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Viavai Giugno 2008

“Buongiorno, vorrei una motosega” “Ma certo! Che modello?… va bene quella arancione?” “Beh, penso proprio di si…costa tanto?” “Oh no! E’ l’ultimo modello e poi è in promozione solo per una settimana” “Ah, ma se è così allora la prendo!” “Ecco, allora…sono 220 euro…carta o bancomat?” “Carta grazie,” “A lei , arrivederci”. Un dialogo quotidiano, forse un tantino surreale, un artificio retorico per mettere in moto la “macchina della riflessione” per ciò che riguarda il nostro rapporto con gli alberi. Potature, abbattimento, taglio di legno per riscaldamento, intervento di protezione civile. Tutti questi sono i campi di applicazione previsti per l’uso della motosega, ma (ed è questo il fine della nostra riflessione)  perché un qualsiasi cittadino ( che non sia preposto alle attività sopra elencate) può andare in un centro commerciale e comprare uno strumento terribile che in 120 secondi può mettere al suolo un albero centenario dal tronco e dall’altezza possente? Come mai non posso andare a comprare una pistola da Auchan (ve lo immaginate il reparto apposito, magari accanto a quello che vende accessori per la macchina) mentre invece posso acquistare tranquillamente una motosega potente? E queste riflessioni sono nate dall’orrore provato al Centro Bricofer ,(sulla strada all’uscita del casello di Tivoli della A24) davanti al  monumento alla motosega: un tronco vero di pino (alto più di due metri) dove su tagli traversali fatti appositamente erano (forse lo sono ancora) in bella mostra potenti modelli di motosega. Altra domanda : se nel negozio di ferramenta compro un trapano magari è per fare buchi nel muro (o nel legno) ; se all’autosalone compro un nuova 500 magari è per vedere Pisa e Firenze; se in farmacia compro una scatola di anticoncezionali colorati magari è per passare bene il weekend, ma se da Bricofer compro una motosega potente che ci faccio? Semplice, ci taglio gli alberi! Ecco, se il mio cognome è  Benetton e ho una tenuta grande come la Campania in Patagonia da amministrare allora penso di aver fatto l’acquisto giusto, ma se questo non è il mio caso , mi chiamo Roberto Rossi ho una piccola casetta in campagna con verde, qualche albero e giardino, che cosa dovrei farci ? Beh, intanto giocarci. L’industria della motosega (chainsaw in inglese, perché in realtà è  un catena ,chain appunto, con denti affilati che taglia)  è passata attraverso una “promozione mitologica” fatta di morte e terrore, un  “ terrore però giocoso”  alla Pulp fiction , promosso da film e videogiochi. Chi non ricorda “The Texas chainsaw massacre” (1974) (letteralmente “ il massacro del Texas fatto con la motosega”) tradotto in Italia con il titolo “Non aprite quella porta”?  E che dire invece di Evil dead ( 1981) o  del videogioco Resident evil 4 che ha addirittura un suo joystick a forma di motosega? Come spesso succede il passaggio dal gioco virtuale a quello reale è lento e progressivo. E giocare a tagliare , scarica tensione, serve a  fare  pulizia, a tenere tutto sotto controllo  . E’ il trionfo completo dell’uomo sulla natura (almeno così sembra) : tu ci metti cent’anni per crescere e io in due minuti ti faccio fuori. Niente più tump tump dei boscaioli descritti benissimo nel “Taglio del bosco” da Carlo Cassola che lavoravano di ascia tutto il giorno  e la sera tornava stanchi nelle loro capanne , ma un tiro di cordicella, un po’ di miscela di benzina e il gioco è fatto. Sulla storia , le origine di questo strumento portentoso ritorneremo nei prossimi articoli, intanto ( per noi che amiamo e rispettiamo  gli alberi e pensiamo  che siano esseri viventi fondamentali per la nostra esistenza) poniamoci una prima domanda : “perché un tale strumento di morte (quando si taglia un albero quello muore, se taglio un palo della luce no!) è a portata di tutti, soprattutto dei possibili “nuovi barbari” che potrebbero continuare a giocarci?

Antimo Palumbo       

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