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Roma Ottobre 2015

Era il Giugno del 2008 quando per la prima volta ho sentito parlare degli effetti micidiali prodotti sulle palme dalle larve del punteruolo rosso il Rynchophorus ferrugineus Olivier un coleottero che ( come ci informano i sue due nomi generico e specifico) porta una livrea color ruggine e un rostro ricurvo. Le sue larve che svernano sulla parte apicale (ma anche nello stipite) della palma nutrendosi con avidità del suo materiale vegetale, attaccando e distruggendo la gemma apicale (quella che fa crescere in altezza la palma) ne provocano (visto che la palma è una monocotiledone e ha solo crescita primaria senza gemme avventizie che possano rimpiazzare la distruzione della gemma apicale) la sua morte. Il primo attacco documentato a Roma si è svolto , proprio nel 2008, a spese di una Washingtonia filifera nel quartiere residenziale dei Villini al Pigneto. Da allora diversi sono stati gli articoli che ho scritto, le battaglie portate avanti, insieme al movimento dei Palmiers , del quale sono stato il creatore. Battaglie che hanno portato alla manifestazione nazionale (l’unica mai fatta in Italia) che si è svolta a Piazza Venezia Martedì 27 Aprile del 2010. Una manifestazione nella quale, come Palmiers, chiedevamo lo stato di emergenza nazionale per un epidemia “virale” partita dalla Sicilia e salita, lasciandosi alle spalle desolanti immagini di palme morte con foglie adaggiate e secche, un po’ alla volta verso il centro e poi il nord italia e la costa ligure (coste occidentali e lungomari tirrenici e coste orientali e lungomari adriatici compresi). Oltre allo stato di emergenza nazionale chiedevamo un intervento economico da parte dello Stato, un intervento economico per creare luoghi di raccolta per la distruzione (grazie a macchine speciali che triturano le parti della palma tagliata) delle palme infette e per aiutare i proprietari di palme ad affrontare questo loro piccolo dramma. Il proprietario di una palma , infatti, oltre a subire la morte della sua amata palma (spesso avuta in eredità familiare e con un età in certi casi superiore ai cento anni) subisce la beffa di doversi occupare (senza che lui sia responsabile) della rimozione delle sue parti infette , fatta a norma da ditte specializzate, con un costo proibitivo (oggi, visto che ancora la lotta obbligatoria è attiva, ma alcuni stanno chiedendo di toglierla, costa intorno ai 2000 euro a palma). Richieste alle quali da parte della stato italiano non c’è mai stata risposta. Sarà bene quindi ricordare che i governi che si sono succeduti in questi anni in Italia (e la storia ne trarrà domani le conclusioni) sono i veri responsabili della morte delle migliaia, se non milioni, di esemplari di palme (in particolare della specie Phoenix canariensis) in tutta Italia. Una strage senza precedenti che ha cambiato per sempre l’immagine della verde bellezza di alcune tra le più importanti città italiane (Palermo, Napoli, Roma etc…). Qual è la situazione attuale? Finora ancora non è stato trovato un rimedio contro il punteruolo rosso o una antagonista naturale che lo possa combattere (come è successo invece con la vespa galligena che ha attaccato tutti i Castagni italiani e che ha trovato nel Torymus sinensis un valido ed efficace metodo di cura naturale) Attualmente per ciò che riguarda , per esempio, le palme di Roma (chiamata nel passato, ma oggi non lo è più, da Fulco Pratesi, “ una città all’ombra delle palme”) dopo aver subito in questi sette anni un continuo attacco dell’azione nefasta delle larve del punteruolo, che ha portato alla morte di migliaia di palme in tutta la città, (con un cifra stimata intorno al 70 % delle sue palme, basti pensare che nella centralissima Villa Celimontana ce n’erano quasi 20 e oggi non ce n’è neanche una) la situazione odierna ci dice che tutte quelle che vengono curate (con un trattamento periodico fatto con l’aspersione in chioma con un mix di fitofarmaci, che ha un costo di 500 euro annui a palma) hanno buone possibilità di vivere, ma non appena il trattamento si dovesse interrompere quelle palme sono condannate a morte sicura. Quindi sì sono vive, ma in realtà lo sono perché sotto trattamento chimico : “ stanno bene sì, ma perché fanno la chemio”. Alcune buone notizie mi sono giunte nei mesi scorsi a proposito di spedizioni in Vietnam effettuate da un team di entomologi italiani per trovare degli antagonisti naturali che possano attaccare il coleottero nello stadio larvale. Confido nella scienza e nel fatto che presto giungeranno risultati scientifici soddisfacenti per combattere il punteruolo, ancora oggi però e anche nel passato spesso, a una situazione di emergenza (In particolare quando non c’è lo stato che interviene, per esempio dopo un terremoto) l’uomo, o meglio alcuni uomini spinti da bassi istinti, tende a rispondere all’emergenza con delle azioni di sciacallaggio. E così come nel passato ai tempi della peste milanese c’erano i monatti ( che si dividevano con chi li chiamava la metà dei beni dei pazienti colpiti dalla peste ) oggi è sempre attiva la presenza delle ditte (di giardinaggio ma non solo), che si occupano di fare interventi chimici preventivi contro il punteruolo. E se si dovesse trovare una soluzione scientifica a questo grave problema, questa significherebbe un freno d’arresto per la “nuova economia”, che oggi in Italia fattura milioni di euro, dei trattamenti chimici contro il punteruolo, una nuova economia che ha un impatto fortemente negativo sull’ambiente incidendo sulla vita di quelle specie, uccelli, insetti, che sulle palme ci abitano (o meglio ci abitavano). Riuscirà la scienza (e l’amore per la bellezza del patrimonio storico e culturale che la presenza delle palme nelle città italiane ci danno) a vincere l’interesse speculativo (quello che mira ai soli interessi personali) degli uomini? Io penso in positivo e lo spero.
Antimo Palumbo

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Roma 4 Agosto 2015

Signor Presidente,
sono Antimo Palumbo, saggista e storico degli alberi e Presidente dell’Associazione Adea amici degli alberi di Roma. Mi permetto con questa lettera di chiederLe di non firmare il DDL 1577 che prevede all’art. 8 la soppressione del Corpo Forestale dello Stato. Il Corpo Forestale dello Stato è un’Istituzione che da 193 anni protegge l’ambiente.”Pro natura opus et vigilantia” questo è il motto che si può leggere nel suo stemma, un motto che migliaia di forestali negli anni hanno onorato giorno dopo giorno a costo di sacrifici. Molti dicono che in realtà questa legge non cambia nulla perché il Corpo Forestale dello Stato verrà assorbito dall’Arma dei Carabinieri. Ma come è possibile storicamente ( e la sua eventuale firma che avallerà la cancellazione del Corpo Forestale dello Stato senz’altro entrerà nella storia dell’Italia) che un Corpo così antico, ricco di storia, cultura e tradizione possa confluire in un’Arma altrettanto ricca di storia e tradizione ma che per statuto e genesi si origina da diversi presupposti?. Come può un forestale improvvisamente e senza che l’abbia scelto cambiare il suo senso di appartenenza a un Corpo e dal motto “Pro natura opus et vigilantia” passare a quello che caratterizza l’Arma dei Carabinieri ovvero “Nei secoli fedele”? A che cosa dovrebbe essere fedele il forestale, a un’Arma nella quale è stato fatta confluire in seguito a una legge di un governo che non conosce la Storia? Fedeltà vuol dire (secondo il dizionario italiano) credere,seguire con dedizione un’idea politica, un partito, una squadra sportiva. Quale fedeltà ci si può aspettare da un forestale che ha passato la sua vita nei boschi (o in città a difesa del verde) che all’improvviso si trova (senza che l’abbia scelto) ad essere Carabiniere? Certo potrà obbedire ai comandi, rispondere signorsì. Ma la storia ci insegna che tutte le grandi battaglie (anche quelle impossibili) sono state compiute da eserciti e schieramenti che in mente e nel cuore avevano un ideale. Per questo che pensare a una riforma del genere significa non solo essere irrispettosi nei confronti di migliaia di uomini che negli anni hanno servito con lealtà. amore e dedizione gli alberi e le foreste in Italia, ma anche essere fuori della Storia, un essere fuori della storia che non potrebbe far bene al futuro di questo nostro Paese.
Pertanto Le chiedo di non firmare il DDL 1577 che prevede all’art. 8 la soppressione del Corpo Forestale dello Stato.

Antimo Palumbo

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Contatti : antimopalumbo@hotmail.com