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Viavai Dicembre 2006

E’ questo il periodo dell’anno ( nel passaggio dall’autunno all’inverno), per occuparsi in città della potatura degli alberi, che vanno in  riposo vegetativo, e possono  quindi essere trattati senza provocare danni. Alcune considerazione sulla potatura degli alberi ci dicono che : un albero che vive in un parco o in campagna, teoricamente, non ha bisogno di essere potato ( ci pensa la natura con i suoi elementi : vento, fulmini, pioggia) e spesso  la sua bellezza  (e grandiosità ,nel caso di esemplari monumentali) nasce dal fatto che è stato poco “toccato dai ferri”. Mentre per un albero che vive in città , (e per gli alberi da frutto- in particolar modo per quelli “da allevamento” come le mele della Val di Non, dove la potatura serve ad accelerare e a migliorare la produzione) la potatura è invece inevitabile e questo per garantire la sicurezza di chi ci passa sotto o la visibilità di chi ce li ha confinanti con le proprie finestre. Ad Ottobre abbiamo assistito alla potatura dei  ligustri in Via Acqua Bullicante “finalmente potati”riprendendo l’espressione di chi aspettava questa operazione da diverso tempo,  con due modalità diverse :  una più rada e radicale   a beneficio dei  commercianti ai quali le verdi e lussureggianti chiome coprivano  le insegne dei negozi e che dicono : “ se pago la tassa sull’insegna e l’albero me la copre perché dovrei continuare a pagarla?” e l’altra più naturale, che riduce il volume della chioma. Poi sono stati potati, a Casalbertone,  prima i Crataegus di Via Baldassarre  Orero e poi  altri ligustri di Via Galliano (che erano diventati una giungla…) i secondi con una potatura radicale simile a quella di Via Acqua Bullicante . Una  potatura (che anche se non è dannosa per gli alberi) provoca nelle vie nelle quali sono state effettuate  un effetto  antiestetico e surreale: tanti rametti che si spingono verso l’alto con attaccata qua e là qualche foglietta (adesso a distanza di appena un mese le piante hanno  già reagito  “per fame” producendo  un ‘enorme quantità di piccolissime foglie)  Questa potatura radicale, si rende però necessaria per l’impossibilità di colmare il ritardo sull’intervento degli addetti alla potatura (presenti in numero limitato in ogni municipio) e la quantità degli alberi da trattare per privilegiare così un “taglio a zero” che riduce nel tempo il numero degli interventi . Ma  non è su questo che voglio concentrare la mia attenzione, ma sul fatto che ancora ci capita di assistere alla “fiera del capitozzo”con  innumerevoli esempi ( che quando ne capiterà l’occasione denuncerò con le foto su Viavai)  della messa in pratica della capitozzatura  (tecnicamente potatura a “sgamollo”) e che consiste nel potare l’albero tagliando  porzioni di ramo superiori ai 15/20 centimetri di diametro. Effettuata in maniera sconsiderata da giardinieri o pseudo-giardinieri privati (il servizio giardini non capitozza!) che  riducono alberi a tronchetti , mutilandoli dei rami (un primo passo per sbarazzarsi di alberi scomodi) provocando un’offesa all’occhio e alla sensibilità comune che vede nell’albero invece (oltre alla sua utilità per la produzione di ossigeno e la rimozione dello smog),  un esempio di gioia, vitalità e civiltà’, una pratica che come già scrivevo nel numero di Aprile : “è antiestetica e pericolosa per l’albero per quattro motivi : 1 . dal taglio si apre la strada ad organismi cariogeni che attaccano l’albero  indebolendolo e portandolo alla morte; 2. togliere le foglie significa affamare l’albero che paradossalmente produce più foglie ed è più esposto ai marciumi radicali causa principali di crollo d’alberi; 3. i rami nati sui capitozzi sono inseriti più debolmente e quindi più fragili e si possono spezzare: 4. la ricrescita di rami tozzi e corti rende la chioma più pesante e più suscettibile all’azione del vento con l’aumento della possibilità di schianto nel caso di tempeste” .Ai primi due posti di questa fiera , da eliminare e combatteree, troviamo due esempi che riguardano gli eucalipti, (alberi solitamente capitozzati perché molto resistenti e dalla rapida ripresa vegetativa) : quelli che circondano i campetti di calcio del nuovo impianto di Villa De Sanctis ( è una bella scocciatura star sempre a togliere e a pulire foglie e piccoli coni appuntiti naturali su un verde tappeto sintetico) ; e quelli del condominio del Casilino Uno in Via Galeazzo Alessi, presenze spettrali e inquietanti, per chi ci passa accanto,  specialmente  se confrontati con il loro “fratelli fortunati ” che vivono, ricchi di foglie rumorose e festose mosse dal vento, nel terreno limitrofo delle suore missionarie di Calcutta. Concludo , con un invito poetico a riportare alla  ragione “gli uomini dalla sega facile” e a dimettersi da questa pratica incivile  : “ giardiniere privato distratto ,abbonda se vuoi la mattina con caffè ed il maritozzo ma ti prego rifuggi , non fare il matto, dalla barbara pratica del capitozzo”

Antimo Palumbo

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