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Viavai Ottobre 2009

La stretta complicità che unisce uomini ed alberi è spesso qualcosa di più di una semplice metafora. E questo almeno per due motivi : intanto per essere entrambi degli esseri viventi, che vivono respirando.Quando cessiamo di respirare cessiamo anche di vivere ( e viceversa). La vita sulla Terra poi non sarebbe possibile senza gli alberi,  esseri vegetali superiori che insieme alle piante ,delle quali fanno parte, ci regalano attraverso la fotosintesi clorofilliana l’ossigeno: elemento essenziale per la vita su questo pianeta. La loro superiorità sulle piante deriva dalla loro peculiarità di avere un accrescimento secondario che produce legno e un tronco e di avere un sistema cellulare elaborato. Un concetto di superiorità simile a quello degli uomini sugli altri animali (concetto sempre relativo e da prendere con le relative accortezze per evitare possibili  risultati deleteri antropocentrici) ed è per questo che preferisco quando parlo di un albero sempre chiamarlo albero e non pianta. Anche noi uomini siamo degli animali ( e questo penso che nessuno può negarlo) ma siamo degli animali diversi che vengono chiamati uomini. E se sui giornali non vi capiterà mai di leggere : “ nell’incidente di ieri sono morti tre animali in tarda notte mentre tornavano dalla discoteca” così  penso sia giusto quando si nominano gli alberi si debba parlare di alberi e non di piante. Chiusa questa breve parentesi sui termini (una parentesi importante però visto che viviamo oggi in una società dove i contenenti sono più importanti dei contenuti) scopriamo  che l’altro motivo che ci accomuna ai nostri amici alberi è la terra. Non è forse strano (sempre facendo una riflessione sulle parole) che il pianeta sul quale viviamo porta lo stesso nome dell’elemento nel quale sono radicati con il loro apparato neurofisiologico le radici , appunto,  gli alberi? Potevamo chiamarlo pianeta acqua, o pianeta aria, invece noi viviamo ( e questo lo sanno anche i bambini) sul pianeta Terra. La terra,  un elemento, polveroso e vario  nei suoi componenti, che giorno dopo giorno e lentamente nelle grandi città  sta scomparendo. Nel processo di trasformazione delle città in grandi centri commerciali all’aperto (dove tutto è governato : dalla linea dritta e ordinata dei bianchi blocchi di travertino che segnano i marciapiedi  adornati di asfalto; dalle nuove piastrellazioni cementate; dall’idea che tutto deve essere sicuro e a norma) la terra , elemento demonizzato perché riconducente allo sporco e alla morte (una volta dopo morti ci si finiva sotto, ora neanche c’è più spazio per questo)  , sembra e per sempre aver perso la sua battaglia finora dimostratasi vincente (vola come polvere e si deposita ovunque e mescolata con l’acqua diventa fango) contro l’Uomo. Una città pulita, sicura, splendente e riflettente questo è il risultato della vittoria dell’Uomo sulla terra, degna ammiraglia della Natura, matrigna,crudele e imprevedibile che imperversa con i suoi capricci l’ordinaria quotidianità degli uomini. Però sappiamo (e  anche questo è un sapere da bambini) che gli alberi non possono vivere senza terra. E’ nella terra che con le loro radici afferrano l’acqua e gli elementi minerali di cui hanno bisogno per vivere, ed è grazie all’opera dei loro apparati radicali che si tiene insieme la terra di colline e montagne. E quando gli alberi si tagliano per far posto al cemento (anche quello cosiddetto armato) dopo un po’ succedono ( vedi i casi di cronaca della Campania)  crolli e smottamenti. “Siamo una società in declino ed in particolare quella italiana” così affermano sui giornali molte firme autorevoli. Un pensiero al quale possiamo anche  ricollegare le “trasformazioni vincenti” delle città moderne che togliendo terra come succede quando lo si fa con gli alberi, stanno togliendo forza al corredo genetico cellulare delle nuove generazioni ( i nostri alberi futuri) più deboli per resistere alle trasformazioni e ai cambiamenti che madre Natura ama spesso creare (lo “zero tituli” che l’Italia ha conquistato  agli ultimi mondiali di Atletica Leggera di Berlino per la prima volta nella sua storia dovrebbe farci riflettere. Non ci si allenava forse un tempo per fare record sulle piste di terra battuta?) E così la creatività , lo sviluppo di un progresso fatto a cannocchiale  (secondo cui un modello – oggetti, progetti, esperienze, tecnologie, etc…- realizzato oggi nel 2009 deve essere sempre superiore a quello di dieci anni prima)  e l’artificio che fa dell’uomo un artefice  (ovvero con la capacità di realizzare un prodotto extra-corporeo che ci differenzia dagli altri animali. Capacità iniziata milioni di anni fa quando dopo aver acquisito la posizione eretta l’uomo ha avuto a disposizione due arti per realizzare uno strumento appunto extra-corporeo) ha portato a  far vincere il naturale artificiale. Ossimoro questo che possiamo andare a vedere, non senza rabbia e indignazione, nel complesso sportivo (bello, pulito e a norma: un vero centro commerciale dello sport) che si trova in Via dei Gordiani. Una via e una zona questa funestata negli ultimi tempi da una spaventosa cementificazione : il cantiere mostro della Metro C che si muove, spostandosi e inglobando terreno ed alberi giorno dopo giorno; gli alberi tagliati (dei Cercis siliquastrum o alberi di Giuda dai fiori rosso scarlatti stupendi)  in Viale Partenope  ed ancora rimasti lì con i loro monconi e non si capisce perché; la tempesta del 2 Luglio scorso che ha sradicato in pochi minuti decine di cedri con trent’anni di vita; la riqualificazione di Villa De Sanctis con un bellissimo parcheggio che ancora una volta ha tolto alberi e terra per mettere asfalto e bianchi blocchi di travertino; numerosi alberi scomparsi con tagli ingiustificati per la serie :” se tutti tagliano e fanno “bello” e “pulito” (perché si sa gli alberi sporcano) perché non dovrei farlo anch’io? Avevamo già parlato su Viavai di questo Centro Sportivo proprio per come avevano trattato gli Eucalipti  che circondano i campi sportivi capitozzandoli . E se quello era solo stato l’inizio, da qualche tempo intorno agli impianti sportivi si sta svolgendo una vera e propria tabula rasa di alberi. Dopo aver assistito qualche mese fa alla scomparsa di un intero viale di Cupressus arizonica (anche se fossero stati malati, ma a chi davano fastidio?). Nei pressi di uno dei campi di calcetto, un campo rigorosamente attrezzato con erba artificiale (e proprio in direzione della strada) si è consumato in questi giorni il taglio radicale di tre Eucalipti. Fa pena vedere (guardate la foto) tre alberi uccisi dalla mano dell’uomo (o meglio una motosega) in due tempi (prima si capitozzano e si fanno cariare e dopo qualche anno si tagliano perché malati) e ancora con i segni dei loro monconi rossicci (che ricordano il sangue) proprio accanto ad un perfetto campo di calcio con erba artificiale. Il naturale artificiale nella sua applicazione più perfetta. Un ossimoro, una prova che ci condanna e che  difficilmente potrà far assolvere nel futuro i figli dei nostri figli. Qualcuno allora potrebbe chiedersi possiamo fare qualcosa affinché questo non succeda di nuovo? Certo, diversi sono i modi, le azioni e le lotte da intraprendere. Perché non iniziare? Qualcuno ne ha voglia? Per ora,  mi sembra di ascoltare in lontananza le parole accennate dalla Natura mentre pigramente si gira nel suo letto di terra : “ erba artificiale? Puah! Questi uomini non sanno più che inventare. Domani quando mi sveglio me ne occuperò…ma ora ho sonno”.

Antimo Palumbo

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