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Il Respiro.eu Marzo 2010

Nel lontano 1995 Fulco Pratesi in un articolo uscito sul Corriere della Sera il 1 Marzo dal  titolo “La città all’ombra delle palme” si chiedeva: “Quale potrebbe essere l’ albero simbolo di Roma? A qualcuno piacerebbe sostenere il leccio, la quercia sempreverde che copriva il colle scelto da Romolo per fondare l’ Urbe, in contrasto con il fratello Remo che avrebbe preferito il corbezzolo. E di lecci infatti a Roma c’ e’ n’e’ vera dovizia. Un’ altra ipotesi potrebbe essere il pino domestico che incorona viali e colli, parchi e giardini con la sua chioma a ombrello. O il cipresso. Ma, se vogliamo, l’ essenza che piu’ colpisce i turisti stranieri, testimoniando del clima ottimo che in citta’ si gode, e’ la palma.”
Rileggiamo e sottolineamo quest’ultimo passaggio : l’essenza che più colpisce i turisti stranieri. Ma vi rendete conto di quanto sia importante questo passaggio? La palma, l’albero simbolo di Roma secondo Fulco Pratesi , un patrimonio culturale (mai considerato tale però dai Beni culturali, sic) devastato da un’epidemia in continua espansione (che ha fatto dire al Servizio Giardini “non vi preoccupate è tutto sotto controllo solo l’1 % delle nostre palme è stato colpito” mentre invece solo a Villa Celimontana ne sono state tagliate 19) che sta scomparendo a vista d’occhio con un grave danno sul patrimonio non solo culturale ma anche turistico della nostra città (pensate che il danno provocato dal punteruolo rosso che ha ucciso 11.700 palme e infettato 30.000 unità secondo un’interrogazione parlamentare delle due Senatrici del PD Anna Maria Serafini e Colomba Mongiello è stato stimato a circa un miliardo di Euro). Ma la città che vide l’espansione dei due gemelli cresciuti da Rea Silvia non ha come solo male e deterrente per i turisti ( che anno dopo anno preferiscono passare le loro vacanze in città più fresche e vivibili) l’epidemia che le sta distruggendo l’albero che finora l’ha rappresentata nel mondo (almeno secondo quello che scrive uno dei suoi più illustri abitanti) ma anche la qualità del suo ambiente e del suo clima. Vi sarete resi forse conto che quest’anno a Luglio e Agosto Roma è diventata una città invivibile nei suoi esterni nelle ore diurne e per che per le strutture ricettive turistiche della capitale il periodo estivo è passato da alta stagione a bassa stagione? I responsabili della nostra città e del nostro clima non si rendono conto di quello che stanno combinando alla citta eterna, meta privilegiata dei turisti di tutto il mondo? Ci vuole poco a pensare che ,come succede nella maggior parte delle metropoli di tutto il mondo, per migliorare la qualità dell’aria e del clima bisogna riforestare le città e non battere record di potature (record poi avallati da manifesti pubblicitari). E la riforestazione avviene sappiamo non attraverso gli alberelli stantii e abbandonati a se stessi.( Passate per esempio in via Santa Croce in Gerusalemme dove qualche anno fa sono stati piantati dei bellissimi e costosissimi esemplari di Morus alba fruitless e guardate in quali condizioni si trovano. Da allora non hanno mai subito cure, vivono abbandonati a se stessi con rami pendenti e dondolanti. C’è n’è uno nei pressi dell’incrocio con via Statilia che si è piegato completamente con la chioma appesantita che gravita sulle macchine vicine e mostra i segni della sua marchiatura numerata (incomprensibile e barbara) del chiodo con cartellino numerato che si sta facendo su tutti gli alberi di Roma, dove dal chiodo arrugginito in un albero che non ne può più di esistere in quelle condizioni fuoriesce come una ferita aperta della linfa vitale liquida e gommosa.) La riforestazione lo dice il nome stesso è fatta di foglie, chiome, rami. Gli amministratori della nostra città stanno facendo dei danni (dei quali pochi sono consapevoli) di immensa portata. Forse dovremmo anche noi aspettare un nuovo Abbado per far comprendere a questa amministrazione che la sua politica degli alberi va contro i cittadini, il commercio e la ricchezza della nostra città?
Intanto leggetevi il bellissimo articolo di Fulco Pratesi
http://archiviostorico.corriere.it/1995/marzo/01/citta_all_ombra_delle_palme_co_10_9503014386.shtml
un articolo scritto quindici anni fa ma che sembra appartenga alla preistoria. Una pre historia quindi di una città dove anche il Verde Storico (vedi Villa Celimontana, Villa Sciarra e Villa Pamphilj ) si sta sbiadendo giorno dopo giorno, e perdendo la sua historia , probabilmente perchè i suoi amministratori sono più concentrati a disegnare circuiti di formula 1 che leggere libri di storia. E leggere noi lo sappiamo serve a conoscere e conoscere serve a migliorare la qualità della nostra vita e di quella delle generazioni future.

Antimo Palumbo

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Viavai Settembre 2007

Spesso poi quando gli alberi muoiono nessuno lo segnala al Servizio giardini, le ditte che hanno gli alberi in appalto si guardano bene dal segnalare che gli alberi sono morti e sostituirli ,  così passano due anni e i duecento euro (costo di un ibisco, uno degli alberi più economici, ma ci sono nuovi alberi che costano anche 800 euro l’uno ) spesi per l’albero sono dispersi nel nulla. Per collegarmi a  un esempio pratico:  in Via Cucchiari , dove l’anno scorso si è svolta la Festa degli Ibischi,  c’è ne sono due morti ( altri due erano già stati sostituiti su mia segnalazione) che tra un po’ andranno “off garancy”  e non verranno mai sostituiti. Perché non  pensare  ad un servizio, con un numero verde,  con una squadra di pronto intervento dedicato alla salute degli alberi in città?  C’è la protezione civile, la protezione animali, l’ufficio decoro urbano del gabinetto del Sindaco, perché non ci dovrebbe essere qualcosa di simile per gli alberi che vivono in città  che si trovano  in condizioni critiche? . Altri due esempi: in Via de Dominicis una stupenda alberata di Melia azedarach, (la cui piantumazione è stata effettuata nell’ambito dei progetti del Pup Parcheggi urbani pubblici), che ho visto con crescere lentamente e amorevolmente   è completamente abbandonata a se stessa, con rami lunghi e pendenti e pericolosi per i passanti  . Da quando gli alberi sono stati piantati (ed ora son passati tanti anni) mai nessun intervento. A via Carini, (  Monteverde zona di serie A)   invece . e qui tocchiamo il puro surrealismo,  c’è un’aiuola dove ormai da diverso tempo è rimasto il tubo verde e l’albero ( un Cercis siliquastrum) se lo son portato via (magari qualche ignaro turista pensa che sia un’installazione di qualche artista contemporaneo). Wangari Maathai ha detto  “una cosa è piantare un albero e un’altra cosa far si che sopravviva” . Piantare tanti alberi è una grande occasione  per trasformare la città e migliorare la qualità dell’aria e della vita e questo si sta compiendo in maniera storica e poderosa che cosa si sta facendo invece affinché poi sopravvivano, o ancora meglio  “vivano”. Attendiamo risposte creative e positive dagli addetti ai lavori.

Antimo Palumbo

hockney1

Viavai Luglio/Agosto 2007

Giunge positiva e di grande effetto la notizia della piantumazione a Roma di cinquecentomila nuovi alberi per la riqualificazione ambientale. Con il  nuovo progetto di riforestazione urbana di Roma, presentato a Giugno  alla “Casa del Cinema” di Villa Borghese dal sindaco Veltroni e dall’assessore alle Politiche ambientali  Dario Esposito,  Roma aderisce al programma “Plants for Planet: billion tree campaign” portato avanti dal premio nobel, la keniana Wangari Maathai il cui obiettivo è piantare in tutto il mondo almeno un miliardo di alberi.  Il programma degli interventi previsti dal progetto di riforestazione urbana di Roma avrà una durata quinquennale con un costo  di circa 9 milioni di euro. Per il biennio 2007-2008, il Comune disporrà di 2 milioni e 100 mila euro, messi a disposizione da Roma Capitale.
Le aree interessate si estendono su 650 ettari nel territorio comunale, con particolare attenzione alle zone all’interno del Grande raccordo anulare. Questi fondi consentiranno di portare a termine il programma relativo alla riforestazione del Monte Cucco e di realizzare il Parco delle Sabine, il Parco Tor Sapienza, il Parco Torre Maura, il Parco di Centocelle e il Parco di Torraccia. A completare questa bella notizia per la città e il suo verde sarebbe interessante per tutti i cittadini di Roma chiarire  alcuni punti sulla politica degli alberi a Roma che l’Assessorato all’ambiente ha  inconsapevolmente lasciato in sospeso , forse per distrazione o  perché nessuno l’ha mai richiesto? 1-   Per ciò che riguarda i 9 milioni di Euro destinati alle nuove piantumazioni (diciotto miliardi del vecchio conio così dicevano in televisione qualche tempo fa…) come e dove il Comune di Roma compra questi alberi? Quanto costano, ci sono delle gare? E’ ovvia la constatazione che i costi di costruzione di un edificio sono documentabili .  Chi controlla invece che questi 9 milioni di euro, trattandosi di alberi “merce organica e deperibile”  siano spesi nella giusta maniera? E ancora: 2  Quanti dei nuovi alberi piantumati “diventeranno grandi”? Quali  sono i dati sulla percentuale di attecchimento e crescita degli alberi piantati dal comune di Roma da 0 a 10 Anni. Probabilmente non ci sono dati in tal senso , perché non c’è nessuno che controlla.  La risposta al quesito essenziale : ” se nel 2006 sono stati piantati 10.000 nuovi alberi  nel 2012 quanti di questi 10.000  nuovi alberi saranno ancora vivi?” dovrebbe essere la prima voce per analizzare un amministrazione degli alberi positiva e trasparente . 3 – Come mai  il Comune di Roma non ha un suo vivaio forestale, compra soltanto e non “alleva alberi” ? Usando sempre l’immagine del mattone : se mi dimentico un forato in giardino e lo recupero dopo  4 anni, lo ritroverò pieno di muffa ma tale e quale a prima, se  metto invece in un ettaro di terreno dei semi di Paulownia tomentosa dopo 4 anni avrò un piccolo boschetto a costi quasi zero o contenuti. Sicuramente per i vivai ai quali si rivolgerà il Comune di Roma per gli “incentivi di forestazione”  questo sarà un periodo “fortunato” di grandi prosperità economica. 4–  Perché investire tanti soldi per piantumare 500.000 alberi e niente per migliorare la qualità, il decoro e il degrado di quelli già esistenti, in particolare nelle alberate stradali,  che moribondi  vivono come “sofferenti stecchetti” in città ? La consapevolezza che le alberate abbiano un loro ciclo vitale e  che quindi debbano essere ogni 50/60 anni  essere cambiate è una cosa naturale, ma se poi la manutenzione non c’è, i tempi di crescita (e di ciclo vitale) si dimezzano e  gli alberi muoiono precocemente con il relativo sperpero di soldi pubblici. Le ditte che piantumano nuovi alberi (non lo fa più il Servizio Giardini) danno una garanzia di due anni. La cura durante la garanzia è passare una o due volte a mese a mettere un po’ d’acqua, nel famigerato tubo verde che caratterizza oramai gli alberi che vivono in città. Una cura insufficiente.

Antimo Palumbo

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