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Penelope va alla guerra Febbraio 2010

“Un pezzo con i fiori di zucca…si si,va bene… aperta lasciala aperta”  Le frasi introduttive al rito della pizza dal pizzettiere di Piazza Santa Maria Ausiliatrice a Testaccio . Il centro vitale e storico della Roma popolare, la tradizione familiare fatta di gioia e dolori :  la grande magica Roma e  i ricordi dei fratelli cresciuti che ora dietro il banco sono intenti a tagliare e pesare pizza e  vendere vita e passione. A pochi passi, ai confini della piazza,  e proprio vicino alla Chiesa vivevano da più di cinquant’anni due palme delle Canarie. Phoenix questo il loro nome botanico, un nome  dedicato all’araba fenice, un uccello magico e misterioso la cui proprietà principale era quella di risorgere dalle proprie  ceneri dopo aver vissuto per 500 anni. Sulla sua storia ci viene in aiuto wikipedia : “La fenice o araba fenice ,  phoenix in latino, una volta che  sentiva sopraggiungere la  morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma. Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo. Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l’incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme  che,  per via della cannella e della mirra che bruciano, era  spesso accompagnata da un gradevole profumo mentre cantava una canzone di rara bellezza. Dal cumulo di cenere emergeva poi una piccola larva (o un uovo), che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova fenice nell’arco di tre giorni  dopodiché la nuova Fenice, giovane e potente, volava ad Heliopolis e si posava sopra l’albero sacro”. Due palme che tra qualche tempo verranno tagliate e rimosse, scomparendo così dalla nostra memoria e dalla storia di Roma, perché colpite dal flagello del punteruolo rosso. Un insetto distruttivo e vorace, un coleottero, della famiglia dei Curculionidi , che  nel gergo tecnico internazionale viene definito dalla sigla RPW ( Red Pal Weevil ovvero Curcolionide Rosso delle palme)  la cui terribile e devastante diffusione è stata permessa dalla disgraziata voracità degli uomini per il guadagno e per i soldi ( e se gli insetti attaccano il cuore tenero e vitale della palma divorandolo e distruggendolo probabilmente così sarebbe già successo alla Terra per la voracità umana  se nel tempo non ci fossero stati leggi e controlli). Uomini da sempre detentori dell’antropocentrismo, una qualità o forse meglio un’idea,   che stabilisce  da sempre la sua superiorità sulla natura, una natura d sottomettere e addomesticare ai suoi bisogni e alle sue necessità. Buona la pizza, calda con la mozzarella che si scioglie e mentre assaporo il gusto di una delizia romana provo, lì davanti al bancone di vetro, a lanciare  l’argomento sulla salute delle due palme attaccate. Intervisto, chiedo notizie per recuperare pezzi della loro storia. Erano bambini e giocavano nella piazza i due fratelli pizzettieri e le palme già esistevano e spandevano ombra e bellezza nelle calde giornate d’estate. Giornate calde,  ma ventilate,  pomeriggi pigri passati in luoghi riparati e chioschi di grattachecche  dolci e dissetanti,  vissuti in una città nella quale la parola “condizionatore” sembrava non dovesse mai comparire. Dalle due palme cadevano poi datteri, immaturi e difficili da mangiare che lo spirito giocoso dei bambini trasformava in cibi esotici e succulenti. Si succhiavano, si assaporavano  così come le piccole piantine cresciute anch’esse dai datteri, sulla terra quando ancora i bambini usavano giocare sulla terra , leccornie prelibate da imparare a gustare. Ma dura poco l’argomento, la morte di palme con più di cinquant’anni di vita, un pezzo di storia vissuta, di immaginario del nostro paesaggio  oggi non fa più notizia. Ci siamo abituati a tutto. Si va sempre di corsa, ci sono le scadenze delle cose da pagare, i saldi le promozioni. Poi ci sono i politici da demonizzare i Berlusconi, i Brunetta sui quali sparlare, le primarie, le Regionali le Polverini che indossano Rolex da 3000 euro che in una notte scompaiono. Tutto questo manovrato ed elaborato dagli strumenti mediatici: le televisioni, i giornali. Un’epidemia, una peste che sta flagellando le palme, un evento partito da lontano ma che nella sua drammaticità  interessa soltanto il nostro Paese, (a Miami il punteruolo rosso non c’è , come mai?) e che nel giro di qualche anno farà fuori tutte le palme antiche presenti nel nostro territorio. Cosa sarà Piazza di Spagna senza le sue palme o Bordighera scelta dalla Regina Margherita che amava le palme perché “vivono in un’aria salubre”? Con che faccia e con sentimento potremmo partecipare e festeggiare la domenica delle palme (che da qualche tempo forse con fare premonitorio si è già occupata di trasformare nella distribuzione domenicale le palme con ramoscelli di olivo,  una trasformazione che anche se serviva a salvare le palme è senz’altro paradossale). E cosa risponderemo quando i nostri nipoti diranno “Nonno ma quando le palme di Roma stavano scomparendo, tu dove stavi. Cosa facevi? Perché nessuno ha fatto niente affinché questo non succedesse? La sinistra che ha fatto? Non dovrebbe forse uno di sinistra occuparsi del benessere del verde cittadino? Erano forse presi da problemi più gravi? Sai sono stato la settimana scorsa alla Biblioteca Nazionale  ed ho visto un bellissimo libro di foto di Roma. Doveva essere molto bella allora la città con tutte quelle palme. Peccato non poterla rivedere e vivere oggi” Ecco quando succederà tutto questo forse saremo in una città diversa, una città nella quale non ci sarà più memoria, se non per le loro responsabilità,  per nomi come Alemanno, De Lillo, , Vallorosi, Burini. (nell’ordine il sindaco, l’assessore all’Ambiente, il direttore del Servizio Giardini, il responsabile delle alberate), una città con un paesaggio modificato e diverso e senza palme. Le Phoenix canariensis saranno un ricordo degli anziani legate forse al sentimento di un’umanità  e cultura nella quale i bambini giocavano con la terra, gli alberi davano ombra e frutti e la parola sicurezza (c’è forse società più insicura di quella che vende sicurezza?) non era il punto di riferimento per occuparsi della bellezza e della salute della propria città. Esco dalla pizzeria, vado verso le due palme colpite. Mi avvicino le tocco, vedo la loro chioma adaggiata e appiattita, nella piazza scorre acqua da una doppia fontana, la vita scorre e fa festa. Mi appoggio allo stipite di una palma, chiudo gli occhi per un attimo, sento i suoi lamenti, il suo chiedere aiuto, e visualizzo, pondero, entro in contatto.. No, non può essere. Non può essere che tutti siano indifferenti. Non può essere che gli uomini abbiano deciso di far scomparire per sempre le palme dalle nostre città. Qualcuno può sentire oltre me questa necessità che si fa sempre più profonda. Qualcuno può sentire e capire che noi umani possiamo fare qualcosa. Dobbiamo farlo. E se lo faremo in tanti, i tanti  diventeranno massa e la massa diventerà forza, una forza per salvare le palme. Oggi, adesso, qui. Sono  opachi e offuscati i vetri del supermercato Pam , mentre le vetrine del Teatro Vittoria pubblicizzano l’ultimo fantasmagorico  spettacolo , la posta all’angolo ci informa  invece che la vitalità di un quartiere è sempre più in fermento, i pensieri si assommano e così la speranza, c’è anche il tempo e la voglia per un altro pezzo di pizza, forse la gradirebbe anche l’araba fenice.

Antimo Palumbo

Viavai Febbraio 2010

Attualmente l’epidemia del punteruolo rosso in Italia è fuori controllo. Partita dalla Sicilia è lentamente risalita lungo l’Italia ha lasciato dietro di se una devastante distruzione di palme (in particolar modo Phoenix canariensis, però può colpire anche le Washingtonia e ci sono stati casi riportati su Chamaerops humilis) . Diverse sono (e su più fronti) le forze in campo che si stanno confrontando sui diversi possibili rimedi per arrestare questo flagello che giunge al massimo della sua azione  nei periodi caldi (dalla primavera all’estate) però mai finora c’è stato un coordinamento nazionale e tantomeno una richiesta di emergenza nazionale accettata da parte dello Stato Italiano. C’è stata una richiesta in tal senso in Sicilia all’inizio di quest’anno da parte dell’ Assessore regionale alla Presidenza e alla Protezione civile, Giovanni Ilarda, e dall’Assessore Regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via ma che non ha avuto risposta. Penso che per debellare l’epidemia del Rhynchophorus ferrugineus i danni dei quali sempre secondo le parole di Ilarda e La Viasono di natura paesaggistica e ambientale, ma non si possono trascurare i rischi per la collettività collegati alla cadute delle chiome, né i rilevanti danni economici per le imprese del settore e per l’intera collettività”. sia necessaria un’immediata chiave di svolta all’approccio avvenuto finora. Dopo essere sfuggita di mano ai legislatori che avrebbero dovuto tenerla sotto controllo  (una disattenzione che si è avuta a tutti i livelli dai più alti , quelli della Comunità Europea, a quelli intermedi del Ministero delle Politiche Agricole e  a quelli più bassi dei Servizi Fitosanitari Regionali) e che non hanno fatto nient’altro che delegare tutta la responsabilità del problema ai  privati (i quali nella maggior parte dei casi  piuttosto che attenersi alle norme prescritte di rimozione effettuate da personale specializzato – che prevedono dei costi elevati – hanno preferito risparmiare affidando queste operazioni a giardinieri o personale improvvisato, ma senz’altro meno costoso e che così hanno permesso che il curculionide killer volasse al momento del taglio,   o dopo l’abbandono dei residui della palma tagliata abbandonati in discariche abusive, per andare a colonizzare le palme adiacenti e permettendo l’attuale devastante diffusione dell’epidemia) oggi ci dobbiamo confrontare sui  tre aspetti nei quali gli sviluppi alla soluzione dell’epidemia sembra si siano arenati : 1- l’incertezza su quali mezzi di prevenzione attuare( non c’è ancora oggi infatti un metodo sicuro da attuare ed autorizzato, l’uso che si sta facendo di prodotti chimici attraverso l’endoterapia, una pratica, che consiste nell’iniettare alla base dello stipite della palma un insetticida,  un intervento con durata parziale (quattro mesi) e che quindi va ripetuto senza dare garanzie sicure sull’effettiva efficacia del trattamento); 2 – lo spirito di rassegnazione avallato anche dai giornali e dai media (per la serie,  ormai abbiamo perso: “ le palme scompariranno che importa? Ci sono problemi più importanti” ); 3 – la nuova e fiorente possibilità di guadagno (si è aperto un vero e proprio nuovo mercato)  per le ditte che se ne stanno occupando, (una intervento di endoterapia  va dai 200 euro a palma mentre la rimozione delle palme colpite, si aggira dai 1000 ai 1200 euro a palma). Se non ci sarà un intervento centrale a livello nazionale, con un intervento deciso ed immediato da parte del Governo assisteremo a breve, con rabbia e sdegno di tutti,   alla scomparsa delle grandi palme con oltre cinquant’anni di vita, parti fondanti del paesaggio italiano, dalle nostre città . Per questo è necessario trasferire la soluzione del problema da una visione locale ad una visione nazionale. L’intervento del  Governo Italiano dovrà concretizzarsi con la realizzazione della : dichiarazione dello stato di emergenza nazionale; l’ attuazione di  un Commissario Straordinario che si occupi di coordinare tutte le forze scientifiche in campo (nuove tecnologie, sperimentazioni, uso e pratica delle trappole massali, etc…) e un intervento economico da parte dello stesso Stato , con un portafoglio e una sede da assegnare al Commissario (magari anche con la possibilità di coinvolgere nell’azione di censimento delle palme anche forme di volontariato o la Protezione Civile)  e di iniziative pratiche, economiche e fiscali atte a: 1-  Favorire i proprietari di palme nella rimozione delle palme colpite; 2 – Stabilire un albo delle ditte che si occupano della rimozione con un listino calmierato delle prestazioni 3 – Aumento dei  centri di raccolta (con un’informazione capillare sul loro numero, oggi inconsistente , a Roma non ce n’è neanche uno,  e la loro esatta ubicazione)  per la distruzione (a norma) dei materiali infestati deve avvenire con un idoneo trattamento termico o con triturazione meccanica.  Su questo argomento torneremo senz’altro a parlare nei prossimi numeri di Viavai.

Antimo Palumbo

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