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Viavai Dicembre 2008

Si allarga a macchia d’olio nella città e nel VI Municipio l’epidemia del Rynchophorus ferrugineus, il punteruolo rosso , un coleottero che attacca le palme (preferendo gli esemplari maschi delle Phoenix canariensis, le palme più diffuse in Italia) e che una volta che le ha scavate nella parte tenera (un lavoro compiuto dalla femmina, mentre il maschio è il colonizzatore, quello che sceglie la palma) e depone le uova (circa 300) , all’interno di un ciclo riproduttivo che dura dai tre ai quattro mesi con le sue larve che si nutrono del tessuto della piante,  può arrivare a distruggerla completamente. La diffusione oramai lenta ma progressiva (ne abbiamo già scritto su Viavai per il primo caso  riscontrato ai Villini in un articolo nel numero di Luglio/Agosto) è diventata emergenza in tutta la città. Ultimo caso ,ancora sotto gli occhi (è impressionante la vista della palma ormai attaccata e “spacciata” nel suo tipico portamento adaggiato , appiattita e con le foglie ingiallite che cadono verso il basso) è quello che ha colpito cinque palme (tutti maschi) nel complesso delle Suore della Misericordia in Via Alberto da Giussano. Due sono state le cause di questa diffusione, che se non si trova un rimedio immediato ( in primavera sulle palme comunali c’è stato un intervento fatto con un trattamento di endoterapia – punture di Vertimec , un insetticida che contiene Abamectina alla base della palme- del quale ancora non si conoscono gli esiti) potrebbe portare, come è già successo nel litorale pontino, alla scomparsa delle palme in città (servirebbero quindi per questo maggiori stanziamenti o interventi da “calamità naturale”). La prima causa è dovuta ai blandi interventi che sono stati effettuati per contenere l’epidemia e la seconda (ben più grave) al fatto che la maggior parte dei proprietari delle palme colpite da punteruolo rosso (che secondo il Decreto Giunta Regionale 390/07 del 5 Luglio 2007, che regola lo smaltimento delle piante malate -vedi box accanto-devono “accollarsi” l’onere delle spese per la rimozione e lo smaltimento delle parti malate ) non si sono attenuti a rispettare lo smaltimento a norma secondo il decreto ( visto che la spesa per la rimozione a norma non è inferiore ai 700 euro) affidando l’operazione a “giardinieri che fanno risparmiare” e che non attenendosi alle indicazioni scrupolose contenute nel decreto, nel momento del taglio e della rimozione fanno volare i coleotteri che vanno a colonizzare (infestandole) altre palme. E’ incomprensibile come non ci sia stato e non ci sia da parte della Regione o del Comune: 1. un servizio con addetti specializzati; 2. una minima partecipazione o facilitazione alla rimozione delle palme malate (molte resti di palme sono stati trovati in discariche improvvisate in tutta Roma buttati in tutta fretta di notte) per i proprietari delle palme, già shockati per la perdita di un bene così prezioso (una palma di 60 anni vale più di 10.000 euro e a differenza di un albero si può spostare con un 90 % di percentuale  di attecchimento). Le palme rimosse vanno infatti portate in discariche private certificate nelle quali subiscono un processo di triturazione  ( e per quel che ne sappiamo a Roma non ci sono, la più vicina è a Monterotondo). Abbiamo intervistato a questo proposito Raffaele Fabozzi, agronomo paesaggista, che da diversi anni si occupa professionalmente delle problematiche fitopatologiche e della stabilità delle piante in città, che si sta occupando dell’intervento di rimozione sulle palme di Via Alberto da Giussano, chiedendogli alcuni consigli sui comportamenti da adottare nel caso di una palma colpita da punteruolo rosso. “Diverse sono le regole alle quali attenersi : intanto evitare le potature ai limiti dello stretto necessario; controllare periodicamente lo stato e il portamento della palma. In questo controllo visivo tre sono i fattori ai quali prestare attenzione per diagnosticare la presenza del coleottero 1. l’inusuale squilibrio della chioma con asimmetria fogliare; 2. decolorazione della foglia o colore spento 3. portamento adaggiato  con le foglie cadenti verso il basso. Una volta che dalla diagnosi risulta la presenza del coleottero (in stato avanzato) la parte malata della palma va rimossa e per questo : 1. rispettare scrupolosamente le regole descritte nel DGR 309/07 ; 2. affidarsi ad agronomi e ditte specializzate alle quali richiedere la “dichiarazione da parte dell’impresa che certifichi l’osservanza delle norme di smaltimento”. Per ciò che riguarda il taglio e lo smaltimento della palma va ricordato che non è necessario eliminare tutta la pianta (un intervento che presuppone un costo maggiore) ma solo la parte malata , e cioè tutto l’apparato fogliare e parti del tronco scavate dalle larve del coleottero. E’ molto più difficile tagliare, con la motosega, il tronco di una palma (quando è ancora ricco di linfa) che quello di un albero, mentre dopo qualche mese o anno, (una volta seccato) sarà più facile rimuoverlo.”

Antimo Palumbo

 

 

 

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