Viavai Febbraio 2010

Attualmente l’epidemia del punteruolo rosso in Italia è fuori controllo. Partita dalla Sicilia è lentamente risalita lungo l’Italia ha lasciato dietro di se una devastante distruzione di palme (in particolar modo Phoenix canariensis, però può colpire anche le Washingtonia e ci sono stati casi riportati su Chamaerops humilis) . Diverse sono (e su più fronti) le forze in campo che si stanno confrontando sui diversi possibili rimedi per arrestare questo flagello che giunge al massimo della sua azione  nei periodi caldi (dalla primavera all’estate) però mai finora c’è stato un coordinamento nazionale e tantomeno una richiesta di emergenza nazionale accettata da parte dello Stato Italiano. C’è stata una richiesta in tal senso in Sicilia all’inizio di quest’anno da parte dell’ Assessore regionale alla Presidenza e alla Protezione civile, Giovanni Ilarda, e dall’Assessore Regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via ma che non ha avuto risposta. Penso che per debellare l’epidemia del Rhynchophorus ferrugineus i danni dei quali sempre secondo le parole di Ilarda e La Viasono di natura paesaggistica e ambientale, ma non si possono trascurare i rischi per la collettività collegati alla cadute delle chiome, né i rilevanti danni economici per le imprese del settore e per l’intera collettività”. sia necessaria un’immediata chiave di svolta all’approccio avvenuto finora. Dopo essere sfuggita di mano ai legislatori che avrebbero dovuto tenerla sotto controllo  (una disattenzione che si è avuta a tutti i livelli dai più alti , quelli della Comunità Europea, a quelli intermedi del Ministero delle Politiche Agricole e  a quelli più bassi dei Servizi Fitosanitari Regionali) e che non hanno fatto nient’altro che delegare tutta la responsabilità del problema ai  privati (i quali nella maggior parte dei casi  piuttosto che attenersi alle norme prescritte di rimozione effettuate da personale specializzato – che prevedono dei costi elevati – hanno preferito risparmiare affidando queste operazioni a giardinieri o personale improvvisato, ma senz’altro meno costoso e che così hanno permesso che il curculionide killer volasse al momento del taglio,   o dopo l’abbandono dei residui della palma tagliata abbandonati in discariche abusive, per andare a colonizzare le palme adiacenti e permettendo l’attuale devastante diffusione dell’epidemia) oggi ci dobbiamo confrontare sui  tre aspetti nei quali gli sviluppi alla soluzione dell’epidemia sembra si siano arenati : 1- l’incertezza su quali mezzi di prevenzione attuare( non c’è ancora oggi infatti un metodo sicuro da attuare ed autorizzato, l’uso che si sta facendo di prodotti chimici attraverso l’endoterapia, una pratica, che consiste nell’iniettare alla base dello stipite della palma un insetticida,  un intervento con durata parziale (quattro mesi) e che quindi va ripetuto senza dare garanzie sicure sull’effettiva efficacia del trattamento); 2 – lo spirito di rassegnazione avallato anche dai giornali e dai media (per la serie,  ormai abbiamo perso: “ le palme scompariranno che importa? Ci sono problemi più importanti” ); 3 – la nuova e fiorente possibilità di guadagno (si è aperto un vero e proprio nuovo mercato)  per le ditte che se ne stanno occupando, (una intervento di endoterapia  va dai 200 euro a palma mentre la rimozione delle palme colpite, si aggira dai 1000 ai 1200 euro a palma). Se non ci sarà un intervento centrale a livello nazionale, con un intervento deciso ed immediato da parte del Governo assisteremo a breve, con rabbia e sdegno di tutti,   alla scomparsa delle grandi palme con oltre cinquant’anni di vita, parti fondanti del paesaggio italiano, dalle nostre città . Per questo è necessario trasferire la soluzione del problema da una visione locale ad una visione nazionale. L’intervento del  Governo Italiano dovrà concretizzarsi con la realizzazione della : dichiarazione dello stato di emergenza nazionale; l’ attuazione di  un Commissario Straordinario che si occupi di coordinare tutte le forze scientifiche in campo (nuove tecnologie, sperimentazioni, uso e pratica delle trappole massali, etc…) e un intervento economico da parte dello stesso Stato , con un portafoglio e una sede da assegnare al Commissario (magari anche con la possibilità di coinvolgere nell’azione di censimento delle palme anche forme di volontariato o la Protezione Civile)  e di iniziative pratiche, economiche e fiscali atte a: 1-  Favorire i proprietari di palme nella rimozione delle palme colpite; 2 – Stabilire un albo delle ditte che si occupano della rimozione con un listino calmierato delle prestazioni 3 – Aumento dei  centri di raccolta (con un’informazione capillare sul loro numero, oggi inconsistente , a Roma non ce n’è neanche uno,  e la loro esatta ubicazione)  per la distruzione (a norma) dei materiali infestati deve avvenire con un idoneo trattamento termico o con triturazione meccanica.  Su questo argomento torneremo senz’altro a parlare nei prossimi numeri di Viavai.

Antimo Palumbo

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