Alberopoli

Roma da leggere Maggio 2013

E’ con l’aiuto dell’immagine simbolica di due animali quadrupedi, un toro e un cavallo,  che ci apprestiamo nella decima puntata di Alberopoli a parlare di un albero che vive da diversi anni, nel quartiere Appio Tuscolano, a Piazza Ragusa, all’interno del piccolo giardino pubblico quadrato (quest’anno oggetto di un piano di riqualificazione da parte del Servizio Giardini) circondato dalla strada carrabile e da alti palazzi, costruiti intorno agli anni Trenta, confinanti con l’ingresso monumentale di un deposito ferrotranviario. L’albero,  un Platanus x acerifolia (Aiton) Willd., si trova in prossimità della recinzione rialzata rotonda (che ospita uno scivolo, delle altalene e delle panchine di marmo) proprio al centro della Piazza. Aguzzando bene la vista sotto la  chioma dell’ albero, un  Platano ibrido,  che si confonde con gli altri Platani che circondano i marciapiedi della Piazza, possiamo notare una bassa roccia di tufo marrone sulla quale si trova una targa in bronzo abbastanza consumata che porta questa  scritta : ”A Tashunka Witko, capo valoroso e guerriero degli Oglala Sioux che combatte’ per la liberta’ e la cultura del suo popolo, l’Assessore all’ambiente del comune di Roma e il Comitato di difesa ”Leonard Peltier” dedicano questo fratello albero a memoria dei milioni di indiani americani sterminati a partire del 12 ottobre 1492”. Una scritta che si riferisce proprio al Platano soprastante, quel “fratello albero” dedicato a Tashunka Witko, il capo indiano passato alla storia con il nome di Cavallo Pazzo, (in inglese Crazy Horse).

Cavallo Pazzo, ma chi era costui? Cercherò di sintetizzarne brevemente la storia. Le Black Hills sono una catena montuosa (che si trova nello stato del South Dakota) considerata sacra dagli indiani d’America  perché luogo “abitato dagli spiriti”. Disgrazia vuole però per l’antica cultura indigena americana che, in questo vasto territorio vergine popolato da alberi grandi e antichi, gli avidi coloni americani, in seguito a esplorazioni,  ben presto scoprono che vi si trovano grandi quantità di oro. Per questo che, prima con le buone (i coloni propongono agli Indiani l’acquisto di quelle terre, una richiesta insensata per il saggio Toro Seduto perché “ non si può vendere la terra sulla quale si cammina” ) e poi con le cattive (inviando una pattuglia di soldati , il Settimo Cavalleggeri comandato dal Generale George Armstrong Custer) che i coloni americani cercano di impossessarsi di quei territori. Dopo diversi scontri tra i due schieramenti (quello dell’esercito americano e quello degli indiani) Cavallo Pazzo, giovane capo tribù degli Oglala Sioux, il 25 Giugno 1876  passa alla storia poiché, nella battaglia di  Little Big Horn, insieme ad un gruppo di circa duemila indiani ribelli, accerchia e sconfigge Custer e i suoi 225 soldati uccidendoli tutti e riportando la più grande vittoria indiana contro l’esercito americano. Valoroso condottiero quindi, ma anche saggio capo, Cavallo Pazzo per il bene del suo popolo comprende infatti successivamente il valore della trattativa iniziando a collaborare con i più forti  e organizzati coloni americani e muore il 5 settembre del 1877,  mentre, trattenuto  da Big Little Man un uomo della sua gente, viene colpito al fianco da un colpo di baionetta  sferrato da un soldato americano.

Il Platano di Piazza Ragusa, già grande all’epoca quindi , (non sappiamo perché sia stato scelto quest’albero e questa piazza) viene dedicato a Cavallo Pazzo dall’Assessore capitolino alle politiche ambientali Loredana De Petris e da Edda Scozza, presidente del Comitato di difesa ”Leonard Peltier’ in una cerimonia ufficiale avvenuta il 28 Novembre del 1996, con la partecipazione di delegazioni di indiani d’America. Da allora sembra, però, che pochi (anche i frequentatori della piazza) sappiano dell’esistenza di questa dedica arborea. Scopo di questo nostro articolo è quello di riprenderne e rinvigorirne la memoria. Spendiamo ancora alcune parole sul Platanus x acerifolia o  Platano ibrido, un albero dal tronco forte e robusto, facile da riconoscere per la sua  scorza a placche che tende, staccandosi, a creare disegni circolari originali e le  foglie palmate dalle quali deriva appunto il suo nome generico (dal termine greco  Platys “ piatto”  simile al palmo di una mano aperta) e anche quello specifico acerifolia ( foglie simili a quelle dell’Acero). Portatore di fiori a capolino e frutticini achenosi che a maturazioni liberano semi per tutta la città, guidati da volatili pappi setosi, il Platano ibrido, chiamato anche London Plane (ve ne lascio indovinare il motivo) caratterizza la storia delle alberate romane poiché viene introdotto in massa alla fine dell’Ottocento a Roma dai Piemontesi subito dopo che Roma diventa capitale diventando  un po’ alla volta l’albero più diffuso (oggi il primato è stato preso da altre specie come il Ligustro). E se il Platano di Piazza Ragusa è stato dedicato a un Cavallo, anche se nel nome simbolico, concludiamo riferendoci all’altro quadrupede con il quale abbiamo iniziato l’articolo (legato simbolicamente anch’esso  al nostro Platano) quel toro nel quale non esitò a trasformarsi Zeus per sedurre la giovane e bellissima Europa, (proprio la stessa che ha dato il nome al nostro Vecchio Continente del quale oggi facciamo parte anche economicamente) e con la quale dopo essersi ulteriormente trasformato in aquila si unì in amplesso proprio sotto la chioma ombrosa di un Platano (di un’altra specie Platanus orientalis L.) a Creta e sulla spiaggia di Gortyna.

Antimo Palumbo

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