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Alberopoli

Roma da leggere Marzo 2013

Questa puntata di Alberopoli sarà al fulmicotone. E’, quest’ultima, un’ espressione che avete sentito tante volte; però proprio adesso non sapete, o vi ricordate, il suo significato? Ebbene, vi aiutiamo subito, svelandone il suo significato: il fulmicotone o nitrato di cellulosa è un esplosivo scoperto, attraverso diversi esperimenti, a partire dal 1845, dal chimico tedesco Christian Friedrich Schönbein che, come internet ci informa, “ mescolò acido nitrico con acido solforico, creando un prodotto, chiamato miscela nitrante, lo fece reagire con la carta che risultò esplosiva. Dato che la carta in quel periodo era prodotta con fibre derivanti da stracci, Schönbein decise di partire dalle singole materie prime, fece reagire la sua miscela di acidi sul cotone e scoprì che colpendolo con un martello esplodeva ed a contatto con un filo rovente poteva essere incendiato. Schönbein aveva così scoperto Il cotone fulminante o fulmicotone, un esplosivo che derivando dalla nitrazione della cellulosa oggi viene comunemente chiamato nitrocellulosa.” Un articolo esplosivo, quindi, penserete? Tutt’altro, perché oggi parleremo di carta, cellulosa (come abbiamo visto, ingrediente principale del fulmicotone) e di una splendida e antica sughera centenaria che ha la particolarità di ospitare una piccola statua, illuminata anche di notte, della Vergine della Rivelazione. Ma andiamo con ordine. Come avete letto nel testo in corsivo sopra riportato, molti non sanno (o immaginano) che l’uso di utilizzare gli alberi e le loro fibre presenti nel legno (la lignina e la cellulosa) per fare la carta (i tre principali sono i Pioppi, gli Eucalipti e i Pinus radiata) è un’invenzione che risale al 1846, grazie all’apparecchio per la sfibratura messo a punto dal tedesco Heinrich Voelter. Fino ad allora per fare la carta si utilizzavano vari materiali: in Europa erano gli stracci (di lino, canapa e cotone) procacciati dagli “stracciaroli” (un lavoro onesto e ben remunerato allora) che mandavano avanti la crescente industria manifatturiera della carta ( costretta però a subire lunghi periodi di crisi durante le numerose epidemie, in particolare di peste, nelle quali si era costretti a bruciare i panni degli infettati). Prima ancora si erano utilizzati il papiro (dagli egiziani e poi dai romani che oltre al papiro utilizzavano anche la pergamena, fatta con pelle animale opportunamente trattata) e la corteccia del Gelso da carta, la Broussonetia papyrifera (L.) Vent. (in Cina) dalle fibre lunghe e resistenti opportunamente macerate e poi trattate. Agli inizi del ‘900 in Italia avere una riserva continua di materia prima per produrre la carta, ovvero la cellulosa (un polisaccaride, quindi un carboidrato – come quelli dei quali non bisogna esagerare se no il dietologo ci bacchetta – presente nella parete cellulare delle cellule vegetali) era risorsa fondamentale per mantenere stabili i prezzi dell’industria italiana dei giornali. Ed è proprio con questo scopo che il 13 giugno 1935 nasce l’Ente Nazionale per la Cellulosa e la Carta, un Ente che durerà anche dopo la guerra, fino al 1994, anno della sua liquidazione. La sua sede romana istituita nel 1953, il Centro di sperimentazione Agricola e Forestale di Roma (CSAF), dedicata allo studio, la divulgazione culturale e alla sperimentazione degli alberi da coltivare si trovava in località Casalotti, sulla via Boccea. Una parte di quest’area attraverso diversi passaggi (ma anche importanti battaglie ecologiche) è diventata nel 2006 “ Monumento Naturale Parco della Cellulosa”. All’interno di questo splendido monumento naturale è presente un Eucalipteto spettacolare, con Eucalipti, di diverse specie, alcuni dal tronco completamente bianco ed alti anche trenta metri (per questo sembra di essere in Australia)uno spazio che necessita di immediata valorizzazione, cura e salvaguardia. Ed è proprio nei pressi del parco che si trova l’albero al quale, come accennato in precedenza, oggi dedichiamo la nostra attenzione: una sughera, una Quercus suber L. che non ha mai subito la demaschiatura (la decortazione della corteccia con la quale si produce il sughero) dal tronco quindi molto grande e ricco di fellogeno suberoso. Un albero dalle dimensione notevoli (non le ho però misurate) più che centenario e probabilmente relitto di un’antica foresta o boschetto di sughere presenti nella zona nel passato che ha due strane particolarità. La prima è quella di trovarsi proprio in via della Cellulosa (quale nome migliore potrebbe esserci per una via che ospita un albero importante?). La trovate poco prima dell’incrocio (con semaforo) di via Boccea, in mezzo alla strada, subito dopo una rotonda con aiuola risistemata da poco. La seconda è quella di portare sul suo tronco, su un basamento fatto in legno, la piccola statua della Vergine della Rivelazione, la Madonna che apparve miracolosamente nel 1947 a Bruno Cornacchiola alle Tre Fontane (dove oggi è sorto un santuario, luogo suggestivo di spiritualità e preghiera). Una piccola statua, illuminata con una luce blu anche di notte, che è stata sistemata qualche anno fa sull’albero da Alfonso Marchi, meccanico ma anche giardiniere appassionato (è lui che ha risistemato con fiori colorati l’aiuola della rotonda di fronte all’albero). Una visita alla “ Sughera solenne” di via della Cellulosa (perché santificata da un gesto nobile di devozione e amore) può aiutare a prendersi il tempo per una preghiera miracolosa e anche per incontrare (se poi si visita anche l’Eucalipteto del Parco) degli alberi veramente straordinari.

Antimo Palumbo

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