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Alberopoli

Roma da leggere  Gennaio 2013

Son passati quasi otto anni dalla primavera del 2005,  quando,  nel depliant illustrativo dei primi Incontri con Alberi Straordinari che iniziavo a svolgere nelle ville del verde storico di Roma,  scrivevo queste  parole : “ Non esiste poi a Roma un Centro che si occupi di diffondere la cultura degli alberi : una libreria specializzata, un luogo fisico da contattare (via telefono o e-mail) nel caso remoto che a qualcuno venisse la curiosità di conoscere come si chiama l’albero, dai bellissimi fiori bianchi che vede ogni giorno sotto casa mentre parcheggia la macchina. Non sarebbe forse ora che anche a Roma nascesse un Ufficio Albero? Un luogo d’incontro per lo sviluppo non solo tecnico ma anche letterario, storico, conoscitivo, che si sviluppi con incontri con tecnici, scrittori, giornalisti legati alla “ cultura dell’albero “? Bisognerebbe pensare ad inserire nel contenitore di ciò che definiamo Cultura anche la parola albero…perché a Roma c’è la Casa del Cinema, la Casa del Jazz, ma nessuna Casa dell’Albero? “ Da allora , e per fortuna, molto è cambiato per ciò che riguarda la cultura dell’albero a Roma (e questo, spero in piccola parte, grazie anche al mio lavoro) però di Casa dell’Albero non ce n’è ancora oggi nessuna  traccia. Esiste però una Casa del Parco che si trova in via della Pineta Sacchetti, in un antico edificio, sviluppato  su tre piani, già di proprietà dei Torlonia e chiamato Casale del Giannotto. La Casa del Parco è una delle Biblioteche dell’ Istituzione delle Biblioteche di Roma che, grazie al lavoro di ricerca e acquisizione durato diversi anni e curato da Ennio De Risio, si è specializzata in libri che riguardano piante, alberi, giardini e giardinaggio. Un bellissimo spazio, gratuito e facilmente accessibile, da scoprire e frequentare (se già non lo state facendo). Proprio lì di fronte,  attraversando la strada, in via della Pineta Sacchetti 53, ci sta aspettando l’albero al quale dedichiamo questa puntata della nostra rubrica: un albero raro, dalla forma snella e flessuosa, che proviene dalla lontana e esotica Australia e risponde al nome di  Eucalyptus citriodora.  L’albero, che svetta in alto per quasi venti metri (ed è per questo facile da riconoscere) si trova nel giardino ricco di piante esotiche di Danilo Bitetti, botanico e paesaggista, del quale torneremo a parlare presto su queste pagine, ed è cresciuto da una piccola piantina messa a dimora nel 1995. L ‘Eucalyptus citriodora Hook. ( o Corymbia citriodora [Hook.] K.D. Hill & L.A.S.Johnson  come dovrebbe ora  chiamarsi secondo la nuova classificazione in vigore dal 1995 ) è un albero che , come la maggior parte degli Eucalipti,  proviene dall’Australia,  in particolare dalla regione dal clima temperato e tropicale del nord-est. Può crescere fino a 35 metri di altezza e si caratterizza per la corteccia liscia, che compone il suo tronco per tutta l’altezza dell’albero, dal colore bianco pallido che, in maturità, produce leggere screziature marezzate, che aumentano anno dopo anno, e la sua  chioma composta da foglie strette intrise di un forte odore di limone, dalle quali si estrae un olio essenziale (usato nell’industria alimentare e oggi prodotto principalmente  in Brasile e in Cina) il cui componente principale (ben l’ 80%) è essenza di citronella. Il nome della specie, citriodora, che deriva, dal termine latino “ citriodorus  “dal sapore di limone” ci informa proprio di questa sua curiosa particolarità. Di Eucalipti che sanno di limone a Roma ce ne sono solo due (l’altro , piantato anch’esso da Danilo Bitetti, si trova nei pressi della Cassia in una strada di fronte al cinema Ciak) perché non andare a trovarli?

Antimo Palumbo

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Alberopoli

Roma da leggere Gennaio 2013

Qual è l’albero perfetto? Esiste un albero perfetto? A queste domande si potrebbe tentare di dare una risposta facendo un paragone tra albero e uomo. L’albero perfetto così come l’uomo perfetto  (uomo inteso come umano e quindi maschio/femmina) è quello capace di esprimere al meglio il suo carattere. Un uomo libero di esprimere il suo carattere ( un timido che vive la sua timidezza con grazia e dolcezza per esempio o un estroverso ricco di carica positiva che esplode in  grandi risate) è uomo perfetto, e nell’espressione della sua perfezione armonica porta bellezza e gioia alle persone con le quali entra in relazione. Ecco, la stessa cosa si potrebbe dire degli alberi perfetti e  quindi belli.  Così come ogni uomo, anche ogni albero ha un suo carattere e il carattere degli alberi è dato dal portamento con il quale sono strutturate le ramificazioni (o palchi) che compongono la sua chioma, che è diverso da genere a genere. Di questo ne sono consapevoli in molti (vedi i due splendidi libri  “ L’Architettura egli alberi ” di Cesare Leonardi,  Mazzotta   e “ L’ arte di conoscere gli alberi ” di Simon Jacques, Mursia ) tranne però alcuni amministratori di società che si occupano di verde urbano (e che prendono gli appalti dai Comuni) che, ancora oggi,  utilizzano “potatori ignoranti” (nel senso che ignorano come funziona un albero ) che  si improvvisano “eroi della capitozzatura” pelando senza nessun criterio intere alberate stradali. Una pratica questa, la capitozzatura, che oltre ad essere dannosa e anti-economica (l’albero si ammala e dopo qualche anno va cambiato) è profondamente contraria a qualsiasi grado o minimo criterio di estetica. Un albero capitozzato è un albero che ha perso la sua forma e il suo carattere e contribuirà, in quanto albero brutto, a trasmettere negatività nei confronti di chi lo vivrà (noi umani passanti) negli anni a venire. Nello splendido Parco degli Acquedotti a Roma , un luogo magico e importante per la nostra città,  uno dei pochi luoghi di Roma rimasti integri rispetto al passato, nel quale si possono ancora vivere le atmosfere romantiche ricercate dai viaggiatori europei del Grand Tour a metà dell’Ottocento ( vedi i paesaggi immortalati nei quadri di Ippolito Caffi e Johan Jacob Frey rimasti a tutt’oggi immutati) vive un leccio, Quercus ilex L., una quercia sempreverde, espressione tipica della macchia mediterranea, che,  per la forma della sua chioma,  verde, simmetrica e globosa, possiamo considerare un albero perfetto. Un albero facile da incontrare e da  visitare. Per farlo si parte dall’ingresso di via Lemonia – dove c’è il parco giochi – all’altezza del casotto di legno del Parco si segue un viale di terra battuta, poi  si superano gli archi bassi dell’acquedotto dell’Acqua Marcia e l’albero perfetto vi comparirà alla vostra sinistra. Una volta vicini alla piccola Quercia sempreverde passate un po’ di tempo a osservarla, toccarla e viverla e probabilmente sarete avvolti dal sentimento della sua bellezza e perfezione simmetrica. Un’immagine simmetrica simile a quella al quale  si deve esser ispirato,  nel lontano 1991, anche Achille Occhetto quando si trovò a scegliere il nuovo simbolo del  Partito Democratico della Sinistra, di cui era  segretario. Una scelta che cadde sulla Quercia per le sue caratteristiche, espresse sinteticamente in forza,  bellezza e  resistenza,  ( un Leccio può vivere anche fino a cinquecento anni) che dovevano rappresentare l’immagine del nuovo corso di un grande partito italiano. Anche se la Quercia immaginata da Occhetto probabilmente non era un Leccio ma una Farnia (Quercus robur L.) quella del Parco degli Acquedotti gli assomiglia molto. La bellezza non esiste solo nella cultura degli uomini ma è sparsa tra le meraviglie della natura, nostro compito è di andare a cercarla.

Antimo Palumbo

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