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Viavai Novembre 2010.

E’ una finale di Coppa dei Campioni, due squadre che si sfidano, ritmi e nervi serrati, diverse ammonizioni e qualche espulsione , novanta minuti di gioco effettivo e il risultato e ancora in parità , zero a zero le reti son rimaste inviolate. Il terzo uomo alza il cartello che indica il recupero,   tre minuti possono bastare per portare a casa una coppa e il risultato. E al novantaduesimo minuto, quando gli allenatori già stanno pensando a preparare la lista dei rigoristi, avviene l’impensabile, un colpo di testa in tuffo e il centravanti della squadra azzurra fa gol. Salva è la squadra, salvo l’allenatore e il presidente. Tutti in delirio felici e contenti. Ecco così sembra sia successo a Roma in questi giorni per ciò che riguarda la situazione degli alberi e del suo verde. Un colpo di testa in tuffo infatti mi è sembrata la dichiarazione dell’ Assessore all’Ambiente Fabio De Lillo  per ciò che riguarda il nuovo piano di piantumazione che partirà dal 25 Ottobre prossimo  e che vedrà investiti la bellezza di 1 milione e 650 mila euro,  fondi trovati grazie a Roma Capitale, per piantumare 7000 nuovi alberi in città. Questi alberi saranno, sempre secondo il comunicato dell’assessorato,  dei  lecci, tigli,platani, frassini, cipressi , roverelle  ed andranno ad aggiungersi agli altri 1650 piantati da marzo a maggio scorso. Bene, si piantano degli alberi a Roma, non possiamo che essere contenti. Peccato che però dall’insediamento della nuova giunta Alemanno e  partendo dalla priorità sicurezza ci sia stato, a livello pubblico e privato,  per ciò che riguarda gli alberi un massacro senza precedenti nella storia degli ultimi cinquant’anni della capitale( i privati “dicono se tagliano loro noi che stiamo a guardare?” E zac anche loro via alla motosega). Un massacro chiamato dall’Assessorato “restyling”  che si è svolto ad ampio raggio e ha visto coinvolti un numero incalcolabile di alberi (l’elenco  è veramente senza fine ) che sono stati tagliati, abbattuti, potati radicalmente (spesso nel periodo sbagliato) in alberate, parchi, ville. Quest’azione continuata ed evidente di accanimento nei confronti degli alberi “rei di essere poco sicuri” ha suscitato le proteste e  lo sbigottimento da parte di  migliaia di cittadini, che sono state riprese periodicamente dagli articoli dei giornali (e di questi giorni la notizia della formale diffida inviata dal Codacons al Comune e al 19esimo Municipio per opporsi all’abbattimento e alla potatura degli alberi di viale Tito Livio).Ed ecco però quando il malumore potrebbe diventare crisi politica che tutt’a un tratto sbuca la notizia che fa scalpore, il colpo di testa all’ultimo minuto, settemila nuovi alberi: gol. E noi siamo contenti quando si fa gol ed esultiamo quando si piantano alberi. Ma analizziamo meglio questa notizia raffrontandola anche a quello che sta succedendo nel VI Municipio dove grazie ad uno stanziamento di 130.000 euro   della precedente Giunta regionale di centrosinistra, sotto la supervisione del Servizio Giardini del Comune di Roma, sono stati piantati 500 nuovi alberi (Fraxinus excelsior L. Pyrus calleryana Decne.Chanticleer – su questo ho già scritto un articolo ad Aprile) mentre altri 200 verranno piantati ,subito dopo la conclusione dell’iter burocratico appena avviato dal Municipio per l’utilizzo dei ribassi d’asta, in diverse vie del Vi municipio come via Rovino d’Istria, viale della Serenissima, via dei Quintili,.Senz’altro “è’ davvero un’operazione ambientale di altissimo livello” come ha dichiarato il Presidente del Municipio Gianmarco Palmieri, un’operazione  che considera gli alberi come beni comuni fondamentali per la qualità della vita in città, apportatori di ombra, ossigeno e bellezza.  Facendo un po’ di conti, però,  scopriamo che ogni albero costa dai 235 ai 260 euro, un bel costo davvero,  e che su ognuno di questi ci sarà una garanzia di due anni nel caso non attecchisca. Ecco, la domanda che ci facciamo è :  chi si occuperà di controllare questa garanzia? E chi si occuperà di curarli per vederli diventare grandi? Il 12 Marzo di quest’anno il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sembra aver dato una risposta chiara in tal senso. Nel Disegno di legge  approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (attualmente ancora non convertito in legge) si impone, infatti,  ai comuni di effettuare un censimento degli alberi piantati nelle aree pubbliche con un “bilancio arboricolo”che due mesi prima del termine del mandato il sindaco dovrà rendere pubblico evidenziando il rapporto fra gli alberi piantati all’inizio ed alla fine del ciclo amministrativo. Un “bilancio arboricolo”, ma che gran bella cosa. Avremo quindi  la possibilità (e la fortuna, visto che questo finora non è mai successo) tra due anni, (e due mesi prima del suo mandato) di sapere dal nostro Sindaco quanti di questi settemila alberi che verranno piantati sono morti e quanti sono ancora vivi? Se questo succederà, per ciò che riguarda gli alberi di Roma, la Coppa dei Campioni è assicurata, senza colpi di testa all’ultimo minuto.

Antimo Palumbo  

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Wikio Novembre 2010

Ha ragione probabilmente il mio amico Federico, paziente e analitico ricercatore, quando, parlando della facilità con la quale si riesce a trovare informazioni, conoscenze culturali e scientifiche su internet ( e quindi della sua democraticità) ,  mi metteva in guardia sulla necessita di controllare l’autenticità delle fonti e del loro contenuto. Spesso una notizia, anche se  falsa o sbagliata,  una volta che viene cristallizzata e “autentificata” su qualche sito ufficiale grazie al copia e  incolla inizia a girare sui siti più disparati portando, piuttosto che a informare, a disinformare. Mi ha incuriosito, a questo riguardo, la notizia del Bunga bunga, una pratica sessuale dai contorni ancora indefiniti, che sta girando in queste ore in rete in seguito alle dichiarazioni di una certa Ruby Rubacuori e in particolare l’accostamento fatto in un articolo del Corriere della Sera (giornale sembrerebbe serio ed attento)

http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_28/bunga-bunga-berlusconi-ruby_b7c597ce-e267-11df-8440-00144f02aabc.shtml

con  la foto di una quelle meraviglie della natura che noi appassionati di  botanica, andiamo a ricercare, l’Amorphophallus titanum. Intanto non posso non notare che  il nome della specie nell’articolo è errato,  titanium (come il nome di una famosa marca di pentole) invece che titanum. E questo già inizia un po’  a  innervosirmi. Poi scopro che l’accostamento di questa immagine è semplicemente  legato ad un’omonimia  tra il nome (bunga bangkai) con la quale l’Amorphophallus titanum Becc. ,  che a tutt’oggi viene considerato la più grande infiorescenza del mondo e orgoglio della ricerca scientifica italiana visto che a scoprirlo e  nominarlo è stato il grande  botanico Odoardo Beccari, veniva originariamente chiamato a Sumatra   e bunga bunga la pratica sessuale venuta alla ribalta grazie alle dichiarazione di Ruby. A questo punto il nervosismo si trasforma in inquietudine quando scopro,  leggendo subito dopo, il significato della parola  bunga bangkai: cioè “fiore cadavere”. Eros e thanatos, amore e morte,  tutti ingredienti penso che potrebbero essere adatti  per un melodramma o una fiction dall’audience assicurata. Macché, magari. Noi, infatti,  che siamo più interessati ai fenomeni della natura piuttosto che ai fenomeni mediatici, sappiamo che il motivo del nome (fiore cadavere) nasce dal fatto che questa infiorescenza,  che può arrivare anche a tre metri di altezza, per richiamare insetti impollinatori, che altrimenti non se la filerebbero, è costretta a produrre un odore particolarmente sgradevole che ricorda quello della materia organica in putrefazione. Da questo articolo lo possiamo capire? Macché, di questo non se ne parla. Il fiore cadavere, una pratica sessuale sconosciuta, l’Africa nera, rituali di gruppo. brrr… fate attenzione , léggere un articolo del genere  prima di andare a dormire significa   addio sogni d’oro, anzi sogni turbati e perturbati. E se magari prossimamente potremmo essere edotti dai canali di informazione mediatica su quale profumo usi Ruby  e sulla taglia del suo reggiseno, senz’altro non succederà la stessa cosa per ciò che riguarda l’Amorphopallus titanum. Difficile sarà per esempio sapere che un esemplare si trova all’Orto Botanico di Firenze (figliolo di quello portato da Beccari) e  periodicamente (almeno ogni cinque anni) fiorisce con il suo odore nauseabondo per almeno tre giorni. Quando questo succederà ( e penso presto) ve lo farò sapere, per il  bunga bunga invece rivolgetevi altrove.

Antimo Palumbo

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