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Viavai Aprile 2009

Grandi movimenti e fermento per ciò che riguarda gli alberi a Roma in questi ultimi tempi. Intanto per ciò che riguarda le potature che sono state potenziate (investendo importanti risorse economiche ) obbedendo  ad una  parola chiave : la sicurezza. Una sicurezza insicura, usando un ossimoro che ci serva per riflettere, visto che investire per mettere in atto delle potature radicali degli alberi cittadini ( o la capitozzatura che sembra , per ciò che riguarda il Servizio Giardini , venga sempre meno utilizzata.) piuttosto che occuparsi della loro cura con una manutenzione periodica, spesso produce opposti effetti creando degli alberi menomati ed  instabili. Ha destato sorpresa  ( è la prima volta che i caratteri della parola albero sono entrati nelle tipografie dei manifesti politici) vedere Roma riempita di manifesti che pubblicizzavano l’operato del Comune “Potati 5500 alberi”. Un manifesto che stava a significare : “ Ecco! Abbiamo esaudito l’esigenza di sicurezza che ci avete richiesto votandoci” Una priorità che tende a guardare gli alberi come a degli ospiti inattesi, scontrosi, irritabili e instabili che possono sempre cadere da un momento all’altro e che non lascia spazio invece a quello di pensarli come  presenze  necessarie per una migliore qualità della vita, ma su questi argomenti torneremo nei prossimi articoli. Apprezzabile abbiamo trovato invece  il volenteroso lavoro del Servizio Giardini del VI Municipio, attento a stabilire un feedback con i cittadini, informandoci sul rinnovamento delle alberate attualmente in corso (fa impressione vedere il vuoto lasciato dalla Sofore tagliate alla Circonvallazione Casilina o delle Robinie in Via Fieramosca – in entrambi i casi ,alcune però sono state salvate) attraverso un comunicato stampa (vedi scheda accanto)o attraverso la risposta immediata per informarci del taglio necessario  di un albero bello e dal portamento elegante (un ailanto) di fronte alla Scuola Media Lombardo Radice in via di Casalbertone, con tanto di foto e documentazione tecnica che ne attestava la sua instabilità.. E se nel VI Municipio il rispetto, la cura, l’informazione da parte degli amministratori per ciò che riguarda il verde è la norma, non succede la stessa cosa ai suoi confini che appartengono ad un altro Municipio, ed in particolare al “borderline”  Casalbertone. Una terra di confine, appunto, una sacca paese,  tra Portonaccio e Piazzale Prenestino, che figuratamente potremmo definire il Far East degli alberi  , proprio per sottolinearne la sua lontananza dagli uffici e dal “centro” del V Municipio. Una terra (anche se di terra c’è n’è rimasta poca…) dove per ciò che riguarda gli alberi può succedere di tutto, come : 1. continuare ad assistere nella visione di alberi morti e secchi (due Ligustri) nella piazzetta davanti alla Scuola elementare (per i bambini un vero e proprio corso di Educazione Disambientale) , con tanto di tutore e corrugato verde per essere annaffiati ( la riflessione che ne consegue è : “ è il tutore che tiene l’albero morto o l’albero morto che fa da tutore al tutore?” ). E se la manutenzione del prato e delle bellissime Photinie Red Robin davanti alla scuola è indubbiamente  migliorata  perché nessuno si occupa di cambiare gli alberi e di metterne di nuovi? 2 . vedere sparire in un sabato mattina due Melie azedarach L.confinanti e di fronte all’ingresso del “nuovo cantiere della riqualificazione del quartiere”  in via De Dominicis ( che fine hanno fatto? Sono state tagliate, espiantate? E con quali permessi?). Alberi rari e preziosi  già danneggiati da una potatura asimmetrica e dagli  attacchi continui alla salute delle loro radici dai lavori  del cantiere  “per la serie s’allargamo, s’allargamo”.  Quante di loro sopravviveranno alla fine dei lavori? 3. vedere cartelli di divieto di sosta direttamente attaccati a degli alberi con del fil di ferro  (sempre dei Ligustri) in Via Galliano e scavi fatti ( senza rispettare i regolamenti) fin sotto l’ apparato radicale degli alberi. Probabilmente chi l’ha fatto ha confuso i pali di ferro con il tronco dell’albero e quindi poi è passato al paragrafo successivo,: “ che ci importa se gli tagliamo le radici” e poi gli alberi diventano instabili e poco sicuri, diciamo invece noi ? 4. assistere in via Cucchiari, di fronte alla Farmacia, allo spettacolo degradante di un vaso contenente un ex Chamaerops humilis L. (o altrimenti chiamata Palma di San Pietro) oramai morta con le foglie gialle e rinsecchite senza che nessuno (dico nessuno) abbia od abbia avuto il buon senso di toglierla. Ma se per ciò che riguarda gli amministratori del verde del “Far East degli alberi” vige il vuoto più totale, per fortuna non succede la stessa cosa per coloro che ci abitano e ancor di più per quelli che dovrebbero essere interessati a far si che nelle loro strade il degrado non prenda il sopravvento, ovvero i commercianti. E così che con gaudio e piacere, una mattina scopro l’iniziativa dei proprietari del nuovo ristorante in Via Pittaluga che per migliorare  l’atmosfera e la bellezza di un quartiere, dove il verde si fa sempre più grigio, piantano delle violette colorate  nelle aiuole sotto i due alberi (dei Prunus cerasifera Hehr. var. ‘Pissardi’ (Carriere) L.H.Bailey) che si trovano di fronte al loro negozio. Passandoci accanto (e molti se ne saranno accorti) è un vero colpo d’occhio che fa bene all’anima. “Ci penso io” è il nome del ristorante ,  forse anche quello di un nuovo programma politico?

Antimo Palumbo

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