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Viavai Aprile 2007

Con questo lunghissimo titolo, quasi un rebus da decifrare,  e nello stile ironico di quelli usati per i suoi film più famosi dalla regista Lina Wertmuller , torno a parlare delle vicende strane e quotidiane che succedono a Casalbertone, un quartiere di frontiera di Roma est , ai confini tra il V e il VI Municipio, che proprio per questo suo essere “ borderline” mi sembra che talvolta sia trattato come “terra di nessuno”.  Un luogo vissuto da migliaia di  abitanti che per la maggior parte lo utilizzano per andare a dormirci ( di solito la frase utilizzata è “quartiere dormitorio” forse sarebbe più elegante usare il termine inglese “camping”) dove non esistono (uno dei pochi esempi in città) tracce di spazi dedicati alla cultura: un cinema, una biblioteca, una libreria, etc.  Dove , come ho segnalato su articoli precedenti su Viavai, possono succedere cose  miracolose e surreali ai quali “nessuno risponde”se non con l’immagine delle tre scimmie (non vedo, non sento, non parlo). Ne ricordo alcune : alberi centenari ( la magnolia di fronte ad Auchan) che scompaiono in una notte; nuovi palazzi che crescono con un enorme ed antiestetica croce realizzata da architetti mordi e fuggi o semplicemente “ubriachi”; vie affette dal virus dei lavori perpetui come via Domenico Cucchiari, divenuta forse in onore al generale di cui porta il nome una  trincea permanente ( dove rompe l’Acea poi richiude, poi rirompe la Telecom e poi richiude, poi riapre l’Italgas e poi richiude con un processo circolare e perpetuo una sorta di Ourobous , di serpente che si mangia la coda, all’interno del quale la parola coordinamento sembra un termine del lontano alfabeto degli inuit) . (Al momento della scrittura dell’articolo le trincee sono state rinchiuse e “una bellissima colata di asfalto” sembra aver riqualificato la strada, che però ancora mostra  i segni “dell’orda italgas” :  cumuli di sampietrini lasciati nelle aiuole (dove era stata seminata dell’erba dicondra sic!) attaccati ad alberi e  danneggiati dai loro spigoli acuti  e per questo moribondi  (gli ibischi della festa  e dei custodi dei ragazzi della scuola media doppio sic!); bordi in marmo delle aiuole distrutti dalle ruote dei camion durante i lavori. Da segnalare l’attesa infinita dei  commercianti  ( da più di otto mesi) per   una nuova segnaletica che regolarizzi il parcheggio in fila delle macchine). Qui , nel   quartiere delle vacche pezzate Bertone  che una volta pascolavano sulla collina , in via Giovanni Pittaluga  c’è un bellissima alberata di Prunus cerasifera varietà pitsardi , un albero ibridato nell’ottocento da Monsieur Pitsard giardiniere dello Scià di Persia, e particolare per la sua bellissima fioritura (potrebbe essere già in corso all’uscita dell’articolo) e per le sue foglie color rosso marroncine ( chiamate atropurpure) che portano nei viali nei quali sono state piantate in città una nota di colore particolare e diversa. Da diverso tempo l’alberata del viale necessitava di una sistemazione e di una potatura che è “finalmente” avvenuta all’inizio dell’anno in contemporanea (subito dopo) l’apertura di un negozio di abbigliamento il cui suo nome inglese tradotto in italiano significa : “la rivoluzione della donna”. Davanti a questo negozio e quasi in prossimità della piazza vivevano due alte robinie, frondute e ricche di rami e foglie che “erano scampate” al taglio avvenuto per fine ciclo vitale delle altre loro compagne, nelle vie adiacenti. Probabilmente questa “distrazione” era stata dovuta al fatto che dal punto di vista statico e visivo ( in termine tecnico l’analisi del VTA) erano state considerate in buona salute. La loro esistenza però cozzava in maniera evidente con : gli abitanti dei piani superiori ai quali i rami perspicenti alle finestre e ai balconi  davano fastidio , alla visibilità del negozio e al rigore geometrico della simmetria. Che “c’azzeccavano” due robinie dal tronco tozzo e grosso e dal verde fogliame con i piccoli pissardi marroncini così belli nelle loro macchie di colore? Se il problema non si fosse posto in periferia le operazioni rapide e concise sarebbero state nell’ordine: 1. taglio delle robinie ( il comune non dispone ahimè  di una macchina (gru speciali, che lavorano ormai in tutta Europa) adatta al trapianto di alberi ; 2. rimozione della ceppaia con deceppatrice ( il comune, secondo ahimè, non dispone di una macchina deceppatrice , ed è costretta a dare in appalto questi lavori) ; 3. sostituzione con due nuovi prunus pitsardi. Tempo di soluzione : tre giorni. Ma ecco quello che è successo in periferia (una periferia da “terra di nessuno”) e spiega il titolo oramai non più sibillino dell’articolo: 1. durante la potatura dei prunus sono state tagliate le due Robinie : contenti gli abitanti, contento il negozio che così ha più aria ed è più visibile; 2. son rimaste le due ceppaie,  son passati già tre mesi. Probabilmente passeranno degli anni, quale rivoluzione bisognerà aspettare per sistemare la simmetria dei prunus e pensare che nella periferia i cittadini che ci abitano hanno gli stessi diritti dei loro “colleghi che abitano al centro”?

Antimo Palumbo

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