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Alberopoli

Roma da leggere Febbraio 2013

Nel giorno di  S. Valentino, la festa degli innamorati e più in generale quella dell’amore (una festa rivolta,  oltre alle coppie che si amano, anche a quei “singles” che sono  innamorati dell’amore stesso e cosa più importante della vita) pensiamo sia cosa gradita  occuparci, in questa puntata di Alberopoli  ( una rubrica dedicata agli alberi della nostra città)   di una coppia di alberi che da diversi anni (chissà quanti, questo non lo sappiamo)  vivono insieme abbracciati in una delle ville più belle di Roma:  il giardino pensile di villa Aldobrandini che si  affaccia con una balconata balaustrata proprio nella centrale via Nazionale. Di alberi innamorati, cioè di alberi che appartengono a generi diversi, piantati (o cresciuti da seme) vicini  che si ritrovano ad abbracciarsi (sia legandosi insieme nel loro apparato radicale o come nel nostro caso con un sapiente gioco di rami) a Roma ce ne sono diversi. I due di Villa Aldobrandini,  un Cocculus laurifolius DC. e una Casuarina sp. sono però tra i più singolari (li potete trovare subito dopo la scalinata sulla destra vicino alla fontanella)  perché nella  disposizione del loro abbraccio ( uno, alto robusto e slanciato, che fermo e immobile punta tutta la sua energia verso l’alto – la Casuarina – mentre l’altro- il Cocculus – dal tronco scultoreo e sinuoso che con fare amoroso  avvolge i suoi rami intorno al “corpo legnoso” del suo compagno) sembrano simulare le due azioni del maschile e femminile in atto nell’azione dell’amore. Oggi ci occuperemo di quello che (a nostro parere) sembra il partner femminile :  il Cocculus laurifolius DC.  che porta nel nome del genere,  il tipo di effusione che tutti, si spera, vorrebbero riservarsi in questa giornata dedicata all’amore, ovvero le coccole . Coccolare equivale a prendersi qualcosa di gradito, a crogiolarsi beatamente,  e deriva, pensate un po’, proprio dagli alberi. Per coccola si intende, infatti,  la bacca più o meno grossa di alcuni alberi (in particolare gli strobili del Ginepro Juniperus sp. portano questo nome. Il Juniperus oxycedrus L. per questo motivo si chiama Ginepro coccolone) ma anche forma allungata di còcco, “uovo”, quale cosa gradita a riceversi. Le coccole che troviamo nel nome del genere del Cocculus laurifolius DC.,   le dobbiamo  invece al grande botanico francese Augustin Pyramus de Candolle, che nel  1817 a Parigi nel suo “Regni Vegetabilis Systema Naturale, sive Ordines, Genera et Species Plantarum Secundum Methodi Naturalis Normas Digestarum et Descriptarum”  lo nominò in tal modo derivandolo dal termine greco kokkos che (come abbiamo visto) significa bacca. In realtà il frutto del Cocculus laurifolius  è una drupa sferoidale allungata che da verde diventa poi marrone a maturazione, il  de Candolle infatti nel nome generico dell’albero si riferì ad altre specie dello stesso genere che portano piccole e rotonde coccole (anche queste però  drupe) di colore blu nel Cocculus orbiculatis (L.) DC. e rosso nel  Cocculus carolinus (L.) DC. . Il suo nome specifico, laurifolius,  ci informa invece delle somiglianza delle sue foglie a quelle dell’Alloro, Laurus nobilis L., solo nella forma però, perché (a differenza dell’Alloro) sono lucide, dal colore verde medio brillante con riflessi di giallo e  percorse  longitudinalmente da tre evidenti nervature, una particolarità quest’ultima che ha portato i giardinieri romani, negli anni passati, a chiamare quest’albero erroneamente  Laurus trinervia o Lauro trinervino . Molto diffuso in Italia e nelle ville romane,  il Cocculus laurifolius DC.   viene nominato per la prima volta in Italia nel 1842 in “L’Orto botanico di Padova nell’anno MDCCXLII”  di  Roberto De Visiani. Nativo dell’Himalaya e del  Giappone è un albero sempreverde con crescita rapida, dalla forma della chioma arrotondata molto resistente a qualsiasi tipo di condizione edafica e alle potature, sorprendente è il suo recupero da polloni. E’ pianta dioica e porta i suoi fiori unisessuali,  piccoli di colore  bianco crema con puntini gialli che spuntano in primavera, su due alberi differenti (non sappiamo se quello di Villa Aldobrandini sia botanicamente maschio o femmina). Come tutti i Cocculus appartiene alla famiglia delle Menispermaceae che comprende 70 generi e 420 specie diverse tra le quali le piante ( a forma di liana) con le quali gli indigeni del sud America  preparavano il curaro : un veleno da freccia utilizzato per la caccia e la guerra, mortale quando penetra direttamente nel sangue, mentre innocuo per ingestione  perché degradato facilmente dai succhi gastrici. Anche nel tronco del Cocculus laurifolius DC. è presente un  alcaloide, la coclaurina che ha azione simile al curaro (quindi bisogna fare attenzione quando si intacca il tronco o se ne asportano parti). Un’ultima curiosità riguarda il nome della famiglia botanica delle Menispermacee che prende il nome da  una pianta, il Menispermum sp.,  che Linneo derivò da “mene” luna e  sperma “seme   per la particolarità dei suoi semi, fatti a forma di luna crescente (in inglese è chiamata  Moonseed). Allora: coccole, abbracci e semi a forma di luna crescente ( come la piccola luna falcata che stanotte vedrete bassa e sdraiata all’orizzonte)  non vi sembrano degli ottimi ingredienti per passare uno splendido San Valentino?

Antimo Palumbo 

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