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Viavai Giugno 2009

Ridono e sono contenti i produttori, rappresentanti e venditori di motoseghe a Roma. Se infatti la crisi ha colpito a ventaglio diversi settori dell’economia romana probabilmente questo non è successo per il mercato della motosega. Uno strumento potente e pericoloso che permette di far fuori un albero centenario in 120 secondi (che necessiterebbe una regolamentazione sull’uso mentre invece tra un po’ sarà possibile acquistarla anche dal tabaccaio sotto casa). Mai la motosega è stata utilizzata in maniera così ampia e massiccia nella Storia di Roma come in questi ultimi mesi. Tagli, abbattimenti, potature radicali effettuate a tappeto (da alcuni è stata definita “la mattanza degli alberi”) in maniera spesso approssimativa e sconsiderata. Centinaia, forse migliaia,  sono stati gli alberi abbattuti in questo primo anno della Giunta Alemanno che attaccandosi alla parola sicurezza ha stabilito record, dato certezze, , ridotto chiome, portato ordine, pulizia, nuovi panorami della città. Tutti aspetti  più negativi che positivi visto che gravi e permanenti sono i danni che sono stati creati da questo “giocare al record e alla sicurezza” alle alberate romane. Per tutti gli alberi è stato applicato lo stesso trattamento. Tutti per lo più sono stati capitozzati (e per questo saranno poi attaccati da  funghi e carie che nei prossimi anni ci regaleranno alberi ancora più instabili e insicuri) e se questo non è avvenuto si è utilizzato uno stampino uguale per tutti (guardate i Lecci delle Terme di Caracalla per intenderci) non ricordando che l’architettura di un albero (il suo carattere) è diversa per genere e specie e così ora ci troviamo con degli alberi che sono tutti uguali, (che sembrano usciti da dei disegni di bambini)  ovvero un ammasso di foglie senza forma, molto ma molto pericolosi,  visto che non essendoci più i rami a rompere le forze dei venti, nel caso di un possibile temporale producono un effetto vela sradicandosi molto facilmente. E così se diverse sono e sono state le battaglie intraprese per difendere gli alberi di Roma, le segnalazioni, le denuncie, gli articoli sui giornali (in particolar modo La Repubblica e il Corriere della Sera) molti sono stati gli alberi che invece in “maniera invisibile” sono scomparsi e questo grazie anche a dei privati che sulla scia del taglio generalizzato e del “rappel al’ordre” dei nuovi gestori del verde della città si sono associati a :pulire, tagliare, ordinare, sistemare, ovvero rendere il verde naturale sempre più artificiale. E visto che i nostri occhi sono sempre puntati su quello che ho definito il Far East degli alberi, ovvero il quartiere di Casalbertone, non poteva sfuggirci la fine ignobile fatta fare ai 5 ligustri adiacenti al cantiere del nuovo edificio che si sta costruendo in Via De Dominicis dove i lavori vanno avanti spediti. Cinque ligustri dal bel tronco e dalle foglie verdi, tutti in ottima salute che continuavano l’alberata di Via Galliano sono stati prima inglobati all’interno dell’alta recinzione (ovvero da fuori, con un gioco di spostamento di recinzione,  sono andati a finire dentro insieme al marciapiede e al semaforo) poi dopo qualche giorno di assestamento (e  magari attendere qualche protesta di qualche possibile comitato che chiaramente non c’è stata)  il 21 Maggio sono stati selvaggiamente capitozzati e  ridotti completamente di tutte le foglie. Una volta trasformati in moncherini il prossimo passo sarà inevitabilmente  il taglio. Inutile fare denunce, chiedere informazioni pretendere spiegazioni per 5 alberi (dei beni pubblici che appartengono a tutti) che hanno avuto la sfortuna di finire nel bel mezzo di una riqualificazione di un quartiere. Probabilmente tutto è in regola, le carte sono state firmate e le autorizzazioni ottenute. Quando si ha carta bianca ci si può allargare di 5/10/50 centimetri e distinguere tra interessi privati e  interessi pubblici sono solo delle sottigliezze. In fondo, gli autori dell’epurazione avranno pensato : “che ci importa che i 5 alberelli sono un bene pubblico? Volete degli alberi , ve li ripiantiamo”. E così è successo in Piazza De Cristoforis dove secondo un piano di compensazione gli alberi sono stati piantati ma sono anche morti (guarda caso due ligustri) e mai cambiati. E sperando che la tecnica della goccia cinese possa avere qualche effetto non smetterò di ritornare sull’argomento fino a quando qualche “anima buona” si occupi di togliere i due alberi morti. Così come quel vaso di Chamaerops humilis (la palma di San Pietro) che si trova in Via Cucchiari di fronte alla Farmacia che senza vergogna alcuna continua a far mostra di se e delle sue foglie morte , gialle e secche  per rammentarci che forse sempre più per i nostri amministratori si è stabilizzata la convinzione che il nostro sia un quartiere di serie C. Ci piace infine, concludere con una bella notizia e rimanere nel positivo segnalando la nuova piantumazione  di Ibischi avvenuta un mese fa in via Carlo Mezzacapo. Ebbene si, sono ancora loro gli Hibiscus syriacus  come quelli di Via Domenico Cucchiari , attualmente in ottime condizioni (tranne uno che è morto da diverso tempo di fronte al Centro Estetico Indaco, che aspettiamo a cambiarlo?) , grazie alla cura dei negozianti che “gli vogliono bene”. Gli Ibischi di Via Mezzacapo sono giovani e bisognosi di cure e attenzione , se gliele darete (e magari un po’ d’acqua, ma non troppa, nei mesi più torridi)  loro vi ricambieranno con fiori colorati e profumati per tutta l’estate.

Antimo Palumbo

img_2591Viavai Gennaio 2008

Fa piacere quando si vedono realizzate , in tutto o in parte, (spesso casualmente o profeticamente…)  le attenzioni e le richieste proposte su Viavai  in questi articoli dedicati alla cura, al rispetto degli alberi e alla promozione della loro cultura. Abbiamo notato nei mesi scorsi l’intervento di potatura sul  pioppo bianco di Via De Dominicis  (articolo di Ottobre 2007 “ Il pioppo bianco del cavolo ucciso due volte”) un intervento un tantino radicale ( per la serie : poco personale, ovvero pochi soldi per andare dal barbiere e quindi capelli lunghi e incolti e quando intervengo lo faccio con un taglio “a zero” così il prossimo lo posso rifare tra due anni) ma pur sempre un intervento rispetto al degrado e all’abbandono totale di qualche tempo fa. Una bella notizia e positiva (annunciata due giorni dopo che avevo scritto l’articolo del numero scorso “Vedrete l’ontano lontano) invece quella che proviene dall’Eur dove per far posto alla “Nuvola di Fuksas”  era necessario rimuovere 140 alberi (Tilia cordata e Platanus orientalis) dall’età di cinquant’anni e tutti in ottima salute. E piuttosto che tagliarli e ripiantumarne piccoli come succede secondo la “pratica standard” dei lavori in città  ( è quello che è successo per esempio per i lavori della Linea C della Metro) la Società Eur Spa ha deciso di spendere dei soldi, tanti,   per trapiantare i 140 alberi da Viale Europa  nei due parchi nelle immediate vicinanze : il Parco Campanile sito in Via Achille Campanile (zona Cecchignola); e il  Parco dei Cedri Via Maestrini (zona Spinaceto). Questo intervento non improvvisato è frutto  della  tecnologia e alla professionalità della società Grandi Trapianti di Milano ( per questo un intervento costoso , ma come scrivevo nell’articolo di Dicembre perché il Comune non investe in questo senso acquistando macchine e tecnologie?)  che ha realizzato il complicato trapianto  con l’intervento con due macchine Opitz, uniche in Europa in grado di poter spostare in modo autonomo piante di queste importanti dimensioni, inoltre garantendo per tre anni la manutenzione e la cura affinché l’attecchimento e la crescita siano tenute costantemente sotto controllo. Le macchine da trapianto di alberi  dall’azienda Opitz- Optimal sono prodotte in Germania. e  consentono in unica “soluzione” (cioè con una sola macchina e nello stesso tempo) di effettuare la zollattura (preservazione del pane di terra che contiene l’apparato radicale) della pianta ed in sequenza l’espianto, il trasporto ed il reimpianto nel nuovo sito, evitando così i tempi lunghi fuori terra dell’apparto radicale e magari la rottura dello stesso limitando quindi danni e stress biologici ai soggetti arborei interessati dallo spostamento aumentandone il potenziale di riuscita dell’attecchimento della pianta.
Molti hanno criticato ( o criticheranno) questo intervento affermando che sia uno  “sperpero di soldi ” visto che “probabilmente “ una percentuale di questi alberi  non attecchirà,  ma provarci, lavorarci, creare dei precedenti per salvare grandi alberi (dal valore ecologico inestimabile, sappiamo che ciò che riguarda la quantità di ossigeno per rimpiazzare un albero dal tronco di 77 centimetri ce ne vorrebbero 70 piccoli dal tronco di 10 centimetri)  con una manutenzione e una tecnologia sperimentata, ed esistente in tutto il mondo,  significa iniziare a tracciare un nuovo corso per la  storia degli alberi di Roma. Tornando  invece agli “ strani argomenti”  ( straniare per sorridere e riflettere) che riguardano gli  alberi che ci vivono accanto in città . Segnaliamo la scoperta (avvenuta con stupore e meraviglia)  dell’ albero delle bottiglie che si trova  in via del Pergolato 69 presso il Circolo Bocciofilo Sales e sede del  Comitato di Quartiere Alessandrino. Un piccolo Prunus, innestato,  dai bianchi fiori e  deliziose prugne a maturazione,  che porta all’estremità dei suoi  lunghi rami penduli (di un brillante marrone e già ricchi di gemme) tanti piccole bottiglie di plastica riempite a metà di un liquido colorato. Una pratica abbastanza diffusa nelle campagne ( per far mantenere all’albero un aspetto pendulo) ma arricchita dalla creatività geniale   ( gli aranci servono per fare le aranciate, in questo caso l’aranciata “è gia pronta”sull’albero)  e dalla brillantezza dei colori del liquido, una decorazione che non danneggia l’albero  e rallegra la vista  e l’anima. Diversi sono gli alberi che normalmente vengono chiamati albero bottiglia. Ricordiamo il Baobab (Adansonia digitata), la Chorisia speciosa ( l’esemplare che si trova al Semenzaio si S.Sisto è uno degli alberi più belli di Roma) il Brachychiton populneus e questo per la particolarità dei loro tronchi di riempirsi d’acqua e assumere un atteggiamento a bottiglia . In questo periodo è quasi impossibile scoprire nuovi generi di alberi ( anche se ultimamente è successo con  la Wollemia nobilis) ma passando per via del Pergolato potrete credere di averne scoperto uno nuovo , unico e originale in tutta la città (un albero  che non si riproduce per seme…) l’albero delle bottiglie.

Antimo Palumbo

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