a13 Viavai Marzo 2008

Casalbertone, di fronte al supermercato Auchan, goleada del cemento sul verde  (Cemento 4 – Verde 0) nell’incontro di andata nella partita della riqualificazione del  “campionato calcistico” delle opere di rinnovamento in città”. Risultato netto, senza possibili fraintendimenti.  Analizziamone  insieme i suoi contorni. La riqualificazione degli spazi urbani è strettamente legata al progresso e al  migliorare ( suoi sinonimi sono avanzare, progredire,evolversi) . Dal dopoguerra in poi è un processo “inarrestabile” che si basa su alcune linee direttive strategiche : asfalto, cemento, marciapiedi con marmo bianco di travertino, ordine, sicurezza, organizzazione. Queste le chiavi vincenti per acquisire potere e governare. Due, in particolare, sono le priorità : 1. coprire la terra, (si sa che la polvere e la terra sporcano , e lo sporco non è in linea col progresso) asfaltare,  rendere ciò che è naturale artificiale,  e per artificiale si intende governato dall’uomo ( e dai suoi artefìci). 2.  Estendere gli spazi domestici ,asettici e ordinati, anche agli spazi esterni  della città. Il grande sogno del progresso futuro  è quello di trasformare la città in  una grande casa, organizzata e pulita dove trovare piazze con divani comodi (e resistenti alla pioggia) schermi panoramici con telecomandi  collettivi per scegliere  e vedere programmi televisivi demenziali ( però pieni di pubblicità, questo già succede alle fermate della Metro ) e perché no vasche con idromassaggi e bagni in materiali hi tech. “Non c’è storia senza progresso” (dice Jacques Brosse nel suo “La magia delle piante”) . Un progresso che insieme alla sua  evoluzione matematica ricca di fantasmagorici “fuochi d’artificio” (artificiali appunto) sta trasformando  però il nostro pianeta. Emeriti studiosi riuniti per dare un nome alla breve “ micro-era” nella quale stiamo vivendo sono stati tutti concordi sul chiamarla  Antropocene ( così come c’è stato il Miocene e il Pleistocene) e questo per sottolineare il massiccio intervento dell’uomo, avvenuto in questi ultimi anni, per trasformare e rendere artificiale la realtà naturale. Molti si sono resi conto che seguendo di questo passo il nostro pianeta non potrà continuare ad esistere e si sta cercando di porre rimedio. Personalmente mi ritengo più integrato che apocalittico e riprendendo il discorso della riqualificazione degli spazi urbani penso che i problemi da affrontare non siano, solo,  politici ma soprattutto culturali. Il filosofo Rosario Assunto affermava che “è la cultura che influenza la politica e non viceversa”. E di cultura che bisognerà parlare, di una cultura che recuperi anche in città gli spazi naturali fatti di terra–erba–verde-alberi, di una cultura che recuperi l’armonia del delicato equilibrio uomo/natura; Un equilibrio sempre più in bilico, quando scopriamo , come m’è successo qualche giorno fa parlando con un archeologo,  che ci son rimasti soltanto pochi anni per poter ancora vedere la neve sul Kilimangiaro, perché per  le mutate condizioni atmosferiche la neve sta diventando su quelle altezze un  fenomeno sempre più raro. Torniamo a Casalbertone  , tra qualche anno , le sue “migliorie” e così la sua trasformazione saranno concluse: nuovi edifici, nuove abitazioni e spazi nuovi per servizi sociali e laboratori di quartiere. Tutto bello , pulito, moderno, asfaltato e con strisce bianche, cartelli stradali. Ma a che prezzo avremo raggiunto tale progresso? Il 70% del polmone verde di ossigeno azzerato. Alberi tagliati (fatti a pezzi di nascosto e scomparsi , vedi la foto. Ho chiesto notizie nel cantiere e mi è stato risposto “Ah ma quell’albero è caduto!) e altri capitozzati , altri brutalmente potati ( ricordo le parole dell’Olmo Camillo  nel racconto uscito sul numero di Febbraio “ Tra qualche giorno è tempo di mettere nuove foglie e frutti, i nostri piccoli coriandoli con i quali rallegreremo e riempiremo tutti i marciapiedi” .Ecco. un lunedì mattina , è arrivata una squadra di inesperti giardinieri, di una ditta in appalto , che hanno iniziato a potare drasticamente gli alberi, alberi però che si trovavano in piena fioritura. I piccoli fiori rossi dell’olmo che insieme alle loro gemme sarebbero  diventati foglie e frutti. Ma quale “insano giardiniere” si sognerebbe mai di potare un albero in fiore? . E quando ho fatto notare questo agli operatori loro mi hanno detto “E che possiamo farci noi , a noi ci hanno mandato” ). Nuovi e piccoli alberelli ( che rimarranno per sempre piccoli… ma come fa a crescere un albero circondato dal cemento e l’asfalto?) arriveranno a contornare come attaccapanni o oggetti d’arredo i viali di ghiaia illuminati da lampioncini moderni dei nuovi giardinetti. E dove potranno i cittadini  di Casalbertone  correre, giocare, veder crescere i propri figli,  andare in bicicletta e perché no leggere e studiare o sdraiarsi sotto il sole a meditare? Semplice la risposta : dovranno cambiare quartiere. Sembra un gioco di parole crudele , si può cambiare il quartiere? Certo, basta cambiare quartiere! E così  per vivere il verde dovranno  “emigrare” da altre parti :Villa De Sanctis, Villa Ada etc. Convinti che la cultura possa iniziare a influire sulle scelte e gli orientamenti politici che vedono esclusivamente nel progresso il loro punto di riferimento,  aspettiamo, (prevedendo un’altra goleada nella partita di ritorno, speriamo che la “difesa a catenaccio del Parco Malabarba possa reggere alle bordate dei capocannonieri del cemento ”  ) che la riqualificazione del quartiere giunga al suo termine con i suoi nuovi  edifici lucidi, e a norma,  simili a un Kilimangiaro, alto e maestoso ma oramai senza più neve. E  quando qualcuno, con spirito innocente si azzarderà a  dire “Ma non c’è più la neve!” l’ovvia risposta sarà “Ah vabbé vorrà ddi che ce la mettemo artificiale!”

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