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La Vita degli Altri Settembre 2009 

Sfogliare i libri di  Storia è sempre  una buona abitudine per comprendere ciò che è successo in passato ed aver così più strumenti per capire il presente. E la Storia si sa non è fatta solo di date di battaglie ed armistizi ma anche di nomi, più o meno importanti, che riportandoci ad esperienze passate ci possano educare con i loro insegnamenti, a fare o non fare qualche cosa di giusto o di sbagliato. Ed oggi per coloro che ci amministrano: i sindaci, gli assessori, gli onorevoli politici,  in questa vita sempre più confusamente rapida c’è sempre meno spazio per occuparsi di questione storiche. Peccato. Perché per ciò che riguarda la situazione di Roma e dei suoi alberi, ci farebbe comprendere che siamo a un punto zero della sua evoluzione per essere ottimisti e sotto zero più realisti. Come ho già scritto in “Per una critica estetica degli alberi di Roma” uscito sul numero 6 della Rivista Silvae  Rivista tecnico Scientifica del Corpo Forestale dello Stato, ancora oggi a Roma : è più semplice trovare informazioni su quale bagno schiuma usi Demi Moore che sugli alberi che si trovano in Via Leone XIII, degli Acer negundo”. La città anche se grande e ricca di argomenti e spunti culturali di ogni genere sembra completamente abbandonata a se stessa per ciò che riguarda la cultura dei suoi abitanti verdi: gli alberi,  300 mila di cui 150 mila su strade pubbliche fino a qualche anno fa. Cerchiamo di analizzarne qualche argomento insieme attraverso nomi, e con ordine. Giacomo Boni per esempio, chi era costui? Grande storico ed archeologo e amico degli alberi, fusione di passione e conoscenza tra storia e natura ( lo potete vedere nella foto all’inizio dell’articolo) . Autore del Viridarium Palatinum , un giardino orto botanico organizzato secondo due ordini distinti : il vivaio della flora classica che accoglieva tutte le piante menzionate da Virgilio nelle Georgiche e nelle Bucoliche, da Plinio nella Naturalis Historia e che erano raffigurate nei dipinti di Pompei, del Palatino e della Villa di Livia; il giardino sperimentale che invece accoglieva nuove essenze. Un giardino delizia realizzato sul Palatino, il colle più antico ed importante della città, quello sul quale fu fondata Roma, e sul quale Boni abitava accogliendo Re, imperatori e Regine nelle visite ufficiali e sul quale ora è e sepolto sotto una palma (Phoenix canariensis) dove una semplice lapide e ce ne ricorda il suo nome. Un gesto voluto addirittura dal grande vate Gabriele D’Annunzio che il 14 Luglio del 1925 sul Popolo d’Italia perorava la sua casa a Benito Mussolini : “Tu forse non sai quanto io abbi amato il grande Giacomo Boni e quanto egli mi amasse nella religione di Roma e della sempiterna d’Italia. Oggi io ti domando per lui l’onora della sepoltura sul Palatino…”  “Chissà quale grande uomo o importante politico è stato sepolto sotto questa lapide”, si chiederanno gli ignari turisti stranieri che magari sbadatamente si trovano oggi a passare attraverso quelle aiuole recintate di basse siepi di bosso sul piano del Palatino con la sua vista mozzafiato sui Fori, “Chissà chi è stato quest’uomo”  che ancora oggi sembra guidare spiritualmente dall’alto la sua città che amava e conosceva perfettamente e che oggi è  governata da amministratori (e questo da diversi anni ormai) ormai dimentichi di ciò che vuol dire cultura degli alberi. Per comprendere questo vuoto abissale basti ricordare che sul Palatino , il colle che ospitava gli antichi e splendidi Orti Farnesiani dove fiorì per la prima volta, nel 1611 con semi portati da santo Domingo, un albero, dai fiori ricercati e profumatissimi, che da questo evento storico trasse il suo nome ovvero l’Acacia farnesiana di quest’albero non c’è traccia o storia. O meglio qualche anno fa ne è stato piantato un piccolo esemplare, che da qualche tempo è sempre più stantio e sembra vicino a fine immediata. Non dovrebbe forse un’amministrazione essere attenta ad occuparsi di promuovere i suoi tesori culturali ad ampio spettro? Pretendere un esemplare sano e robusto con un piccolo cartello che ne ricostruisce tutta la storia e vederla tornare a fiorire è un sogno ancora troppo lontano? E che dire invece degli altri innumerevoli Alberi monumentali che da secoli vivono nella città come i 12 Platani orientali  e il cerro magico e saggio di Villa Borghese, i Cipressi piantati da Michelangelo nella certosa delle Terme di Diocleziano, le Sequoie di Villa Ada, il Ginkgo biloba di Villa Sciarra o l’Araucaria bidwilli di Palazzo Brancaccio solo per citarne alcuni che vivono da diverso tempo senza essere censiti e protetti e che rischiano ogni giorno fini ingloriose come è successo per la storica e secolare Quercia del Quadraro, per la quale ci stiamo ancora battendo per poterla tornare a fare vivere? Non è forse assurdo che in una città come Roma dove tutto (monumenti, pietre, arredi architettonici antichi ) è censito, numerato e controllato non ci sia un censimento degli alberi monumentali? Come ho scritto in un articolo pubblicato qualche mese fa dalla rivista Viavai non è forse giunta l’ora di pensare ad una sopraintendenza degli alberi monumentali che non si occupi soltanto di censire e controllare ma anche di investire risorse economiche per mantenere e curare?.” Forse una quercia di 400 anni ha meno valore di un muro antico del secondo secolo dopo cristo?. E ancora,  tirando fuori altri nomi:  Guido Baccelli. Che ne è stato della sua memoria e presenza storica? Senatore, medico e umanista amico ed amante degli alberi e di Roma. I romani gli dovrebbero essergli grati due volte : intanto  per il fatto di essere stato tra i fondatori del Policlinico Umberto I (io sono uno di quelli che è nato lì) e poi perché è stato il creatore della Passeggiata archeologica. La città lo ricorda (o meglio non lo ricorda) con un monumento in pessime condizione in Piazza Salerno, ( che molti vorrebbero volentieri che si volatilizzasse visto che “impiccia” per la corsia preferenziale degli autobus) e un anonima via dietro le Terme di Caracalla. E’ stato il fondatore della festa dell’Albero una festa che negli anni ha perso sempre più spessore e importanza. Perché non pensare (come succede in tutte le nazioni civili e culturalmente attente, vedi l’Arbor Day in America) a riproporre una Festa dell’Albero che coinvolga non solo i bambini ma i grandi con non solo piantumazioni ma feste, incontri, conferenze, proiezioni di film e musica a tema ? Parafrasando un titolo alla Prokovief :  “Chi ha paura del Respighi cattivo?” . In quale cartella della memoria di questa città, sclerotizzata ormai dai suoi milioni di abitanti,  si trova il ricordo del poema sinfonico “I Pini di Roma” che il musicista emiliano, entrato a diritto nella Storia della Musica, dedicò agli alberi di Roma? Una città che a distanza di quasi 85 anni dalla sua composizione  sembra avere rinnegato queste presenze vegetali ed arboree e spettacolari che caratterizzano l’immagine  di Roma  e dove, sempre più, anche tra i tecnici che si occupano della gestione degli alberi si sta sviluppando la convinzione che i pini siano alberi che debbano essere cancellati dalla città perché poco sicuri?.  E ancora che dire invece di Alfred Kelbing direttore del Servizio Giardini nel lontano 1887 , esperto orticultore acquisito e scelto tra i migliori in Europa  attraverso una Concorso pubblico e internazionale  per  sistemare le bellezze floreali e arboree della città eterna  che dedicò la sua vita (pagandone le conseguenze con una morte prematura) per realizzare i giardini di Piazza Vittorio? E forse eccessivo ricordare che il verde di Roma si trova in questi giorni in mano a un Direttore del Servizio Giardini  persona “etica, buona e capace” ma che come tiene lui stesso a sottolineare “di alberi non ci capisce niente” e quindi costretto ad elemosinare consulenze dai suoi tecnici , che in quanto tecnici non hanno l’obbligo di occuparsi di cultura? Concludo quindi ricollegandomi a quello scritto all’inizio per ricordare  quali sono i compiti di  uno storico: ovvero , quelli di  produrre e fermarsi a riflettere su nomi, tornare nel passato, acquisire esperienze, riportarle nel presente e valutare e proporre possibili cambiamenti e nuove rotte. Oltre questo ( e non mi sembra poco) e seguendo la linea del potere magico delle parole e della ricerca dei segni che le compongono ( uno storico degli alberi è affascinato dai nomi botanici latini con i quali gli alberi vengono chiamati, parole spesso difficili come  quelle dell’albero della Tasmania Lagarostrobus franklinii  che prima o poi riuscirò a portare a Roma, adesso ancora non c’è)  che lancio un creativo quesito finale. Giacomo Boni, Guido Baccelli, trait d’union la sigla delle loro iniziali G.B. Che succederebbe per la cultura degli alberi di una città grande ed importante nel mondo come Roma se il governo dei suoi abitanti verdi che ci donano ogni giorno ossigeno e bellezza fosse in mano ad un  altro G.B. ovvero Giuseppe Barbera, professore di Dipartimento di Culture arboree  dell ‘Università di Palermo autore dei libri “Tutti frutti” e dell’ultimo “Abbracciare gli alberi”? Uno studioso e scrittore e allo stesso tempo specialista e storico degli alberi, amante ed amico degli alberi  e estremo conoscitore della loro cultura. Cambierebbero le sorti della cultura degli alberi e della loro cura in  una città le cui risorse economiche impegnate  per il verde cittadino sono sempre agli ultimi posti del bilancio ? “Non abbiamo i soldi” questo il ritornello che si è abituati a ripetere ed ascoltare. Ed è’ forse troppo chiedere il meglio? Perché una volta per diventare direttore del Servizio Giardini si facevano concorsi pubblici internazionali ed oggi è solo una carica da direttore amministrativo? Non è giunta forse l’ora di tornare a meritarci il meglio? Come fare? Semplice, intanto iniziare a pensarlo possibile e poi a richiederlo, certo Giuseppe Barbera probabilmente se ne starà beato e tranquillo nella sua calda Palermo, penso però  che per la città  di Roma  una nuova politica e cultura degli alberi  sia ineluttabile. 

Antimo Palumbo

 

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