Viavai     Novembre 2008

Torniamo a parlare di  Casalbertone, una sacca tra la  Tiburtina e la Prenestina delimitata dal viale di Portonaccio, un quartiere paese densamente popolato e vissuto., dove è in atto da diversi mesi quella che è stata chiamata la sua riqualificazione. In via de Dominicis , una tappa importante di questo processo, l’effetto “ground zero” si è allargato e stabilizzato. Un cipresso ed un cedro testimoni della strage alberata di agosto sono stati anch’essi fatti fuori. Il povero cipresso è sopravvissuto per un breve periodo ed ogni giorno che ci passavo davanti pensavo . “ma si, lo lasceranno in vita lo salveranno” E poi osservandolo bene e percependone il suo terrore, mi veniva in mente la storia della madre dello scrittore Italo Calvino, che presa dai fascisti che volevano avere informazioni sul figlio, oramai partigiano e latitante, era stata messa ,per ben due volte, davanti a un plotone di esecuzione e fucilata a salve. Ecco , e ancora pensavo, e più terribile morire o sopravvivere dopo aver coperto che lo scoppio e le cariche dei fucili erano a salve? E così deve essere stato il terrore vissuto da quel cipresso. Un Cupressus sempervirens pyramidalis,  sano e robusto che avrebbe potuto vivere almeno altri 100 anni, un testimone inconsapevole di una strage fatta con ruspe e motoseghe che ogni giorno si chiedeva “quando toccherà a me?” E poi un giorno è successo. Stavolta alla luce del giorno, senza mosse o tattiche da seguire. C’è un detto romano che dice “nun t’allargà” e quando sai che tanto nessuno dice niente e puoi fare qualsiasi cosa allora “t’allarghi”. E in questo procedere privilegiando sempre più interessi privati e sempre meno quelli pubblici che intanto continuano a “esistere” ( e chissà ancora per quanti anni ) i due ligustri morti e secchi (piantati come compensazione per gli “alberi rimossi”) proprio nella piazzoladi fronte alla Scuola Elementare.  Uno spettacolo indegno per quei bambini e genitori di bambini che ogni giorno ci sostano davanti. Bambini e genitori considerati di serie C rispetto a quelli della Balduina o dei Parioli. Ma si sà non tutti siamo uguali e “nessuno è perfetto” come dice l’ultima battuta del film “A qualcuno piace caldo” . E visto che è tempo di Festival del Cinema perché non ricordare ilfilm del 1952 di Arthur Lubin dal titolo “ It grows on trees “ (Crescono sugli alberi ) che racconta la storia di una coppia che riceve in regalo due alberi che piantano ne loro giardino e che dopo un pò scoprono che invece di frutti produce soldi, nuove banconote di carta. Ecco chissà come cambierebbe la politica della cura del verde e degli alberi se succedesse un tal evento miracoloso, perché occuparsi della salute degli alberi non frutta soldi mentre invece costruire case si . E in realtà non è proprio così perché avere alberi ( e i già citati abitanti della Balduina sono perfettamente consapevoli che il loro è un quartiere di serie A proprio perché è un quartiere di alberi nel quale ci sono le case mentre quello di serie C è un quartiere di case nel quale c’è qualche albero) accanto a una casa vuol dire, intanto rivalutare il proprio immobile, e poi apportare ossigeno, ombra, umidità e migliorare la qualità della vita. Una qualità che si misura attraverso il concetto fondamentale (per il cosiddetto futuro sostenibile) della biodiversità. Avere alberi, prendersene cura e mantenerli significa prendersi cura di interi mondi di esseri viventi, così importanti per poter vivere una vita naturale, o nei limiti “pseudo.naturale” , come quello della comunità degli uccelli, che ci allietano con la loro presenza ma non solo e che sugli alberi ci vivono e ci abitano E a Casalbertone questo “ecosistema” è stato profondamente modificato. Spesso, colpito dalla luce dell’alba, affacciandomi alla finestra alle cinque di mattina mi succedeva di sentire gli uccelli cantare (succedeva solo a quell’ora) e diverse volte mi ero chiesto .”ma che coraggio…vivere in questa foresta di cemento, non è poi così male!” .Ecco ora gli uccelli non si sentono più. Sono scomparsi, sfrattati da un loro habitat cittadino realizzato in più di quarant’anni: il boschetto di via de Dominicis. Sfrattati hanno scelto posti migliori e al posto degli uccelli sono arrivate le gru. Bello , l’evoluzione di un ecosistema! Le gru dalle gambe rosse e snelle , quelle che già descriveva Boccaccio nei suoi racconti. “Fermate , fermate..ma che stai addii! “ Le gru sono quelle di metallo,alte e scattose , già sono arrivate in via di Casalbertone e presto arriveranno in via De Dominicis .Le stesse che mi ricordano il disperato bambino orfano protagoniste del romanzo di David Leavitt “La lingua perduta delle gru” che si fa adottare da una gru (di metallo) che vede muoversi accanto alla sua  finestra. Un racconto , che ci aiuti a riflettere e attraverso la riflessione a pensare a riqualificazioni che parlino di verde, alberi e ambiente.

Antimo Palumbo

 

 

 

 

 

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