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HMB ENDEAVOUR sailing in the Great Australian Bight during her circumnavigation voyage of Australia, January 2012.

Verdemura Lucca. Venerdì 1 aprile ore 15.00

Castello Porta Santa Maria.

Alberature urbane: tra presente e futuro. Tavola rotonda.

Interventi di

Francesco Mati – Piante Mati Pistoia

Giacomo Lorenzini – Università di Pisa

Francesco Ferrini – Universita di Firenze

Antimo Palumbo – storico degli alberi

modera Francesca Marzotto Caotorta.

Abstract

“Se vuoi costruire una nave”, scriveva Antoine de Saint-Exupery, “non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”

Antoine de Saint-Exupéry

Così come per costruire una nave non è importante solo il lavoro ma anche creare la nostalgia del mare lontano e sconfinato così penso che per migliorare la qualità e la politica delle alberate  nella nostre città sia importante oltre al lavoro tecnico promuovere e diffondere la cultura degli alberi. La cultura induce passione, azione,  partecipazione. E solo grazie alla cultura che si possono avere (in qualsiasi campo) profondi  cambiamenti che poi durano nel tempo. Solo fino a poche decine di anni fa la situazione delle alberate in città era sicuramente migliore (basta vedere un film degli anni sessanta per rendersene conto) e questo perché non solo sulle alberate si investiva economicamente (non con appalti al ribasso ma con personale e giardinieri qualificati e gratificati ) ma perché era più radicato nelle persone il contatto e la conoscenza con le cose naturali (e tra queste la terra). Gli alberi esseri viventi fatti di cellule respiranti e intelligenti (secondo le teorie di Stefano Mancuso) sono esseri che vivono nella terra (secondo alcuni ricercatori sono i veri abitanti di questo nostro pianeta, dal nome omonimo,  visto che con le loro radici e le micorizze di funghi che li mettono in contatto abbracciano  e avvolgono il nostro pianeta). L’apparato radicale di un albero infatti,  quello che vive nella parte ipogea in maniera invisibile a noi umani,  è quello che gli permette di essere sano e vivo, non solo ma poi di poter crescere sano e liberamente. Aver demonizzato la terra (è sporca, è simbolo di imperfezione,  di morte etc…) ha fatto sì che nel tempo scelte economiche e amministrative privilegiassero spazi comuni (vie, piazze, luoghi di ritrovo) pensati e progettati senza terra. Un po’ alla volta stiamo assistendo ad una trasformazione degli spazi comuni che da spazi esterni ( naturali e fatti di terra) si stanno trasformando in via e piazze (spesso lastricati con enormi mattonelle di basalto) sempre più simili a dei grandi centri commerciali (vedi l’esempio di Piazza San Silvestro a Roma ). Solo attraverso un investimento nella promozione della cultura degli alberi (e un ritorno alla terra) si potrà pensare nel futuro a una nuova gestione delle alberate in città. Alberi esseri viventi, portatori di bellezza e fondamentali per la nostra esistenza, non solo perché ci regalano quell’ossigeno senza il quale la vita su questo pianeta non sarebbe possibile ma perché dobbiamo a loro tutto quello che oggi fa parte della nostra cultura (intesa quest’ultima in senso antropologico come involucro che ci contiene) vedi i loro “accessori” preziosi: il legno, la carta, i frutti, i fiori etc… Per ciò che riguarda le alberature urbane poi, basti fare l’esempio della capitozzatura. Da qualche anno è aumentato il numero delle persone consapevoli che la capitozzatura degli alberi è una pratica negativa però nonostante questo si continua a farlo. Si parla, si condanna, ma poi gli stessi tecnici che si occupano della gestione delle potature (per problemi legati a scelte politiche ed economiche) anche se sanno che capitozzare provoca un danno al bene comune degli alberi poi continuano a capitozzare. Usando una metafora  da “umani” sembra un po’ come se tutti sanno che la pena di morte non è certo la scelta migliore per risolvere i problemi di ordine pubblico però poi quando qualcuno viene trovato a rubare e a uccidere altre persone viene preso ( e dopo un processo rapido e sommario) viene condotto davanti a un plotone e giustiziato. Senza nessuno che protesti e paghi le conseguenza di questo atto (capitozzare un albero equivale a menomarlo,  nel tempo infatti si ammalerà e diventerà instabile e quindi poi passibile di “taglio da sicurezza”) anzi spesso con un affermativo “beh  però se l’è meritato (questo esempio non è peregrino visto che molti amministratori dopo aver capitozzato un filare di alberi ancora oggi pensano che quella sia la scelta giusta e non pensano di aver danneggiato gli alberi).  Inoltre ricordo poi che sui media nel 95% dei casi si parla degli alberi sempre più spesso quando gli alberi cadono o creano dei problemi, meno  quando si tratta di promuovere la loro cultura e le storie che li riguardano. Concludendo mi ripeto. E’ solo sviluppando la cultura degli alberi che si potranno avere nel tempo trasformazioni e risultati significativi. Si tratterà di inserire la cultura degli alberi tra le priorità della gestione politica e amministrativa di ogni città italiana, insieme  al potenziamento dei regolamenti del verde urbano (da far conoscere e poi rispettare) e al recupero della cura e della manutenzione del verde storico.

Ecco dieci punti dai quali partire per ripensare una corretta gestione delle alberate in città :

  1. Ogni città (se già non ce l’ha) deve dotarsi di un Regolamento del Verde urbano costantemente aggiornato e migliorato. A Roma e Milano, per esempio, sono stati scritti se ne è parlato a lungo, ma finora non sono ancora stati approvati. Il motivo? Semplice se c’è un regolamento poi va rispettato. Quindi meglio non averlo così posso fare quello che voglio.
  2. Migliorare e pretendere la qualifica (con corsi obbligatori) degli operatori che si occupano di potare gli alberi. Nel regolamento del verde (così come è successo in diverse città, vedi Firenze e Torino) stabilire quali sono le giuste potature e vietare la capitozzatura con sanzioni nei confronti di chi (tecnici responsabili) danneggiando un bene pubblico usa questa pratica.
  3. Investire in cultura (promuovere convegni, incontri, feste, pubblicazioni, etc..) degli alberi. Ogni volta che si mettono a dimora degli alberi coinvolgere le associazioni e i cittadini. Il principio è semplice: se si conosce, poi è anche più facile rispettare.
  4. Promuovere in ogni città una casa dell’albero. Un luogo nel quale i cittadini possono avere a disposizione: una libreria o biblioteca specializzata; una sede nel quale ospitare periodicamente incontri, corsi, convegni con tecnici o specialisti degli alberi; un database o un luogo fisico per avere un accesso gratuito alle informazioni degli alberi della propria città. Che albero è? Quando e da chi è stata fatta la VTA. Perché è stato tagliato? Etc…
  5. Mantenere continuamente attraverso una trasparenza amministrativa la comunicazione con i cittadini. Ogni cittadino deve sapere quanto è costato l’albero appena piantato, da dove proviene, quali sono i termini della garanzia, etc.. Quindi totale trasparenza degli atti sui numeri e le politiche del verde. Su questo si basa il concetto di “bilancio arboreo” presente nella legge 10/2013  il bilancio tra entrate e uscite degli alberi (quelli che c’erano, quelli tagliati e quelli che sono stati piantati) che un sindaco dovrebbe scrivere alla fine di ogni mandato. Una pratica di buona amministrativa regolata da una legge ma che spesso (non essendoci sanzioni per chi non lo fa e questo passaggio va assolutamente cambiato) non viene applicata.
  6. Riduzione ed eliminazione delle ceppaie. La riduzione e le eliminazione delle ceppaie (alberi tagliati perché malati o pericolosi che rimangono lì negli anni) sono il primo passo per far comprendere a tutti la differenza che c’è tra un albero vivo (portatore di vita e di bellezza) e un albero morto: gli alberi non sono pali.
  7. Investire nella crescita e nella cura degli alberi. Spesso gli alberi dopo il breve periodo di manutenzione garantito dai vivai vengono abbandonati a loro stessi. Nessuno si occupa di rimuovere tutori, di legno o di metallo. Investendo su personale qualificato che periodicamente si occupi di verificare e manutenere gli alberi in crescita, permette di uscire dalla logica dell’usa e getta sempre più diffusa nella gestione degli appalti del verde urbano.
  8. Recupero del Verde storico. Ogni città oltre a dotarsi del regolamento del Verde Urbano (così come è stato proposto nella città di Genova ) dovrebbe dotarsi di un regolamento del proprio Verde storico.
  9. Aumentare il numero (così come succede in molte città nel mondo da anni, vedi New York e San Francisco) delle associazioni di volontariato che dopo corsi specifici  e basandosi su appositi regolamenti (che ne stabiliscano le pertinenze e i campi di intervento) si occupino di intervenire su piccole operazioni sulla cura e la manutenzione degli alberi in città ( come il “pruning” leggero, la cura delle aiuole, la leggera potatura delle siepi, segnalazione ed intervento danneggiamenti, rimozione tutori etc…).
  10. Censimento cura e promozione culturale degli alberi monumentali della propria città. Creazione di squadre di tecnici che si occupino della gestione di questi monumenti naturali : una sorta di sopraintendenza degli alberi  monumentali. In modo che (così come quando succede un danno a un monumento non viene mandato un semplice muratore ma un archeologo) nei casi di urgenza siano loro ad operare e non semplici tagliatori di turno.

Antimo Palumbo

Viavai Novembre 2010.

E’ una finale di Coppa dei Campioni, due squadre che si sfidano, ritmi e nervi serrati, diverse ammonizioni e qualche espulsione , novanta minuti di gioco effettivo e il risultato e ancora in parità , zero a zero le reti son rimaste inviolate. Il terzo uomo alza il cartello che indica il recupero,   tre minuti possono bastare per portare a casa una coppa e il risultato. E al novantaduesimo minuto, quando gli allenatori già stanno pensando a preparare la lista dei rigoristi, avviene l’impensabile, un colpo di testa in tuffo e il centravanti della squadra azzurra fa gol. Salva è la squadra, salvo l’allenatore e il presidente. Tutti in delirio felici e contenti. Ecco così sembra sia successo a Roma in questi giorni per ciò che riguarda la situazione degli alberi e del suo verde. Un colpo di testa in tuffo infatti mi è sembrata la dichiarazione dell’ Assessore all’Ambiente Fabio De Lillo  per ciò che riguarda il nuovo piano di piantumazione che partirà dal 25 Ottobre prossimo  e che vedrà investiti la bellezza di 1 milione e 650 mila euro,  fondi trovati grazie a Roma Capitale, per piantumare 7000 nuovi alberi in città. Questi alberi saranno, sempre secondo il comunicato dell’assessorato,  dei  lecci, tigli,platani, frassini, cipressi , roverelle  ed andranno ad aggiungersi agli altri 1650 piantati da marzo a maggio scorso. Bene, si piantano degli alberi a Roma, non possiamo che essere contenti. Peccato che però dall’insediamento della nuova giunta Alemanno e  partendo dalla priorità sicurezza ci sia stato, a livello pubblico e privato,  per ciò che riguarda gli alberi un massacro senza precedenti nella storia degli ultimi cinquant’anni della capitale( i privati “dicono se tagliano loro noi che stiamo a guardare?” E zac anche loro via alla motosega). Un massacro chiamato dall’Assessorato “restyling”  che si è svolto ad ampio raggio e ha visto coinvolti un numero incalcolabile di alberi (l’elenco  è veramente senza fine ) che sono stati tagliati, abbattuti, potati radicalmente (spesso nel periodo sbagliato) in alberate, parchi, ville. Quest’azione continuata ed evidente di accanimento nei confronti degli alberi “rei di essere poco sicuri” ha suscitato le proteste e  lo sbigottimento da parte di  migliaia di cittadini, che sono state riprese periodicamente dagli articoli dei giornali (e di questi giorni la notizia della formale diffida inviata dal Codacons al Comune e al 19esimo Municipio per opporsi all’abbattimento e alla potatura degli alberi di viale Tito Livio).Ed ecco però quando il malumore potrebbe diventare crisi politica che tutt’a un tratto sbuca la notizia che fa scalpore, il colpo di testa all’ultimo minuto, settemila nuovi alberi: gol. E noi siamo contenti quando si fa gol ed esultiamo quando si piantano alberi. Ma analizziamo meglio questa notizia raffrontandola anche a quello che sta succedendo nel VI Municipio dove grazie ad uno stanziamento di 130.000 euro   della precedente Giunta regionale di centrosinistra, sotto la supervisione del Servizio Giardini del Comune di Roma, sono stati piantati 500 nuovi alberi (Fraxinus excelsior L. Pyrus calleryana Decne.Chanticleer – su questo ho già scritto un articolo ad Aprile) mentre altri 200 verranno piantati ,subito dopo la conclusione dell’iter burocratico appena avviato dal Municipio per l’utilizzo dei ribassi d’asta, in diverse vie del Vi municipio come via Rovino d’Istria, viale della Serenissima, via dei Quintili,.Senz’altro “è’ davvero un’operazione ambientale di altissimo livello” come ha dichiarato il Presidente del Municipio Gianmarco Palmieri, un’operazione  che considera gli alberi come beni comuni fondamentali per la qualità della vita in città, apportatori di ombra, ossigeno e bellezza.  Facendo un po’ di conti, però,  scopriamo che ogni albero costa dai 235 ai 260 euro, un bel costo davvero,  e che su ognuno di questi ci sarà una garanzia di due anni nel caso non attecchisca. Ecco, la domanda che ci facciamo è :  chi si occuperà di controllare questa garanzia? E chi si occuperà di curarli per vederli diventare grandi? Il 12 Marzo di quest’anno il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sembra aver dato una risposta chiara in tal senso. Nel Disegno di legge  approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (attualmente ancora non convertito in legge) si impone, infatti,  ai comuni di effettuare un censimento degli alberi piantati nelle aree pubbliche con un “bilancio arboricolo”che due mesi prima del termine del mandato il sindaco dovrà rendere pubblico evidenziando il rapporto fra gli alberi piantati all’inizio ed alla fine del ciclo amministrativo. Un “bilancio arboricolo”, ma che gran bella cosa. Avremo quindi  la possibilità (e la fortuna, visto che questo finora non è mai successo) tra due anni, (e due mesi prima del suo mandato) di sapere dal nostro Sindaco quanti di questi settemila alberi che verranno piantati sono morti e quanti sono ancora vivi? Se questo succederà, per ciò che riguarda gli alberi di Roma, la Coppa dei Campioni è assicurata, senza colpi di testa all’ultimo minuto.

Antimo Palumbo  

Il Respiro.eu Marzo 2010

Nel lontano 1995 Fulco Pratesi in un articolo uscito sul Corriere della Sera il 1 Marzo dal  titolo “La città all’ombra delle palme” si chiedeva: “Quale potrebbe essere l’ albero simbolo di Roma? A qualcuno piacerebbe sostenere il leccio, la quercia sempreverde che copriva il colle scelto da Romolo per fondare l’ Urbe, in contrasto con il fratello Remo che avrebbe preferito il corbezzolo. E di lecci infatti a Roma c’ e’ n’e’ vera dovizia. Un’ altra ipotesi potrebbe essere il pino domestico che incorona viali e colli, parchi e giardini con la sua chioma a ombrello. O il cipresso. Ma, se vogliamo, l’ essenza che piu’ colpisce i turisti stranieri, testimoniando del clima ottimo che in citta’ si gode, e’ la palma.”
Rileggiamo e sottolineamo quest’ultimo passaggio : l’essenza che più colpisce i turisti stranieri. Ma vi rendete conto di quanto sia importante questo passaggio? La palma, l’albero simbolo di Roma secondo Fulco Pratesi , un patrimonio culturale (mai considerato tale però dai Beni culturali, sic) devastato da un’epidemia in continua espansione (che ha fatto dire al Servizio Giardini “non vi preoccupate è tutto sotto controllo solo l’1 % delle nostre palme è stato colpito” mentre invece solo a Villa Celimontana ne sono state tagliate 19) che sta scomparendo a vista d’occhio con un grave danno sul patrimonio non solo culturale ma anche turistico della nostra città (pensate che il danno provocato dal punteruolo rosso che ha ucciso 11.700 palme e infettato 30.000 unità secondo un’interrogazione parlamentare delle due Senatrici del PD Anna Maria Serafini e Colomba Mongiello è stato stimato a circa un miliardo di Euro). Ma la città che vide l’espansione dei due gemelli cresciuti da Rea Silvia non ha come solo male e deterrente per i turisti ( che anno dopo anno preferiscono passare le loro vacanze in città più fresche e vivibili) l’epidemia che le sta distruggendo l’albero che finora l’ha rappresentata nel mondo (almeno secondo quello che scrive uno dei suoi più illustri abitanti) ma anche la qualità del suo ambiente e del suo clima. Vi sarete resi forse conto che quest’anno a Luglio e Agosto Roma è diventata una città invivibile nei suoi esterni nelle ore diurne e per che per le strutture ricettive turistiche della capitale il periodo estivo è passato da alta stagione a bassa stagione? I responsabili della nostra città e del nostro clima non si rendono conto di quello che stanno combinando alla citta eterna, meta privilegiata dei turisti di tutto il mondo? Ci vuole poco a pensare che ,come succede nella maggior parte delle metropoli di tutto il mondo, per migliorare la qualità dell’aria e del clima bisogna riforestare le città e non battere record di potature (record poi avallati da manifesti pubblicitari). E la riforestazione avviene sappiamo non attraverso gli alberelli stantii e abbandonati a se stessi.( Passate per esempio in via Santa Croce in Gerusalemme dove qualche anno fa sono stati piantati dei bellissimi e costosissimi esemplari di Morus alba fruitless e guardate in quali condizioni si trovano. Da allora non hanno mai subito cure, vivono abbandonati a se stessi con rami pendenti e dondolanti. C’è n’è uno nei pressi dell’incrocio con via Statilia che si è piegato completamente con la chioma appesantita che gravita sulle macchine vicine e mostra i segni della sua marchiatura numerata (incomprensibile e barbara) del chiodo con cartellino numerato che si sta facendo su tutti gli alberi di Roma, dove dal chiodo arrugginito in un albero che non ne può più di esistere in quelle condizioni fuoriesce come una ferita aperta della linfa vitale liquida e gommosa.) La riforestazione lo dice il nome stesso è fatta di foglie, chiome, rami. Gli amministratori della nostra città stanno facendo dei danni (dei quali pochi sono consapevoli) di immensa portata. Forse dovremmo anche noi aspettare un nuovo Abbado per far comprendere a questa amministrazione che la sua politica degli alberi va contro i cittadini, il commercio e la ricchezza della nostra città?
Intanto leggetevi il bellissimo articolo di Fulco Pratesi
http://archiviostorico.corriere.it/1995/marzo/01/citta_all_ombra_delle_palme_co_10_9503014386.shtml
un articolo scritto quindici anni fa ma che sembra appartenga alla preistoria. Una pre historia quindi di una città dove anche il Verde Storico (vedi Villa Celimontana, Villa Sciarra e Villa Pamphilj ) si sta sbiadendo giorno dopo giorno, e perdendo la sua historia , probabilmente perchè i suoi amministratori sono più concentrati a disegnare circuiti di formula 1 che leggere libri di storia. E leggere noi lo sappiamo serve a conoscere e conoscere serve a migliorare la qualità della nostra vita e di quella delle generazioni future.

Antimo Palumbo

Viavai Gennaio 2010

“Prossima svolta  a destra, Via Manfredonia, angolo via Prenestina”. Se  uno straniero, o abitante di un’altra città italiana,  che  si trovasse in macchina dalle parti del quartiere Quarticciolo, dovesse fidarsi delle istruzioni che compaiono sul video del suo navigatore satellitare  ragionevoli dubbi avrebbe  sul fatto di essere a Roma. Una città dove la qualità del verde e la cura degli alberi sembra essere al primo posto nelle attenzioni degli amministratori. Roma: la città che ha ospitato l’11 Dicembre di quest’anno un importante convegno sulla stabilità degli alberi organizzato dalla S.I.A. (Società Italiana di Arboricoltura) con Chris Mattheck l’inventore del VTA (Visual Tree Assesment) il sistema per valutare la sicurezza degli alberi in città , un convegno della durata di due giorni :il primo riservato agli addetti ai lavori (alla modica cifra di 150 euro, 80 per i soci S.I.A. sul perché di questa cifra mi è stato fatto notare che nel prezzo era compreso anche un buffet) e il secondo agli operatori del Servizio Giardini per il quale Mattheck secondo quello scritto da un comunicato stampa ufficiale dell’Assessorato all’Ambiente: dopo aver tenuto un importante Corso di Formazione e aggiornamento ha speso parole di apprezzamento per l’elevata qualità dei tecnici del Servizio Giardini che in questi mesi hanno svolto un enorme lavoro prima con dati record nelle potature e poi con le operazioni di ripiantumazione. Lavori eseguiti sempre seguendo precisi e rigorosi criteri scientifici”. Ma noi sappiamo che difficilmente i navigatori satellitari si sbagliano e passando per via Manfredonia  l’osservatore straniero commenterebbe stupito “Non ci posso credere , è possibile che si possa vedere questo? Si siamo a Roma,  non in una città troglodita dei continenti sperduti. Ma chi scrive questi comunicati di che città sta parlando?” E  così una città sulla carta apparentemente perfetta ordinata e sicura dove tutto avviene secondo “precisi e rigorosi criteri scientifici” si scontra con una realtà dai contorni devastanti e tristi per ciò che riguarda la cura degli alberi che non può provocare in chi la guarda rabbia e necessità e volontà di cambiare. Appena si gira dalla Prenestina e si entra in via Manfredonia si assiste infatti al raccapricciante spettacolo di un intervento di capitozzatura effettuato su dei platani (quattro in una piazza) ma anche altri nei palazzi adiacenti e di una potatura radicale su un cedro, diventato una chimera botanica dopo che gli sono stati tolti tutti i rami e lasciati con una punta appiattita  e che un botanico distratto potrebbe confondere con un albero di un genere diverso. Andando più avanti lo spettacolo diventa ancora più sconvolgente quando sulla sinistra ci si presenta alla vista  (in un giardino di uno dei lotti del Quarticciolo) una palma (Phoenix canariensis) colpita dal punteruolo rosso con molti rami caduti a terra, abbandonati a loro stessi ormai da più di un mese con centinaia di bozzoli del pericoloso insetto che sta distruggendo le palme di Roma (che andrebbero immediatamente rimossi secondo norme stabilite dal servizio fitosanitario della Regione Lazio) , a portata dei bambini che li usano giocandoci a calcio. Altro comunicato stampa , un  comunicato ufficiale dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Roma uscito sul Corriere della Sera “Punteruolo rosso, epidemia? Non ci riguarda. Delle 4000 palme del Comune di Roma è stato colpito solo l’1% . Una gaffe incredibile un non voler vedere il problema, al quale dopo l’iniziale “ma io che c’entro? Mica è colpa mia?” l’Assessorato sta correndo ai ripari con l’organizzazione di un prossimo convegno scientifico, visto che l’epidemia avanza a ritmi impressionanti. (Sul punteruolo rosso – del quale abbiamo già parlato seguendo anche la  devastazione avvenuta nella zona dei Villini dove ne sono rimaste solo due – parleremo nei prossimi numeri, come anticipo ricordo l’organizzazione di una  manifestazione che sto organizzando per la seconda metà di Febbraio per coinvolgere attivamente il Governo ad intervenire per “salvare il salvabile” Per seguire gli sviluppi c’è un gruppo su Facebook  Le palme di Roma stanno morendo, facciamo qualcosa per fermare l’epidemia” ). Due città quindi quella reale e quella dei comunicati? Punti di vista differenti, propaganda politica? Probabilmente per ciò che riguarda gli “orrori verdi” visti al Quarticciolo le responsabilità non riguardano il Servizio Giardini (lo spero vivamente) ma riguardano una ditta privata che ha eseguito le capitozzature   autorizzata da chi, come e con quali criteri per svolgere una simile azione deturpante, questo non lo sappiamo, (non si capisce perché un pergolato in un balcone del centro danneggia l’ambiente e il paesaggio storico e quindi è sanzionabile con rimozione e multe salate, mentre invece la distruzione dell’estetica e della salute – oramai quegli alberi sono spacciati- non viene considerata un  distruzione di un bene ambientale che appartiene alla fruizione estetica degli abitanti che ci vivono accanto. Ancora quanto dovrà aspettare Roma per poter avere il suo “Regolamento sulla tutela del Patrimonio arboreo pubblico e privato” nel quale comprendere e sanzionare anche simili interventi di distruzione del nostro patrimonio arboreo cittadino? ) mentre per la palma abbandonata a se stessa (con tutti i coleotteri che  hanno avuto tutto il tempo a disposizione per colonizzare tutte le palme adiacenti nel giro di diversi chilometri) le responsabilità sono del condominio della case popolari che non si è occupato di rimuovere la palma  secondo le norme predisposte dalla Regione Lazio.  Lavorare affinché lo scarto sulle due città,  quella del centro e quella della periferia, quella dei comunicati e quella reale,  nel tempo non diventi cesura sarà nostro compito per salvaguardare nel futuro l’immagine della nostra città.

Antimo Palumbo

Viavai Dicembre 2009

E’ successo finalmente. A distanza di più di sette mesi,  da quella domenica pomeriggio del 29 Marzo (quando spinta dal vento e caduta , dopo che l’incuria e l’abbandono dei proprietari,  insieme al danneggiamento del suo apparato radicale per dei lavori eseguiti alla sua base l’avevano profondamente minata alle radici) la Quercia del Quadraro è tornata a riacquistare la sua posizione verticale. Verrebbe da dire è tornata in piedi. Ma noi sappiamo che gli alberi non hanno piedi ma radici, però lo diciamo lo stesso per comprenderci meglio.. Mercoledì 11 Novembre in una splendida giornata assolata, nel giorno di San Martino e della sua estate, la Farnia (Quercus peduncolata) di Via Jovenci al Quadraro, una quercia con una età stimata intorno ai 400 anni di età e con una circonferenza del tronco di 410 centimetri a petto d’uomo che l’attesta come la Farnia più grande del Lazio è stata risollevata con un intervento complesso avvenuto in due tempi (tutta l’operazione è stata eseguita  dalla Ditta Eurogarden di Roma  e sotto la supervisione dei suoi proprietari Stefano e Giancarlo Ceccarelli e del direttore dei lavori Pietro). Visto l’enorme peso del patriarca vegetale che è arrivato ad un massimo di 360 quintali si è dovuti ricorrere dopo i tentativi falliti in mattinata ad una gru più potente e nel pomeriggio dopo un lavoro effettuato intorno alla zolla con una escavatrice si è riusciti a risollevarla e a riposizionarla nella sua posizione iniziale. All’indescrivibile emozione provata nel vederla di nuovo puntare il suo tronco verso il cielo blu  è seguita la parte successiva delle operazione dei lavori : intanto  una grande aggiunta di terra buona ( terriccio e stallatico) intorno alla zolla alla quale sono stati aggiunti degli  ormoni radicanti nei  giorni successivi ed immediatamente l’inizio dei lavori di messa in sicurezza dell’albero con dei tutori di ferro realizzati apposta messi a piramide intorno al tronco, con un quadrato saldato,  che così impedisce , nel caso di forti venti o tempesta, alla Quercia di spostarsi. Un’operazione che ha coinvolto diversi operai e che  avvenuta in più giorni (soltanto la gru è rimasta sul posto tenendo la Quercia per due giorni). Sabato 21 Novembre invece ancora una volta in una giornata bagnata dal sole si è svolta la festa ,proprio sotto la Quercia, aperta a tutti i cittadini e agli abitanti del Quadraro  per ringraziare tutte le persone, un vero e proprio team della Quercia,  che con il loro contributo hanno permesso il risollevamento di un albero storico e simbolo  non solo di un quartiere ma dell’intera città, alla quale hanno partecipato l’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio Filiberto Zaratti, il presidente del VI Municipio Gianmarco Palmieri, il delegato all’Ambiente del VI Municipio Fabio Piattoni. Intervallati da letture di poesie dedicate agli alberi ci sono stati poi gli interventi di  Angelo Panetta responsabile del Servizio Giardini del VI Municipio, Luciana Marinangeli dell’Associazione l’Alberata, di Carlo Consiglio, dei ragazzi del Centro Sperimentale di Cinematografia che sulla Quercia del Quadraro e il comitato per la sua difesa hanno realizzato un documentario. Ad allietare la festa c’è stato poi il  contribuito di un  rustico ristoro con barbecue (bruschetta e salsiccia) e dolcetti (realizzato grazie all’opera volontaria sia in termini di lavoro organizzativo  che economico)   dai partecipanti al Comitato per la difesa per la quercia del Quadraro (un ringraziamento speciale va a Sergione del Quadraro sempre attivo e presente in tutti questi mesi). Adesso , come per un paziente in convalescenza dopo un’operazione importante,  bisognerà aspettare per la prossima primavera i segnali di ripresa della Quercia (le percentuali di attecchimento variano a secondo di chi emette la diagnosi, in questi mesi si son sentiti tanti numeri,  e spesso nella realtà succedono cose e fenomeni imprevedibili). Il lavoro del Comitato per la difesa della Quercia del Quadraro non è comunque ancora concluso. Sarà necessario vigilare nei prossimi mesi affinché la Quercia venga controllata periodicamente (l’impianto di irrigazione messo in estate continuerà a funzionare) e mai come in questo momento la Quercia, che ricordo è un essere vegetale fatto come noi di cellule (cellule vegetali però che a differenza delle nostre cellule contengono una parete cellulare fatta di lignina e cellulosa) e che può vivere per centinaia di anni (acquisendo così saggezza e maestà),  ha bisogno del nostro supporto. Un supporto non solo pratico e scientifico ma anche energetico e spirituale. Come succede con le persone,  se la quercia riuscirà a sentire che per noi è importante, che noi confidiamo nella sua presenza e che ci piacerebbe tornarla a vivere (come non è stato in tutti questi ultimi anni) e a vederla vivere ci sarà una maggiore possibilità affinché la quercia del Quadraro oltre che a continuare ad  essere un simbolo fatto di legno e grandezza possa continuare ad esserlo nel rigoglio vegetativo di rami, foglie e  ghiande.

Antimo Palumbo     

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Viavai Settembre 2009

E’ ancora viva, reclinata e sofferente ma viva, con le sue foglie ancora verdi e turgide, grandi e profondamente lobate. La Quercia del Quadraro, l’esemplare più antico e grande di  Farnia (Quercus peduncolata) di una città di quasi quattro milioni di abitanti che si chiama Roma, è sempre lì che lotta per continuare a vivere, con la seria intenzione di ritornare in piedi, a distanza di quasi otto mesi da quella tragica Domenica del 29 Marzo, quando è stata buttata a terra da un pomeriggio particolarmente ventoso, complice anche un azzardato ed incosciente lavoro di danneggiamento effettuato nel tempo al suo apparato radicale. Tanto tempo è passato da quei giorni primaverili di pioggia e da quel 1 Aprile quando il direttore di Viavai  Ettore Ranalletta mi mandò a fare un sopralluogo per accertarmi di quello che era successo in via dei Lentuli : ovvero la caduta di un patriarca vivente (con un’età stimata di 400 anni)  orribilmente mutilato dall’intervento rapido e definitivo dei Vigili del Fuoco che come tutti pensavano ( le parole dei titoli dei giornali erano “Addio” “Lutto” ) che il prossimo stadio per la Quercia più grande di Roma fosse oramai il  deposito di legna per il camino di qualche casa di montagna. E da allora, invece, grazie alla forza e alla volontà di un intero quartiere, vivo, attivo e particolarmente attaccato alla sua storia e ai tesori del suo territorio che un po’ alla volta, miracolo dopo miracolo, affrontando attacchi ed ostacoli, pareri negativi e discordanti,  e supportando invece sopralluoghi, attese, risposte, iter burocratici con certosina pazienza che si è concretizzata sempre di più la speranza (che giorno dopo giorno diventava più reale) di poter far tornare e vivere la Quercia. E dalle parole, siamo passati ai fatti e all’inizio dei lavori per ripristinarla e farla tornare in piedi. Non è questa l’occasione ( e non in questo articolo)  per elencare e ringraziare tutte le persone che hanno creduto e dato il loro contributo affinché la Quercia (anche se con basse percentuali di attecchimento) potesse ritornare a vivere e a rappresentare come simbolo ( anche se ridotta e amputata nell’impalcatura dei suoi rami) il quartiere del Quadraro. Lo farò a conclusione dei lavori quando in un giorno delle ultime settimane di Ottobre la gru e gli uomini del Vivaio Euro Garden capitanati dal solerte Paolo Ceccarelli diranno alla Quercia che è tempo di ritornare a stare in piedi, dopo una brutta caduta ma fortunosa. E’ grazie infatti alle grandi e resistenti putrelle di ferro del ripostiglio (antico edificio abitato da storici personaggi del quartiere) sul quale è caduta che è riuscita a sopravvivere e a non sradicarsi completamente. Una parte dell’apparato radicale è così rimasta salda e sana e ha fatto si che, dopo aver compartimentato una parte delle ferite subite,  mettesse in moto tutti i suoi strumenti di autodifesa. Ricordo che, come per gli umani,  anche gli alberi hanno un forte senso di autoconservazione e di controllo. Se un albero ha terra, sole ed acqua difficilmente cade, e se lo fa (perché gli uomini lo hanno danneggiato tagliandogli le radici, capitozzandolo ed infettandolo con patogeni, funghi e carie) è l’ultima cosa che vorrebbe fare su questo pianeta,  perché per lui significa la morte. Ma vediamo quello che è successo in questi ultimi mesi. Grazie ad un appassionato gioco di squadra che ha visto lavorare insieme:   il Comitato per la difesa della Quercia del Quadraro, i giornalisti con i loro articoli di supporto sui giornali, l’intervento dell’Amministrazione e di validi amministratori, si è passati dai sopralluoghi tecnici all’intervento e alla messa a disposizione della copertura economica (senza questo non sarebbe successo nulla) da parte dell’Assessore all’Ambiente e Cooperazione dei Popoli della Regione Lazio Filiberto Zaratti ,  per rialzare la Quercia. A questo punto sono scattati i tempi tecnici e burocratici che hanno visto impegnati per l’espletazione della realizzazione delle pratiche, Claudio Turella del Servizio Giardini in costante collegamento con il suo direttore Mario Vallorosi e l’Assessore all’Ambiente del Comune di Roma Fabio De Lillo,  coordinati dal delegato per l’Ambiente del VI Municipio Fabio Piattoni. Annunciati da un comunicato stampa e da articoli sui giornali finalmente Lunedì 27 Luglio i lavori per il recupero della Quercia e dell’area nella quale si trova per predisporre il suo prossimo riinalzamento iniziano. Vincitore della gara d’appalto è il Vivaio Euro Garden di Via Cristoforo Colombo che nell’arco di due settimane si occupa di : rifinire il taglio della Quercia e alleggerirla nella chioma per accelerare e migliorare poi una volta alzata il recupero vegetativo e chiudere con una miscela antifunginea le ferite aperte con i nuovi tagli ; mettere terra buona e concimata sulla zolla dell’apparato radicale scoperta; piantumare 15 nuovi esemplari di lecci in Via dei Lentuli; pulire la scarpata adiacente alla Quercia in Via dei Lentuli (sotto la Tuscolana) che versava in uno stato di totale degrado, Sergione sempre presente e attivo (così come altri componenti del Comitato durante l’esecuzione dei lavori, me compreso)  in questa occasione ha tolto 5 bustoni di plastica pieni di bottiglie. Grazie poi ad un consulto tecnico che ha visto anche il parere del nostro agronomo  Raffaele Fabozzi si è deciso, visto l’imminente aumento della temperatura e della siccità (per non farla soffrire ulteriormente,visto che una parte dell’apparato radicale potrà danneggiarsi nel sollevamento) di rimandare  l’alzata della Quercia in tardo autunno, molto probabilmente nelle ultime settimane di ottobre. Infine  dopo i turni di annaffiamento che hanno impegnato i membri del Comitato  in questi mesi passando dai secchi svuotati a mano ad un lungo tubo collegato ad un rubinetto ( ancora grazie ai “giardinieri sul campo” Sergione e Sebastiano Vinci) Lunedì  17 Agosto è stato sistemato un impianto automatico di irrigamento per nutrire d’acqua la Quercia nei prossimi giorni caldi di Settembre. Vi terrò aggiornati sul prossimo numero di Ottobre sull’evoluzione dei lavori e per ricordarvi la data nella quale ci sarà l’intervento di risollevamento della Quercia. Una data che entrerà nella memoria storica : della città – come segnale ed insegnamento per tutti i cittadini  affinché gli alberi monumentali siano valorizzati e protetti come monumenti naturali e patrimonio comune –  e del quartiere – un albero simbolo che oltre a rammentarci la sua storia vitale e popolare sia da raccordo  tra la saggezza e la concretezza della  terra marrone  e la gioia e spiritualità azzurra del cielo.

Antimo Palumbo

Viavai Settembre 2007

Spesso poi quando gli alberi muoiono nessuno lo segnala al Servizio giardini, le ditte che hanno gli alberi in appalto si guardano bene dal segnalare che gli alberi sono morti e sostituirli ,  così passano due anni e i duecento euro (costo di un ibisco, uno degli alberi più economici, ma ci sono nuovi alberi che costano anche 800 euro l’uno ) spesi per l’albero sono dispersi nel nulla. Per collegarmi a  un esempio pratico:  in Via Cucchiari , dove l’anno scorso si è svolta la Festa degli Ibischi,  c’è ne sono due morti ( altri due erano già stati sostituiti su mia segnalazione) che tra un po’ andranno “off garancy”  e non verranno mai sostituiti. Perché non  pensare  ad un servizio, con un numero verde,  con una squadra di pronto intervento dedicato alla salute degli alberi in città?  C’è la protezione civile, la protezione animali, l’ufficio decoro urbano del gabinetto del Sindaco, perché non ci dovrebbe essere qualcosa di simile per gli alberi che vivono in città  che si trovano  in condizioni critiche? . Altri due esempi: in Via de Dominicis una stupenda alberata di Melia azedarach, (la cui piantumazione è stata effettuata nell’ambito dei progetti del Pup Parcheggi urbani pubblici), che ho visto con crescere lentamente e amorevolmente   è completamente abbandonata a se stessa, con rami lunghi e pendenti e pericolosi per i passanti  . Da quando gli alberi sono stati piantati (ed ora son passati tanti anni) mai nessun intervento. A via Carini, (  Monteverde zona di serie A)   invece . e qui tocchiamo il puro surrealismo,  c’è un’aiuola dove ormai da diverso tempo è rimasto il tubo verde e l’albero ( un Cercis siliquastrum) se lo son portato via (magari qualche ignaro turista pensa che sia un’installazione di qualche artista contemporaneo). Wangari Maathai ha detto  “una cosa è piantare un albero e un’altra cosa far si che sopravviva” . Piantare tanti alberi è una grande occasione  per trasformare la città e migliorare la qualità dell’aria e della vita e questo si sta compiendo in maniera storica e poderosa che cosa si sta facendo invece affinché poi sopravvivano, o ancora meglio  “vivano”. Attendiamo risposte creative e positive dagli addetti ai lavori.

Antimo Palumbo

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Viavai Luglio/Agosto 2007

Giunge positiva e di grande effetto la notizia della piantumazione a Roma di cinquecentomila nuovi alberi per la riqualificazione ambientale. Con il  nuovo progetto di riforestazione urbana di Roma, presentato a Giugno  alla “Casa del Cinema” di Villa Borghese dal sindaco Veltroni e dall’assessore alle Politiche ambientali  Dario Esposito,  Roma aderisce al programma “Plants for Planet: billion tree campaign” portato avanti dal premio nobel, la keniana Wangari Maathai il cui obiettivo è piantare in tutto il mondo almeno un miliardo di alberi.  Il programma degli interventi previsti dal progetto di riforestazione urbana di Roma avrà una durata quinquennale con un costo  di circa 9 milioni di euro. Per il biennio 2007-2008, il Comune disporrà di 2 milioni e 100 mila euro, messi a disposizione da Roma Capitale.
Le aree interessate si estendono su 650 ettari nel territorio comunale, con particolare attenzione alle zone all’interno del Grande raccordo anulare. Questi fondi consentiranno di portare a termine il programma relativo alla riforestazione del Monte Cucco e di realizzare il Parco delle Sabine, il Parco Tor Sapienza, il Parco Torre Maura, il Parco di Centocelle e il Parco di Torraccia. A completare questa bella notizia per la città e il suo verde sarebbe interessante per tutti i cittadini di Roma chiarire  alcuni punti sulla politica degli alberi a Roma che l’Assessorato all’ambiente ha  inconsapevolmente lasciato in sospeso , forse per distrazione o  perché nessuno l’ha mai richiesto? 1-   Per ciò che riguarda i 9 milioni di Euro destinati alle nuove piantumazioni (diciotto miliardi del vecchio conio così dicevano in televisione qualche tempo fa…) come e dove il Comune di Roma compra questi alberi? Quanto costano, ci sono delle gare? E’ ovvia la constatazione che i costi di costruzione di un edificio sono documentabili .  Chi controlla invece che questi 9 milioni di euro, trattandosi di alberi “merce organica e deperibile”  siano spesi nella giusta maniera? E ancora: 2  Quanti dei nuovi alberi piantumati “diventeranno grandi”? Quali  sono i dati sulla percentuale di attecchimento e crescita degli alberi piantati dal comune di Roma da 0 a 10 Anni. Probabilmente non ci sono dati in tal senso , perché non c’è nessuno che controlla.  La risposta al quesito essenziale : ” se nel 2006 sono stati piantati 10.000 nuovi alberi  nel 2012 quanti di questi 10.000  nuovi alberi saranno ancora vivi?” dovrebbe essere la prima voce per analizzare un amministrazione degli alberi positiva e trasparente . 3 – Come mai  il Comune di Roma non ha un suo vivaio forestale, compra soltanto e non “alleva alberi” ? Usando sempre l’immagine del mattone : se mi dimentico un forato in giardino e lo recupero dopo  4 anni, lo ritroverò pieno di muffa ma tale e quale a prima, se  metto invece in un ettaro di terreno dei semi di Paulownia tomentosa dopo 4 anni avrò un piccolo boschetto a costi quasi zero o contenuti. Sicuramente per i vivai ai quali si rivolgerà il Comune di Roma per gli “incentivi di forestazione”  questo sarà un periodo “fortunato” di grandi prosperità economica. 4–  Perché investire tanti soldi per piantumare 500.000 alberi e niente per migliorare la qualità, il decoro e il degrado di quelli già esistenti, in particolare nelle alberate stradali,  che moribondi  vivono come “sofferenti stecchetti” in città ? La consapevolezza che le alberate abbiano un loro ciclo vitale e  che quindi debbano essere ogni 50/60 anni  essere cambiate è una cosa naturale, ma se poi la manutenzione non c’è, i tempi di crescita (e di ciclo vitale) si dimezzano e  gli alberi muoiono precocemente con il relativo sperpero di soldi pubblici. Le ditte che piantumano nuovi alberi (non lo fa più il Servizio Giardini) danno una garanzia di due anni. La cura durante la garanzia è passare una o due volte a mese a mettere un po’ d’acqua, nel famigerato tubo verde che caratterizza oramai gli alberi che vivono in città. Una cura insufficiente.

Antimo Palumbo

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Viavai Maggio 2007

Stupore ha destato la notizia, uscita a metà del mese di Aprile, del  ritrovamento eccezionale compiuto, in una cava di Gilboa (nello stato di New York, dove già nel 1870 erano state trovate alcune  parti fossili  dell’albero)  da due paleobotanici americani Linda Vanaller Hernick e Frank Mannolini di un intero albero fossile: una Wattieza ( alto fino a 8 metri e con la chioma simile alle felci) che risale al Devoniano e quindi 385 milioni di anni fa. L’albero fossile più antico mai trovato finora. E’ sull’eco di questa notizia sorprendente che torniamo ad occuparci delle nuove piantumazioni di alberi effettuate ultimamente dal Servizio giardini nel VI Municipio. Vicini a giugno e alla fine delle scuole con gli imminenti scrutini non è fuori luogo parlare di pagelle, Una consuetudine (quella di dare le pagelle) che se vale per i giornali sportivi, potrebbe divenire un’abitudine anche per la cura che i municipi di Roma prestano agli alberi. Per l’operato del VI municipio con il suo rapporto con il verde e gli alberi sicuramente il voto sarebbe un bel sette, anzi un sette più. Voto positivo, tondo e superiore alla sufficienza, motivato da buoni interventi,  supportati da  responsabili competenti, scelte attente e oculate  sulle nuove piantumazioni( tante e con alberi dall’età rispettabile) compiuti negli ultimi tempi per le strade del VI : sicuramente il municipio con il più alto  rapporto positivo verde/abitazioni della città. Vediamo cosa è successo nel dettaglio: 1- in via Anagni, via Angelo Berardi e via Olevano Romano sono stati piantumati nuovi esemplari di Pyrus calleriana chanticleer. Albero originario della Cina e Taiwan ma riseminato e selezionato negli Stati Uniti. Deve il suo nome al botanico missionario francese Joseph Callery  che per primo l’ha studiato in Cina nel 1858. Particolari sono:  i suoi fiori bianchi ( c’è già stata nei giorni scorsi),  la colorazione rossa delle foglie in autunno e la sua grande resistenza agli stress cittadini. E’ stato inoltre nominato “Urban Tree” ( un po’ come la macchina dell’anno) dalla rivista City Trees ,organo ufficiale della Society Municipal of Arborists. 2- a via Bufalini (vedi articolo sull’Orniello)  la piantumazione ha interessato 33 esemplari di Catalpa bignonoides, l’albero dei sigari ( lo stesso che già si trova in Via Casilina) e 7 esemplari di Fraxinus ornus , Ornielli (vedi articolo a parte). Tutti alberi dal tronco considerevole ( e quindi anche molto costosi…) che nei prossimi anni cresceranno portando ossigeno (molto!) ombra , fiori bianchi e d’inverno,una volta che avranno perdute le foglie, rimarranno sui rami  lunghi baccelli (sigari) marroni, scenografici e particolari. 3 – In Via Gabrino Fondulo è stato piantato un Celtis australis (bagolaro) e anche lì una Catalpa in sostituzione di un albero abbattuto da un privato senza autorizzazione un paio di anni fa in via Giuseppe Dalla Vedova. 4- Infine sono stati rimpiantati 8 nuovi pini tra Piazza Copernico e via Mariano da Sarno in sostituzione  di quelli abbattuti per la costruzione della Metro C del Pigneto. Abbattimento necessario quando si tratta di un opera viaria così importante per la città, però se la città disponesse di una macchina ( macchine tedesche che operano in tutta Europa) che fa il trapianto di grandi alberi si potrebbero spostare ( o tentarne lo spostamento) piuttosto che abbattere esemplari arborei con una grande storia ed età. Se un giorno il Comune di Roma riuscirà a dotarsi di una macchina del genere ( magari con una raccolta di fondi tramite grandi sponsor) sicuramente alla fine del quadrimestre in pagella non potrà esserci che un bel nove.

Antimo Palumbo

 

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Viavai Aprile 2007

Con questo lunghissimo titolo, quasi un rebus da decifrare,  e nello stile ironico di quelli usati per i suoi film più famosi dalla regista Lina Wertmuller , torno a parlare delle vicende strane e quotidiane che succedono a Casalbertone, un quartiere di frontiera di Roma est , ai confini tra il V e il VI Municipio, che proprio per questo suo essere “ borderline” mi sembra che talvolta sia trattato come “terra di nessuno”.  Un luogo vissuto da migliaia di  abitanti che per la maggior parte lo utilizzano per andare a dormirci ( di solito la frase utilizzata è “quartiere dormitorio” forse sarebbe più elegante usare il termine inglese “camping”) dove non esistono (uno dei pochi esempi in città) tracce di spazi dedicati alla cultura: un cinema, una biblioteca, una libreria, etc.  Dove , come ho segnalato su articoli precedenti su Viavai, possono succedere cose  miracolose e surreali ai quali “nessuno risponde”se non con l’immagine delle tre scimmie (non vedo, non sento, non parlo). Ne ricordo alcune : alberi centenari ( la magnolia di fronte ad Auchan) che scompaiono in una notte; nuovi palazzi che crescono con un enorme ed antiestetica croce realizzata da architetti mordi e fuggi o semplicemente “ubriachi”; vie affette dal virus dei lavori perpetui come via Domenico Cucchiari, divenuta forse in onore al generale di cui porta il nome una  trincea permanente ( dove rompe l’Acea poi richiude, poi rirompe la Telecom e poi richiude, poi riapre l’Italgas e poi richiude con un processo circolare e perpetuo una sorta di Ourobous , di serpente che si mangia la coda, all’interno del quale la parola coordinamento sembra un termine del lontano alfabeto degli inuit) . (Al momento della scrittura dell’articolo le trincee sono state rinchiuse e “una bellissima colata di asfalto” sembra aver riqualificato la strada, che però ancora mostra  i segni “dell’orda italgas” :  cumuli di sampietrini lasciati nelle aiuole (dove era stata seminata dell’erba dicondra sic!) attaccati ad alberi e  danneggiati dai loro spigoli acuti  e per questo moribondi  (gli ibischi della festa  e dei custodi dei ragazzi della scuola media doppio sic!); bordi in marmo delle aiuole distrutti dalle ruote dei camion durante i lavori. Da segnalare l’attesa infinita dei  commercianti  ( da più di otto mesi) per   una nuova segnaletica che regolarizzi il parcheggio in fila delle macchine). Qui , nel   quartiere delle vacche pezzate Bertone  che una volta pascolavano sulla collina , in via Giovanni Pittaluga  c’è un bellissima alberata di Prunus cerasifera varietà pitsardi , un albero ibridato nell’ottocento da Monsieur Pitsard giardiniere dello Scià di Persia, e particolare per la sua bellissima fioritura (potrebbe essere già in corso all’uscita dell’articolo) e per le sue foglie color rosso marroncine ( chiamate atropurpure) che portano nei viali nei quali sono state piantate in città una nota di colore particolare e diversa. Da diverso tempo l’alberata del viale necessitava di una sistemazione e di una potatura che è “finalmente” avvenuta all’inizio dell’anno in contemporanea (subito dopo) l’apertura di un negozio di abbigliamento il cui suo nome inglese tradotto in italiano significa : “la rivoluzione della donna”. Davanti a questo negozio e quasi in prossimità della piazza vivevano due alte robinie, frondute e ricche di rami e foglie che “erano scampate” al taglio avvenuto per fine ciclo vitale delle altre loro compagne, nelle vie adiacenti. Probabilmente questa “distrazione” era stata dovuta al fatto che dal punto di vista statico e visivo ( in termine tecnico l’analisi del VTA) erano state considerate in buona salute. La loro esistenza però cozzava in maniera evidente con : gli abitanti dei piani superiori ai quali i rami perspicenti alle finestre e ai balconi  davano fastidio , alla visibilità del negozio e al rigore geometrico della simmetria. Che “c’azzeccavano” due robinie dal tronco tozzo e grosso e dal verde fogliame con i piccoli pissardi marroncini così belli nelle loro macchie di colore? Se il problema non si fosse posto in periferia le operazioni rapide e concise sarebbero state nell’ordine: 1. taglio delle robinie ( il comune non dispone ahimè  di una macchina (gru speciali, che lavorano ormai in tutta Europa) adatta al trapianto di alberi ; 2. rimozione della ceppaia con deceppatrice ( il comune, secondo ahimè, non dispone di una macchina deceppatrice , ed è costretta a dare in appalto questi lavori) ; 3. sostituzione con due nuovi prunus pitsardi. Tempo di soluzione : tre giorni. Ma ecco quello che è successo in periferia (una periferia da “terra di nessuno”) e spiega il titolo oramai non più sibillino dell’articolo: 1. durante la potatura dei prunus sono state tagliate le due Robinie : contenti gli abitanti, contento il negozio che così ha più aria ed è più visibile; 2. son rimaste le due ceppaie,  son passati già tre mesi. Probabilmente passeranno degli anni, quale rivoluzione bisognerà aspettare per sistemare la simmetria dei prunus e pensare che nella periferia i cittadini che ci abitano hanno gli stessi diritti dei loro “colleghi che abitano al centro”?

Antimo Palumbo

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