Concorso nazionale “Alberi dimenticati”

16 Aprile 2011

Menzione della Giuria

Roma è splendida la domenica mattina. E’ una fredda e assolata giornata di febbraio e mi trovo nel Parco degli Acquedotti per condurre un gruppo di quasi quaranta persone. Siamo in tanti e ci vuole un po’ di tempo per oltrepassare, con una scaletta marrone di ferro, le antiche volte di un acquedotto romano. Al di là di questa bassa barriera visiva, so che in uno spazio magico, dove lunghi filari di Pinus pinea corrono paralleli agli alti archi, maestosi e ancora ben conservati, dell’acquedotto Claudio, mi aspetterà la sagoma delineata di una Marruca – un piccolo alberello che con l’architettura dei suoi rami spogli domina, dall’alto di una stretta collina, il verde della campagna romana – con la quale inizierò la mia esposizione. E’ con un albero dimenticato e oramai senza più gloria che sfiderò il tempo della storia, un albero che ha dato il suo nome a quello di un popolo antico: i Marrucini, abitanti dell’antica città di Marouca, l’attuale Rapino (Chieti), così chiamati proprio perché coltivavano la Marruca, inconfondibile per le sue drupe a forma di dischetto, dolci e buone da mangiare e che per via dei suoi rami spinosi era utilizzata per fare inaccessibili recinzioni. Paliurus spina-christi questo è, infatti, il suo nome botanico, Paliurus come quello di un’antica città africana e spina-christi proprio per i suoi rami spinosi che la fantasia di un botanico volle fossero utilizzati per confezionare la corona di Cristo. Ma una sorpresa mi attende al di là dalla scaletta: centinaia di bambini in divisa ordinati per file. E’ in corso un raduno di boy scout. Nell’aria voci amplificate provengono da una magra antenna, posizionata proprio sul tronco  della  mia Marruca. La mia esposizione è rimandata, loro però – non lo sanno – stanno amplificando la storia.

Antimo Palumbo

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