parere vincolante fosse quello di un tecnico ( che sò un vigile o un custode) e non quello di un critico  che potrebbe affermare  “ Beh qual è il problema , prendiamo un’altra tela e la tagliamo allo stesso modo”  quale pensate che fine faccia quel quadro? E che figura in Europa e nel Mondo ci farebbe l’Italia? E se ancora il tecnico dicesse –“ la scimmia sta scorticando il quadro e le percentuali di recuperarlo integro sono molto basse” che non tenteremmo ugualmente di recuperarlo e poi successivamente restaurarlo? Ecco, trasportando questa storiella nell’ambito degli alberi monumentali non è forse giunta l’ora di pensare ad una sopraintendenza degli alberi monumentali che non si occupi soltanto di censire e controllare ma anche di investire risorse economiche per mantenere e curare?. La quercia del  Quadraro è ancora viva. Si può e si deve  tentare di risollevarla. E’ la sopraintendenza “politica” (visto che quella culturale è ancora inesistente, e su questo ci lavoreremo nei prossimi anni ) che deve pensare questo intervento come necessario. Il giorno in cui questo succederà , il giorno in cui l’enorme gru passerà il cancello dell’area nei pressi del quale si trova l’antica quercia caduta sarà per tutta la città di Roma un grande evento. Il segno che la stoltezza degli uomini, del loro brusco allontanamento dai “veri valori” e dalla natura per la nuova estetica dei centri commerciali si può ancora fermare. Un  regalo per i figli dei nostri figli che avranno ancora la possibilità di poter godere dell’ombra e della bellezza di un albero maestoso e secolare.  Un albero che con i suoi 400 anni di età e la sua chioma globosa ci nutra e ci avvolga, un trait d’union tra la materialità della terra e la spiritualità del cielo : un albero che ci collega alla vita. Per questo usiamo la testa, ridiamo la vita all’albero.

Antimo Palumbo

Viavai Maggio 2008

Cammino nei pressi del cantiere della metro di Via La Spezia. Strutture di plastica nascondono il cantiere. Larghi marciapiedi vuoti liberi dai piccoli e generosi ligustri che fino a prima dell’inizio degli scavi e dei lavori dell’opera in corso la Metro C , (un’opera necessaria a decongestionare il sempre più difficoltoso spostamento dei flussi di  persone in città) vivevano modestamente e con generosa passione la loro giornata, regalando ossigeno a noi umani distratti  Guarda un orizzonte più aperto, spazi più liberi. Mi rendo conto che senza alberi qualcosa è cambiato, e mi chiedo : a che servono gli alberi in città? E’ bello che stiano nei boschi, che ci siano riserve di ossigeno ,altrimenti come faremmo a respirare? . Però in città non sarebbe meglio toglierli? Non sarebbe così una città più pulita? Con una riduzione delle spese nella manutenzione e nelle spese di piantumazione?  E se poi qualcuna avesse nostalgia per avere un po’ di natura in città , gli si può dare sempre quella artificiale. Alberi finti, di plastica o materiali simili,come spesso capita di trovarne nei Centri commerciali o magari che cambiano colore a piacimento, come le palme colorate che spesso si vedono in giro in città (nei colori standard: rossa a Casalbertone; verde su un balcone del lungotevere accanto all’edificio di Bulgari). Sono stato qualche tempo fa al Centro Commerciale Roma Est e mi sono meravigliato di come la presenza di alberi  fosse un qualcosa di superfluo. Tutto al suo interno rispetta le regole del periodo in cui viviamo : luci, vetrine, piante di plastica, alti soffitti, scale mobili, masse di persone in movimento. Tutto pulito, tutto perfetto. Fuori vicino al parcheggio, forse  per un senso di colpa degli architetti costruttori ( a ricordo dei boschi che prima ricoprivano la zona) ci sono degli alberelli che visti dall’alto, da quella specie di pista di atterraggio per elicotteri che in realtà è un parcheggio ( che se ci passate alle quattro del pomeriggio di sabato si riempie di migliaia di macchina) fanno tenerezza nel vederli così sommersi da immense distese di cemento che gli verrebbe voglia di dirgli (se potessero ascoltare o avere i piedi per muoversi) ma che ci state a fare qui perché non ve ne andate? Ma non se ne vanno e nessuna sembra notarli , perché mai dovrebbero farlo. Passando invece in macchina nel tratto di Via  Conte di Carmagnola e via Alberto Da Giussano  riprendo questa riflessione sull’utilità degli alberi in città e trovo un’immediata risposta. Certo: ossigeno, ombra, termoevapotraspirazione, barriera antrumore, e frangivento e non mi pare poco però c’è anche qualcos’altro che li rende necessari : gli alberi sono belli. Si avete proprio letto giusto : belli. Passate per queste due strade e guardate questo stupendo filare di tigli che il prossimo  mese agli inizi di giugno ci delizierà del suo dolcissimo e incomparabile odore. Ma se questi filari sono belli, perché non tutti gli alberi in città lo sono? Semplice per l’azione dell’uomo. Gli uomini potano, mettono in sicurezza. Squadre di uomini , ditte in appalto con persone non propriamente competenti che non sanno come è fatto un albero. Che si ritrovano, si, ad avere la forza nelle braccia perché giovani, e quindi autorizzati a manovrare uno strumento (oramai di facile accesso, in un supermercato con 200 euro ve lo portate a casa) terribile : la motosega. Uno strumento che produce ferite, altera le formazioni originarie degli alberi, produce danni così gravi che difficilmente l’albero avrà la possibilità di recuperare. Molti di questi “giardinieri tout cour” (la maggior parte? ) sono dipendenti stagionali , molti dei quali  provenienti dai paesi dell’Est ai quali registi sapienti gli dicono “fai questo o fai quello”. E così gli alberi si imbruttiscono, si intristiscono e si ammalano. Ferite aperte con funghi patogeni che li attaccano. Scopazzi (così si chiamano le microfoglioline che crescono all’improvviso per fame da zuccheri successiva all’eccessiva potatura) inguardabili . Alberi mutilati senza dignità . Ma questo per fortuna non succede dappertutto. Nel VI Municipio un’attenta regia , un responsabile  e una squadra di soli tre giardinieri ha iniziato un nuovo modo di potare gli alberi. Un modo che si rifà agli insegnamenti di Mattheck e Shigo : i teorici della “nuova arboricoltura”. (Oltre all’alberata citata c’è via Acqua Bullicante, Via di Torpignattara e chi non ha visto la splendida fioritura dei Pyrus calleryana  varietà Chanticleer in via  Anagni?)  Un modo che recupera la bellezza degli alberi. Un consiglio ( o un obbligo per chi ci lavora e perché no per il  nuovo sindaco, magari nelle letture serali..) è la lettura del libro appena uscito “La cura dell’albero ornamentale in città” scritto da Peter Klug Blu edizioni . Un libro tecnico, scritto da un professionista degli alberi e dal quale risulta evidente che la potatura degli alberi a Roma  in città è nel complesso completamente da rivedere. Ma su questo avremo spazio e tempo per ritornarne a parlare. Spesso è facile protestare e dire no, numerosi e continue sono le grida di protesta dei cittadini inorriditi di fronte alle “potature capitozzate” .(passate davanti a Auchan e guardate che “hanno fatto” agli olmi, guardate come sono diventati brutti). Ma difficile e dire come fare e quale sia la “potatura giusta”: l’esempio di Via Alberto da Giussano mi sembra un ottima risposta. Per la serie alberi ben tenuti = alberi belli  e città più vivibile, per tutti.  Un ultima cosa : il 10 Luglio col solleone e tutti a boccheggiare provate a passare col termometro in mano in Via Pollio e in Via Alberto da Giussano e  sicuramente misurerete qualche grado di differenza.

Antimo Palumbo

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Viavai Giugno 2007

Antimo Palumbo

“Un cane che morde un uomo è un fatto normale, mentre un uomo che morde un cane è una notizia”. Parafrasando questo classico motto, da sempre usato nell’ambito giornalistico per spiegare come si dovrebbe costruire una notizia, potremmo dire : “un albero che cade su un uomo (o su una macchina) è un fatto normale, mentre un uomo (o una macchina) che fa cadere, investendolo, un albero è sicuramente una notizia, fuori dell’ordinario. Ed è quello che è successo nei giorni 9 e 10 Maggio in via Genazzano. Due esemplari di Albizia julibrissin, meglio conosciuta come acacia di Costantinopoli, sono state abbattute da due veicoli in transito sulla strada. La prima,quella che si trovava ad angolo con Via Teano, da un camion dell’Ama senza creare danni e la seconda da un camion di trasporti che, dopo averla divelta, l’ha trascinata su un motorino parcheggiato danneggiandolo. Questo è successo perché per i lavori di adeguamento della sede stradale (rinforzo e nuovo asfalto) per l’adiacente cantiere della Metro C di via Teano il transito sulla strada è stato ridotto ad una carreggiata. Nessuno, gli autisti dei due mezzi, e tanto meno l’ingegnere e “coordinatore della sicurezza in fase di progetto ed esecuzione” si è reso conto che non c’era spazio sufficiente per il passaggio di veicoli alti. E così quando è passato il primo veicolo, ha preso in pieno i rami sporgenti dell’albero e se l’ è trascinato sradicandolo. E dopo un po’ anche il secondo. Un incidente? Un errore di valutazione? Ci sarà qualcuno responsabile di quanto è successo? Beh, qualcuno dirà, in fondo erano solo due alberi. Non c’è stato nessun danno su persone o bambini, basterà una “tiratina d’orecchie” al responsabile per la sua disattenzione e tutto si risolverà per il meglio. Peccato però, perché la prima albizia (quella ad angolo con Via Teano) era uno degli alberi più belli del VI Municipio. L’avevo fotografata (la sua foto era anche uscita sul articolo di Viavai di Settembre dell’anno scorso, dedicato proprio alle albizie) e da giorni ero in attesa della sua fioritura colorata e a piuma di struzzo. Allo stupore e all’incredulità del fatto di non averla vista più al suo posto (ho subito pensato ai “cattivi” del Servizio Giardini, quando si tratta di alberi tagliati, magari per fine del ciclo vitale, ce la prendiamo sempre con loro. Il loro intervento c’è poi stato, ma solo per rimuoverel’albero oramai sdradicato) è seguita, grazie alle informazioni dei negozianti della via, la constatazione e la scoperta di quello che era successo. A completare il tutto c’è anche il fatto che al controllo della ceppaia il tronco tagliato risultava perfettamente integro, senza nessuna traccia di carie o patogeni, segno che l’albero stava in perfetta salute. L’immagine dei suoi fiori soffici e colorati, mossi e piegati dal vento, rimarrà ancoraper poco, nella memoria di chi, passandoci accanto d’estate, l’aveva vissutao notata. Poi come tutti gli esseri viventi che, prima o poi, scompaiono della sua presenza non ci resterà che un vago ricordo.

Antimo Palumbo

 

 

 

 

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Viavai Maggio 2007

Stupore ha destato la notizia, uscita a metà del mese di Aprile, del  ritrovamento eccezionale compiuto, in una cava di Gilboa (nello stato di New York, dove già nel 1870 erano state trovate alcune  parti fossili  dell’albero)  da due paleobotanici americani Linda Vanaller Hernick e Frank Mannolini di un intero albero fossile: una Wattieza ( alto fino a 8 metri e con la chioma simile alle felci) che risale al Devoniano e quindi 385 milioni di anni fa. L’albero fossile più antico mai trovato finora. E’ sull’eco di questa notizia sorprendente che torniamo ad occuparci delle nuove piantumazioni di alberi effettuate ultimamente dal Servizio giardini nel VI Municipio. Vicini a giugno e alla fine delle scuole con gli imminenti scrutini non è fuori luogo parlare di pagelle, Una consuetudine (quella di dare le pagelle) che se vale per i giornali sportivi, potrebbe divenire un’abitudine anche per la cura che i municipi di Roma prestano agli alberi. Per l’operato del VI municipio con il suo rapporto con il verde e gli alberi sicuramente il voto sarebbe un bel sette, anzi un sette più. Voto positivo, tondo e superiore alla sufficienza, motivato da buoni interventi,  supportati da  responsabili competenti, scelte attente e oculate  sulle nuove piantumazioni( tante e con alberi dall’età rispettabile) compiuti negli ultimi tempi per le strade del VI : sicuramente il municipio con il più alto  rapporto positivo verde/abitazioni della città. Vediamo cosa è successo nel dettaglio: 1- in via Anagni, via Angelo Berardi e via Olevano Romano sono stati piantumati nuovi esemplari di Pyrus calleriana chanticleer. Albero originario della Cina e Taiwan ma riseminato e selezionato negli Stati Uniti. Deve il suo nome al botanico missionario francese Joseph Callery  che per primo l’ha studiato in Cina nel 1858. Particolari sono:  i suoi fiori bianchi ( c’è già stata nei giorni scorsi),  la colorazione rossa delle foglie in autunno e la sua grande resistenza agli stress cittadini. E’ stato inoltre nominato “Urban Tree” ( un po’ come la macchina dell’anno) dalla rivista City Trees ,organo ufficiale della Society Municipal of Arborists. 2- a via Bufalini (vedi articolo sull’Orniello)  la piantumazione ha interessato 33 esemplari di Catalpa bignonoides, l’albero dei sigari ( lo stesso che già si trova in Via Casilina) e 7 esemplari di Fraxinus ornus , Ornielli (vedi articolo a parte). Tutti alberi dal tronco considerevole ( e quindi anche molto costosi…) che nei prossimi anni cresceranno portando ossigeno (molto!) ombra , fiori bianchi e d’inverno,una volta che avranno perdute le foglie, rimarranno sui rami  lunghi baccelli (sigari) marroni, scenografici e particolari. 3 – In Via Gabrino Fondulo è stato piantato un Celtis australis (bagolaro) e anche lì una Catalpa in sostituzione di un albero abbattuto da un privato senza autorizzazione un paio di anni fa in via Giuseppe Dalla Vedova. 4- Infine sono stati rimpiantati 8 nuovi pini tra Piazza Copernico e via Mariano da Sarno in sostituzione  di quelli abbattuti per la costruzione della Metro C del Pigneto. Abbattimento necessario quando si tratta di un opera viaria così importante per la città, però se la città disponesse di una macchina ( macchine tedesche che operano in tutta Europa) che fa il trapianto di grandi alberi si potrebbero spostare ( o tentarne lo spostamento) piuttosto che abbattere esemplari arborei con una grande storia ed età. Se un giorno il Comune di Roma riuscirà a dotarsi di una macchina del genere ( magari con una raccolta di fondi tramite grandi sponsor) sicuramente alla fine del quadrimestre in pagella non potrà esserci che un bel nove.

Antimo Palumbo

 

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Viavai Marzo 2007

Torniamo a parlare di ibischi dopo l’articolo di gennaio su quelli di Via Luchino dal Verme (di questo passo entreremo con Viavai nel Guiness dei primati per la più alta percentuale di articoli sugli ibischi su  una rivista) stavolta per segnalare un fatto curioso e divertente. Lunedì 12 Febbraio passando con la macchina per via Bartolomeo d’Alviano, (una piccola stradina che collega la via Prenestina , dopo il piazzale Prenestino  e il distributore di benzina con Via Fortebraccio e il quartiere Pigneto) , sono stato colpito dall’insolita fioritura di alcuni esemplari di Hibiscus syriacus che adornano interamente e sui due lati la strada. Fioritura anticipata, (che solitamente avviene nel mese di giugno e si prolunga per tutta l’estate regalandoci fiori da brillanti colori lillà e viola) ed esagerata  (visto che questi fiori di febbraio erano particolarmente grandi, e dal colore intero bianco e celeste). Ho fermato la macchina, controllato da vicino la miracolosa fioritura e mi son reso conto che i fiori erano di carta. Entrato dall’ingresso laterale nella  Parrocchia di San Leone  Magno e grazie al gentile intervento del Parroco Don Vito  ho immediatamente svelato l’arcano. I fiori ( 2500) sono stati realizzati, utilizzando dei tovaglioli di carta  (bianchi,celesti e gialli),  da  dieci signore della Parrocchia (che hanno lavorato per questo tutti i pomeriggi per un mese)  in occasione dei festeggiamenti della processione della Madonna di Lourdes svoltasi  Domenica 11 Febbraio. Bellissimo, gaio, allegro e tanto più ecologico ( i fiori sono stati legati con dei laccetti ai rami degli alberi senza provocare danni agli stessi) l’effetto di queste macchie di colore nella fredda, ma piena di sole, seconda domenica di febbraio. Un effetto sorprendente e sbalorditivo che ricorda un incrocio tra l’ikebana e l’origami , con una visione movimentata e festosa, un segno augurale sulla primavera imminente e di sincera devozione spirituale verso la Madonna. Un evento assolutamente da ripetere nei prossimi anni. Grazie signore della parrocchia per il vostro lavoro certosino e per questo omaggio artificiale ma creativo alla natura e alla vita.

Antimo Palumbo

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