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Viavai Novembre 2007

Apro l’enciclopedia botanica a pagina dieci e leggo un trafiletto : “ Principali differenze tra gli animali e i vegetali”. Sotto la voce animali, sottolineato in giallo,  c’è scritto “quasi tutti liberi”; sotto quella vegetali , sottolineato in verde,  “quasi tutti fissati ad un substrato: per esempio al terreno”. Quel quasi tutti mi fa un po’ dubitare. Vado avanti con le mie riflessioni., dallo scaffale della libreria prendo  il Vangelo e cerco : il miracolo del cieco di Betsaida (Mc 8-22-26) . Gli apostoli portano un cieco a Gesù che dopo avergli imposto le mani e la saliva sugli occhi gli chiede : “Vedi qualcosa?” e lui risponde : “ vedo gli uomini, poiché vedo come degli alberi che camminano”. Constatazione ovvia : nella normalità di tutti i giorni gli alberi non camminano. Nel mondo dei regni fantastici ( gli Ent di Tolkien nel Signore degli Anelli), in quello dei miracoli e in quello della favola moderna del casale delle vacche pezzate però  tutto questo può succedere. Scopriamo insieme i fatti di questa favola, fatti senza nomi ma fatti veri. A Roma esiste un quartiere che deve il suo nome a un antico casale dove si allevavano delle mucche di una razza particolare (erano pezzate) che si chiamava Bertone. In questo “piccolo paese nella città” esisteva una piazza con un chiesa e un oratorio ( uno spazio grigio e cementato) dove i bambini , dal dopo guerra in poi , si incontravano per giocare e pregare. All’entrata di questo spazio delimitato da un cancello di ferro vivevano da più di sessant’anni due pini alti e imponenti. Piantati da un monsignore, avevano visto un pezzo della storia del quartiere: bambini festosi in fila per andare a messa la domenica mattina, al cinema nel primo pomeriggio e a gareggiare nelle domeniche di maggio per eleggere il gruppo più numeroso. Vivevano male , con le radici senza terra affondate nell’asfalto ma nonostante questo resistevano perché pensavano di essere amati e considerati importanti. Un giorno uno dei due pini non ce la fece più e in una bella mattina d’inverno si schiantò sopra un muretto adiacente al cancello, e fu rimosso. Per sicurezza ( o per simmetria) fu tagliato anche l’altro. Il vecchio parroco decise che sarebbe stato giusto sostituirli per una sorta di “filologia della memoria” e scelse due lecci, anch’essi sempreverdi, però  più piccoli e più longevi : un pino può arrivare massimo a 200 anni un leccio può superare i 600. Questi due lecci , già adulti e dal tronco dritto e robusto incappucciato con una rete di protezione , provenienti da un vivaio vicino Via Galla Placidia, furono piantati in una lieta mattina per gli abitanti e per il quartiere. Mai alberi così belli ( e preziosi) furono visti da sempre nella zona proprio sotto il casale. I lecci sono alberi da giardini di principi ( come il giardino del lago a Villa Borghese che ne ospita alcuni che hanno 350 anni piantati dal principe Scipione Borghese) dalle foglie verdi scuro e coriacee e a maturità dispensatori di ghiande. Ma se prima nel vivaio molti si occupavano di loro (annaffiati, concimati, protetti con rete), nella nuova destinazione un profondo senso di gelo e tristezza li circondava, erano ancora poco frondosi (avevano ancora la potatura da vivaio)   e scarseggiavano i contatti umani (erano poche le persone che li toccavano e dicevano : “che belli!” ).  Un giorno il vecchio parroco andò in pensione e subentrò uno giovane che decise che i due lecci impicciavano , toglievano spazio per il gioco dei bambini. Così come erano arrivati , dopo neanche un anno,  una mattina furono rimossi. Uno dei due sradicato male fu danneggiato alle radici. Nessuno tra gli abitanti del quartiere ( o forse ci fu qualcuno?)  : chiese, fece nulla, notò questa strana apparizione/sparizione. Nella loro nuova destinazione, arrivarono come dono a un vivaio sulla Via Prenestina che non sapendo cosa farci pensò di regalarli ai vicini confinanti proprietari  degli impianti sportivi del Pro Roma, che con amore e pazienza li piantarono sul bordo che delimita una piazzola di parcheggio. Quello danneggiato alle radici , non  resistette al trapianto e  morì, l’altro è invece vivo e vegeto ( questa è proprio l’espressione giusta) . Potete andarlo a  trovare e vederlo da vicino e toccarlo …sicuramente gli farà piacere. Ora chiudo gli occhi e cosa vedo? “vedo come degli alberi che camminano “ i due lecci del quartiere delle vacche pezzate.

Antimo Palumbo

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